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l’incendio

In fiamme gli uliveti secolari coltivati su un terreno confiscato alla ‘ndrangheta a Oppido Mamertina

Il bene è assegnato alla Valle del Marro – Libera Terra. «Non ci lasciamo scoraggiare, continueremo con la stessa determinazione di sempre»

Pubblicato il: 22/07/2026 – 16:59
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OPPIDO MAMERTINA Un incendio ha distrutto alcuni uliveti secolari coltivati su un terreno confiscato alla ‘ndrangheta, a Oppido Mamertina, e assegnato per finalità sociali alla Valle del Marro – Libera Terra. A scoprire il danneggiamento sono stati lunedì scorso dai i soci della cooperativa sociale. Le fiamme hanno interessato tre appezzamenti. Su uno di questi, su una superficie di circa nove ettari, è andato distrutto circa il 70% degli ulivi secolari. «Ancora una volta ci troviamo davanti a un episodio che colpisce beni confiscati alla mafia e il lavoro quotidiano di chi li restituisce alla collettività – dichiara il presidente della Cooperativa Sociale Valle del Marro – Libera Terra, Domenico Fazzari -. Non ci lasciamo scoraggiare: continueremo a coltivare questi terreni con la stessa determinazione di sempre, perché ogni albero e ogni raccolto rappresentano un segno concreto di lavoro dignitoso e riscatto sociale. Ci auguriamo che venga fatta piena luce sull’origine di questi incendi e che le Istituzioni sostengano con misure concrete chi ogni giorno si prende cura dei beni confiscati, trasformandoli in opportunità di sviluppo e di speranza».

Don Pino Demasi: «Atto grave e inquietante»

Sulla vicenda è intervenuto don Pino Demasi, referente di Libera nella Piana di Gioia Tauro e promotore della Cooperativa, che parla di «un atto grave e inquietante. Non è stato colpito soltanto un terreno agricolo, ma un’esperienza collettiva di riscatto, di legalità e di speranza, costruita in questi anni attraverso il lavoro quotidiano di tanti giovani, lavoratori e cittadini che hanno scelto di stare dalla parte della giustizia. Questo ulteriore gesto vile – prosegue – non fermerà il percorso intrapreso. La risposta più forte sarà continuare a lavorare quella terra, perché ogni seme piantato nei terreni confiscati alle mafie è un seme di libertà, di giustizia e di futuro».

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