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«I migranti e il puzzle delle parole nascoste»

di Maurizio Alfano*

Pubblicato il: 02/02/2019 – 19:24
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«I migranti e il puzzle delle parole nascoste»
Contrappasso, yo-yo, sbarcare, imbarcare, mutamenti, passerella, irregolarità, fede. Ecco, con queste parole scritte così alla rinfusa, accatastate una sull’altra e prive di un senso comune tra loro, proverò a dare corpo ed anima di contro ad un testo che attraverso l’aiuto inaspettato di una sola parola sia capace di dare un senso a ciò che in apparenza non lo ha o, peggio, non dovrebbe averlo. Migranti, ecco la parola magica che ci farà da guida nel comporre questo puzzle di tessere diverse tra loro come il significato di ognuna delle parole lì prima buttate alla rinfusa e che come per magia assumeranno senso, corpo, anima, sangue fino ad animarsi nonostante siano parole scritte e dunque inanimate. C’è, infatti, non tanto un sentimento capace di dare fuoco alle nostre passioni in questo tempo, ma una parola, rappresentativa dei nostri limiti, dei nostri fallimenti, capace al contrario di scatenare sentimenti che anima corpi, agitano le nostre anime, fino a farci pulsare il sangue e gridare “basta migranti”. Ecco palesarsi, piano piano, come questa parola – che in fondo è solo rappresentativa dell’indole e dell’istinto del genere umano di spostarsi lì dove ci sono le condizioni di sopravvivenza della propria specie – possa suscitare sentimenti contrari, ostili, avversi, stigmatizzando il migrante e facendolo diventare nemico. Siamo passati dal mutuare il senso dell’accoglienza riservata all’hospes (l’ospite, il viandante, il migrante) nell’ostilità riservata all’hostis (il nemico). Ecco timidamente affacciarsi dunque lo schema da intessere come trama necessaria alla scomposizione del puzzle cosmopolita che si nutre di parole così diverse tra loro per senso e significato (yo-yo, fede, passerella ecc.) a dimostrare come il non senso, i non luoghi, il non essere sia prevalente nel ragionare a noi contemporaneo. Yo-yo climatico, sbarcare persone, imbarcare acqua, mutamenti sociali, irregolarità nel funzionamento, fede nel prossimo, passerella per camminare ed effetti della legge del contrappasso. Già iniziando ad aggiungere un’altra parola le cose sembrano più chiare, nonostante come ossimoro diventino più scure, tetre. Yo-yo climatico è quello che sta subendo l’America di Trump, il divieto a fare sbarcare le persone è quello imposto dal trio Salvini-Di Maio-Conte (un tempo per noi calabresi c’era il trio della Sila sicuramente meno pericoloso e più intonato), l’acqua imbarcata è la causa del mancato soccorso in danno dell’imbarcazione che ha determinato 117 morti, i mutamenti sociali in atto osannano la barbarie, l’irregolarità nel funzionamento è stata notificata al capitano della Sea Wacth, la fede è quella riposta sempre più nella figura del condottiero, le passerelle sono quelle elettorali e gli effetti della legge del contrappasso sono rinvenienti nel combinato di tutte le azioni (animate da quelle parole prive di senso tra loro). Lo yo-yo climatico sta determinato morti, il divieto a fare sbarcare persone ha determinato ancora più morti e torture in Libia, l’acqua imbarcata non è un deterrente per persone che vivono l’istinto della sopravvivenza, i mutamenti sociali nascondono ciò che è davvero necessario alla nostra esistenza o sopravvivenza, le irregolarità presunte sono complicità immorali, la fede nel paradiso in terra, la passerella per mettersi in salvo ed ancora una volta la legge del contrappasso che ci restituisce la dimensione di come tutto sia legato ad una questione di vita o di morte. Ecco, i migranti ogni giorno si muovono nella dicotomia vita o morte, vita o tortura, vita o inabissato, vita o approdo e dunque speranza di restare in vita. Ed allora cosa accade intorno e dentro di noi per non riconoscere ciò che la natura ci para davanti, ovvero che la specie vivente maggiormente migratoria al mondo (che non sono i “negher”, come qualcuno mi risponde, ma gli uccelli) ci dimostra essere componente naturale alla sua sopravvivenza, per gli uomini, per gli ultimi (e non più o soltanto come carità cristiana), per i migranti diventa impossibile volendo normare, disciplinare e punire ciò che è insito nella nostra stessa natura di uomini e donne libere. Trump e la Meloni hanno sbeffeggiato i mutamenti climatici. Trump, Orban e il trio Salvini-Di Maio-Conte pattugliano i confini per non fare entrare chi tenta di sbarcare il lunario, se riesce a sbarcare dalla nave e non affogare prima che imbarchino acqua, mentre le mutate società del nostro tempo inorridiscono per qualche istante, ma contro chi difende il senso della vita, declamando che è irregolare migrare, viaggiare, tentare di mettere in salvo la propria vita. E infine ci vuole davvero fede opposta per non prendersi carico di chi ogni giorno vive nella speranza che una passerella posso farlo sbarcare, mentre da noi, anche in Calabria, si costruiscono passerelle mediatiche anche in quei luoghi dove i migranti le usano invece per non affondare nel fango anche morale prodotto da chi come una ruspa cavalca l’onda, in un senso o nell’altro, perdendo ancora una volta innanzi alla legge del contrappasso dantesco. Le migrazioni sono legate indissolubilmente a tutte quelle parole che, se lasciate libere da ideologismi ed egoismi innaturali, immotivati, privi di senso, possono restituire di contro gli effetti positivi necessari alla ricomposizione di un nuovo mondo che va costruendosi proprio come un puzzle. Gli effetti climatici, come vado sostenendo da tempo, stanno cambiando addirittura la conoscenza del mondo a noi nota. È necessario ridisegnare nuove mappe geografiche per la perdita di territori, per l’avanzamento dei deserti, per lo scioglimento dei ghiacciai, ovvero per la scomparsa continua di flora e fauna anch’essa necessaria alla nostra sopravvivenza, poiché tutto quanto contribuisce alla diminuzione di spazi, mentre la popolazione mondiale cresce. Siamo tutti destinati a comprendere sempre più cosa accade sopra di noi (i mutamenti climatici) ed intorno a noi (i mutamenti sociali), pertanto la trappola di consentire di accogliere solo chi scappa da guerre con i corridoi umanitari, per esempio, in cui gran parte dell’antirazzismo da tastiera è caduto, altro non è che un ulteriore mezzo per restringere la possibilità alle persone che migrano invece per fame ed in cerca di un lavoro. E poi, non sono proprio le rivolte dei popoli stremati dalla fame spesso ad innescare guerre? E allora perché aspettare prima una guerra che uccida migliaia o milioni di persone per poi salvarne qualche centinaio con un approccio caritatevole che inizia a rompere i coglioni, atteso che è un diritto quello alla sopravvivenza ed a un’esistenza dignitosa per ogni essere vivente che nasce proprio nello stesso momento in cui veniamo al mondo in qualsiasi parte della terra a noi conosciuta o no?



*Ricercatore e studioso dei fenomeni migratori

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