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È indagato per terrorismo dalla Dda, ma chiede protezione internazionale

L’uomo, un 46enne iracheno già condannato a 10 anni, è tornato in libertà e ha chiesto di essere riconosciuto rifugiato, ma entro sette giorni dovrà lasciare l’Italia. Nei suoi confronti pende un’i…

Pubblicato il: 21/07/2018 – 17:22
È indagato per terrorismo dalla Dda, ma chiede protezione internazionale

Dovrà lasciare volontariamente entro sette giorni il territorio italiano il 46enne iracheno Majid Muhamad, destinatario di un foglio di via obbligatorio dopo aver scontato due condanne definitive per terrorismo internazionale e per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e aver trascorso altri 44 giorni nel Cie di Restinco (Brindisi). Da ieri l’iracheno, che deve ancora scontare un’altra condanna a 5 mesi di reclusione per minacce aggravate a poliziotti fatte mentre era detenuto (pende la richiesta di affidamento ai servizi sociali) e che dopo l’ultima scarcerazione ha presentato richiesta di protezione internazionale per essere riconosciuto rifugiato, è di fatto un uomo libero sul territorio italiano con foglio di via. A quanto si apprende, nei suoi confronti pende, inoltre, un’altra indagine per terrorismo da parte della Dda di Catanzaro, nell’ambito della quale nei mesi scorsi è stato interrogato diverse volte in carcere. L’uomo ha scontato fino al 2013 una condanna definitiva a 10 anni di reclusione inflitta dalla Corte di Appello di Milano per terrorismo internazionale. All’epoca, stando agli atti della magistratura lombarda, Muhamad Majid si occupava dell’approvvigionamento di documenti falsi e dell’accoglienza di volontari per la jihad reclutati in Europa. Dopo quella vicenda il Tribunale di Sorveglianza di Reggio Emilia emise nei suoi confronti un decreto di espulsione per «non cessata pericolosità sociale». Il 46enne, però, era intanto stato arrestato dai magistrati di Bari perché, dopo essersi stabilito stabilito nel capoluogo pugliese nel 2014, fu sospettato di aver ripreso i contatti con il cosiddetto “gruppo di Parma”, organizzazione ritenuta vicina al gruppo terroristico “Ansar Al Islam”. Forniva supporto logistico, documenti falsi e alloggio, a decine di cittadini provenienti da Pakistan, Egitto, Iran, Marocco e Turchia, ma lo scopo di reclutamento o di supporto a foreign fighters non è mai stato dimostrato dalla Dda barese, che gli ha contestato il solo reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (per questo ha scontato una condanna a 2 anni e 6 mesi). Nel processo barese è stato difeso dagli avvocati Massimo Roberto Chiusolo e Marco Vignola. Dopo la scarcerazione per fine pena è finito nel Cie brindisino e da ieri è fuori con l’obbligo di lasciare l’Italia.

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