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L’attualità di don Sturzo e l’appello ai «liberi e forti» di oggi

Incontro a Catanzaro per il centenario della fondazione del Partito popolare. Il richiamo del presidente della Cec Bertolone a «lavorare insieme per l’unità del Paese». Viscomi: «Riscoprire il il p…

Pubblicato il: 18/01/2019 – 21:39
L’attualità di don Sturzo e l’appello ai «liberi e forti» di oggi

CATANZARO Il popolarismo come argine al populismo, al sovranismo e al fascismo strisciante, e un più forte impegno dei cattolici in politica come un’autentica trincea democratica. Su queste direttrici si è snodato il convegno dal titolo “Liberi e forti: storia o attualità?” organizzato a Catanzaro dall’Arcidiocesi metropolitana e dall’associazione di cultura politica “Luigi Sturzo” per celebrare il centenario della fondazione del Partito popolare e dell’appello di don Sturzo da una camera dell’albergo Santa Chiara di Roma. Un confronto di alto rango culturale, storico e politico, la cui sintesi finale può essere declinata in piccola ma sostanziale correzione del titolo del convegno: la potenza del messaggio di don Luigi Sturzo è, al tempo stesso, storia e attualità, e forse anche una traiettoria per il futuro. «Governare il Paese significa servirlo e curarlo come se lo si dovesse riconsegnare in ogni momento: ai liberi e forti di oggi dico di lavorare insieme per l’unità del Paese, fare rete, condividere esperienza e innovazione», ha detto l’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace e presidente dei vescovi calabresi monsignor Vincenzo Bertolone. «Ricordiamo don Sturzo – ha proseguito monsignor Bertolone – non solo per rendere omaggio a un sacerdote santo e a un politico di grande levatura morale e spirituale, ma anche perché riteniamo la sua lezione di straordinaria attualità, a cominciare dal “riarmo morale”. Vogliamo ricordarlo anche perché ricordare è verbo di futuro e non di passato, ed è ricordando che si inizia a risorgere. Insomma, ricordare il passato per costruire il futuro, con spirito evangelico, ancorato alla Carta costituzionale, che resta la “bibbia” della nazione italiana», ha aggiunto il presidente della Cec citando poi le parole del cardinale Bassetti, presidente della Cei, che un anno fa ha ricordato l’orizzonte consegnato da don Sturzo. L’intervento di monsignor Bertolone ha aperto i lavori del dibattito, moderato dal direttore del Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni, schietto nel fissare il tema dell’incontro: «Oggi non basta rivolgersi ai liberi e forti, ma bisogna aggiungere due parole, umiltà e coerenza, e scendere in campo anche aderendo a un’associazione come quella di cultura politica don Luigi Sturzo, assumendo l’impegno che chi avrà un ruolo operativo e starà in trincea non sarà mai candidato a nulla». Sebastian Ciancio, presidente dei Giovani Mcl di Catanzaro, ha rimarcato quelle che a suo giudizio sono state le tre grandi qualità di don Sturzo: «La coscienza libera e critica, quanto mai necessaria oggi visto che la politica ormai è solo propaganda social senza confronto e riflessione, il coraggio e la coerenza di un cristiano impegnato in politica ma che ha sempre rispettato le promesse battesimali». «Più si studia il pensiero di don Sturzo e si considera senza pregiudizi la sua opera politica, più ci si accorge che l’uno e l’altra sono attuali», ha quindi evidenziato nella sua prolusione Lorenzo Ornaghi, professore all’Università Cattolica di Milano, secondo cui «il pensiero e l’opera politica di don Sturzo ci chiedono di essere attualizzati, cercando di dare nella loro scia diretta una risposta concreta alle necessità economiche, sociali e politiche dei nostri giorni. Sturzo, consapevole delle gravi questioni del suo tempo, riunì i cattolici, ed educandoli alla libertà, seppe sollecitarli ad agire per una grande nobile causa». Della testimonianza di don Sturzo come «una grande spinta morale per tutti a fare la nostra parte» ha poi parlato Ernesto Preziosi, studioso e intellettuale dell’Azione Cattolica: «Don Sturzo – ha aggiunto Preziosi – è un esempio soprattutto per il metodo dell’azione che ci consiglia: operare nel concreto per il bene comune. Oggi è sempre più necessario rilanciare l’impegno anzitutto politico più che partitico dei cattolici, anche se indubbiamente il tema dello strumento partitico è un tema che dobbiamo porci, nella consapevolezza che non c’è un dogma dell’unità politica come anche della divisione politica». A sua volta, l’economista Giovanni Palladino ha rilevato come «oggi si deve avere fiducia che il popolarismo sturziano sia attuabile, non dobbiamo farci sfuggire l’opportunità del suo centenario e dobbiamo capire che la salvezza dell’economia può arrivare solo dall’economia della salvezza, cioè dalle parole del Vangelo e dell’insegnamento sociale cristiano. A noi spettano i fatti, diceva don Sturzo, il cui slogan preferito era “res non verba”». Palladino ha poi evidenziato anche «la lungimiranza di don Sturzo, che nel primo dopoguerra si battè per il voto alle donne: se avesse vinto questa battaglia non ci sarebbe stato il fascismo». Ma don Sturzo ha segnato profondamente anche la realtà della Calabria, come ha raccontato l’avvocato, giornalista e intellettuale Marcello Furriolo, già sindaco di Catanzaro: «Tra i fondatori e componente del piccolo Comitato costituente del Partito popolare c’era anche il calabrese Agostino Luigi Caputo, è poi doveroso ricordare le figure più rappresentative del cattolicesimo democratico in Calabria, tre sacerdoti come don Francesco Caporale a Catanzaro, don Luigi Nicoletti e don Carlo De Cardona a Cosenza, e due prestigiose figure di laici, Vito Giuseppe Galati e Antonino Anile, fortemente impegnati nella vita pubblica e portatori instancabili del pensiero morale e politico di Sturzo. Ed è opportuno richiamare infine – ha rimarcato Furriolo – le parole di San Giovanni Paolo II, pronunciate in occasione della storica visita in Calabria nell’ottobre 1984 e che rappresentano in forte richiamo all’impegno politico e sociale da parte dei cattolici, costituendo un programma di grande attualità di fronte ai gravi problemi che ancora, a distanza di 35 anni, attanagliano la Calabria». Di forte impatto l’intervento dell’arcivescovo di Acireale, Michele Pennisi, per il quale «Sturzo concepì la politica come dovere morale e atto d’amore, l’amore considerato come il cemento che dà coesione e armonia alla vita sociale non sopprime per Sturzo la dialettica politica, ma la corregge, la eleva, la perfeziona. La “carità politica” che don Sturzo non solo ha teorizzato ma ha praticato in tutta la sua esistenza sacerdotale, si rivela di grande attualità, in un momento in cui – ha sostenuto monsignor Pennisi – assistiamo a un disamore nei confronti della partecipazione politica da parte soprattutto delle giovani generazioni e a una crisi dello spirito di solidarietà tra individui, classi e nazioni. E non dimentichiamo l’impegno di Sturzo contro la mafia e la sua capacità di intuirne la pericolosità, tanto è vero che fu il primo a dire che la mafia ha i piedi in Sicilia e la testa a Roma». A concludere un convegno che ha registrato la presenza di una folta platea, nella quale si è intravisto anche Matteo Richetti, uno dei big del Pd nazionale, è stato il presidente dell’associazione di cultura politica don Luigi Sturzo, Antonio Viscomi, parlamentare del Pd: «In questi ultimi tempi sta molto riecheggiando il “me ne frego” fascista, per questo è necessario riscoprire il pensiero di don Sturzo e il popolarismo contro i populismi imperanti, i populismi del “me ne frego”, rimarcando comunque che essere popolare non equivale a essere cattolico ma un cattolico non può non essere popolare. Di fronte a questi populismi bisogna riaffermare la logica sintet
ica del popolarismo, la logica del fare sintesi tra gli interessi. È questa – ha spiegato Viscomi – l’accezione positiva del termine compromesso, che è cosa ben diversa dal termine combinazione, che invece è una sommatoria di interessi non finalizzata al cambiamento, com’è il contratto di governo che oggi guida il Paese. Oggi, dunque, è necessario rinnovare l’impegno politico in una prospettiva popolare e solidaristica alla luce dei valori costituzionali di giusti e libertà, che erano i valori per difendere e rafforzare i quali don Sturzo chiamò i “liberi e forti” a lavorare e operare». Secondo Viscomi, infine, «questo è il tempo di rimettersi in cammino, senza nostalgie, senza ipocrisie, perché solo una politica autenticamente popolare potrà arginare la rancorosa deriva populista, riconsegnando orizzonti di speranza a comunità fragili e ferite. Per questo abbiamo bisogno di dare significato nuovo a parole logore, perché nuova e complessa è la realtà che abbiamo davanti. Per questo abbiamo bisogno di una nuova generazione di politici che siano coerenti, credibili, competenti e coraggiosi. Perché a dire di no ci vuole, a volte, molto coraggio».

Antonio Cantisani
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