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Il combattimento Thai e l’arte di stare al mondo

Due giorni di stage sull’arte delle otto armi con i grandi nomi della boxe thailandese. Per imparare a lottare e ad affrontare l’avversario più temibile, se stessi

Pubblicato il: 22/01/2019 – 19:26
Il combattimento Thai e l’arte di stare al mondo

LAMEZIA TERME Imparare a perdere, a combattere, a resistere. Imparare che l’avversario non è un nemico ma è la cifra del nostro impegno. Perché sul ring è soprattutto con te stesso che ti misuri, con la tua concentrazione, la tua paura, la resistenza. Sono stati due giorni di festa intensi e unici quelli che la scuola Muay Thai Lamezia Terme, del maestro Giovanni Longo, ha regalato agli atleti che sabato e domenica si sono misurati con gli insegnamenti di Filippo Cinti, campione italiano, vincitore, tra le altre cose, del titolo mondiale per la Word professional Muay Thai federation nel 2005. Hanno sperimentato da vicino la forza esplosiva di un gigante della lotta thai come Sudsakorn Sor Klinmee, titolo mondiale 2010-2011, e la promessa Alessandro Sara, 17 anni e già già 68 match alle spalle. A supervisionare gli allenamenti e le prove sul ring c’erano anche Matteo Giacometti, maestro della Scuola Wat Muay Thai, responsabile nazionale del settore Muay Thai dell’Unione italiana sport per tutti e Sarayu Mix maestro della Scuola Thai Boxing di Bellinzona, titolo sud della Thailandia. I grandi nomi della thai boxe, muovendosi tra gli allievi sul tatami, controllavano ogni movimento del corpo, davano consigli su quella combinazione di pugni, calci, gomitate, ginocchiate e prese che compone l’arte delle otto armi (nella foto di Salvatore Piricò, da sinistra, Sarayu Mix, Giovanni Longo, Filippo Cinti, Alessandro Sara, Sudsakorn Sor Klinmee, Matteo Giacometti). Hanno spiegato come si fa un bendaggio alle mani prima di un incontro professionale, come si aggiudicano i punti sul ring, hanno trasmesso tecniche per attaccare e per difendersi. Hanno condiviso la filosofia thai.
Tutte le fasce di età, compresi i bambini, hanno potuto constatare che sul tatami si diventa discepoli, il compagno in allenamento va supportato, si diventa reciprocamente trainer, accomunati dagli insegnamenti del maestro. Sul ring all’avversario si tributa il rispetto di uno scontro leale ma non si concedono sconti. Dopo ogni incontro è festa, è gratitudine a se stessi, condivisione col proprio maestro e con l’avversario.
La ritualità accompagna ogni fase della lotta. Il ring è l’altare sul quale mente e corpo si affrontano. L’anima del combattimento è incastonata in poche, semplici parole del maestro Sarayu: «Una volta che ti trovi all’interno di questo quadrato, non puoi scappare, non puoi sfuggire, devi per forza affrontare».
Il duro allenamento, che aiuta il corpo ad affrontare i pochi ma estremi minuti della lotta, non è un alibi per “scaricare” o “sfogare” ma un prezioso momento per sfidare sé stessi, senza nascondersi dietro comodi alibi, per rialzarsi e ricominciare a ogni nuovo incontro, che sia sul ring o nella vita.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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