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Il dialogo con le fragilità

Marilyn, fragile e immortale: il Festival d’Autunno celebra il mito con una prima assoluta

La leggenda, l’icona che ha segnato un periodo d’oro del cinema mondiale, non ha bisogno del cognome scelto per farla conoscere ovunque

Pubblicato il: 12/09/2026 – 12:21
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La fragilità, le debolezze e le paure di un mito. Ieri sera nell’Anfiteatro Villa Pertini di Borgia la prima esecuzione assoluta di Marilyn, il mito compie 100 anni ha raccontato la vita della diva hollywoodiana nel secondo appuntamento dell’anteprima del Festival d’Autunno. L’opera, appositamente commissionata dal direttore artistico Antonietta Santacroce all’Orchestra La Corelli, diretta da Jacopo Rivani e costruita sui testi di Silvia Rossetti, ha celebrato il centenario della nascita della Monroe 
Marilyn. La leggenda, l’icona che ha segnato un periodo d’oro del cinema mondiale, non ha bisogno del cognome scelto per farla conoscere ovunque. Di Marilyn ce n’è solo una. E Mariska Bordoni, nelle sue vesti, è stata perfetta nel restituire ogni sfumatura di un personaggio dall’anima pura, amata per essere una donna che non ha mai smesso di cercare sé stessa.

Il dialogo con le fragilità

L’introduzione dell’Orchestra, con le musiche di Damiano Drei, ha creato un’atmosfera intensa. In quel momento l’attrice è apparsa sul palcoscenico e si è avvicinata allo specchio illuminato di un camerino teatrale. La colonna sonora ha accompagnato i suoi movimenti, amplificando la sensazione di un dialogo silenzioso con le proprie fragilità.
«Non essere ansiosa Marilyn, vai benissimo e sei bellissima». In queste parole annotate da Lee Strasberg, suo insegnante di recitazione all’Actors Studio di New York, è risuonato nell’arena il senso più profondo dell’intero spettacolo: un messaggio nato per rassicurare una giovane attrice che oggi sembra parlare a chiunque osservi Marilyn oltre la sua immagine pubblica. Diventano un ponte tra passato e presente, un frammento di verità che attraversa il tempo e restituisce la sua vulnerabilità. Non è soltanto un ricordo privato, ma la chiave per comprendere la distanza tra ciò che il mondo vedeva e ciò che lei sentiva.

L’interpretazione di Mariska Bordoni

È proprio da questa frattura tra mito e persona che l’interpretazione di Mariska Bordoni trova la sua forza. In un crescendo emotivo sorretto dall’Orchestra La Corelli alle sue spalle, ha messo in luce l’aura leggendaria di Marilyn e la bellezza che l’ha resa un sex symbol, mantenendo sempre un equilibrio tra la figura pubblica e la donna reale. La sua presenza scenica non cerca mai l’imitazione, ma la verità fragile che emerge nell’intensità delle sue parole e dei suoi gesti.
Il racconto scorre senza interruzioni. Marylin. Il mito compie 100 anni è stato un unico respiro condiviso tra l’attrice, i musicisti e il pubblico. Non c’è mai stato un momento di pausa. Ogni passaggio emotivo si è innestato nel successivo, creando una continuità che avvolge la platea, trascinandola dentro la vita di Marilyn. L’Orchestra, sempre presente alle sue spalle, non ha soltanto accompagnato. La colonna sonora composta da Damiano Drei ha alimentato ogni più piccola sfumatura interiore, trasformando la storia in un momento narrativo che non si spezza.

Le parole di Marilyn

È in questo flusso che sono emerse le parole più intime di Marilyn, quelle che hanno rivelato la radice profonda di quanto desiderasse diventare attrice. «Fin da quando ero bambina il mio primo desiderio è stato fare l’attrice», confessa in un passaggio che illumina la sua fragilità e la sua ostinazione. È una confessione che cerca una verità che racconta anni di timidezza e di paure che la trattenevano più dei giudizi degli altri. «Avevo paura di sbagliare», ammette, e in quelle parole si è avvertita la tensione di una donna che ha sempre dovuto lottare contro sé stessa prima ancora che contro il mondo.

I brani e la voce

Ma la bravura di Mariska Bordoni non è stata solo nella recitazione. Quando ha eseguito alcuni brani di Marilyn Monroe ha messo in mostra doti vocali di grande pregio. Con Diamonds Are a Girl’s Best Friend, la leggerezza scintillante del celebre numero presente nel film Gli uomini preferiscono le donne non è stata una caricatura ma ha lasciato intravedere la maturità di una donna che ha imparato a convivere con l’immagine che il mondo le ha cucito addosso.
In I Wanna Be Loved by You, la sua voce si è fatta più morbida e proprio in quella coda strumentale in cui Marilyn è uscita di scena si è avvertita la distanza tra la creatura luminosa del palcoscenico e la donna che cerca un rifugio dietro le quinte. Qui l’Orchestra La Corelli ha mostrato tutta la sua eleganza, sostenendo senza invadere e creando lo spazio sonoro che permette alla voce di sottolineare ogni sfumatura.
Successivamente, con I’m Through with Love il tono è cambiato. La melodia è diventata una confessione dettata da un filo di malinconia che Mariska Bordoni ha restituito con una delicatezza priva di enfasi. È qui che la sua voce ha mostrato tutta la limpidezza e la capacità di non perdere intensità nelle pieghe più nascoste, lasciando emergere una qualità interpretativa naturale, priva di ostentazione.
E quando ha eseguito Bye Bye Baby si è chiuso il cerchio con un sorriso che non cancella la nostalgia. È un addio che conserva la tenerezza di ciò che è stato e la consapevolezza di ciò che non potrà più tornare. Mariska Bordoni ha interpretato il brano con una nitidezza che non tradisce la profondità del personaggio, mantenendo quel filo sottile che unisce la diva alla donna, mentre l’Orchestra mantiene un equilibrio perfetto, brillante ma mai invadente. La musica per tutto lo spettacolo è stata la trama invisibile che ha tenuto insieme ogni emozione.

Il finale

E quando tutto sembra essersi compiuto, è arrivato il gesto più semplice e più potente. Mariska Bordoni si è fermata, lasciando che l’Orchestra La Corelli sostenesse l’ultimo frammento di silenzio, e prima di togliere la parrucca ha riportato il pubblico alle parole che Lee Strasberg aveva rivolto a Marilyn: «Non essere ansiosa Marilyn, vai benissimo e sei bellissima». Non le ha citate per nostalgia, ma per restituire il senso profondo di ciò che lo spettacolo ha raccontato: la distanza tra ciò che il mondo vedeva e ciò che lei sentiva.
Nel gesto di togliersi la parrucca davanti allo specchio non c’è stata teatralità ed è avvenuto con naturalezza. In quell’istante la scena si spoglia e resta la donna, non più il mito. Il pubblico risponde con un tributo caldo, riconoscente. La cantante e attrice, quasi per sciogliere quell’emozione, è tornata sul palco per un bis, riprendendo Diamonds Are a Girl’s Best Friend con un sorriso più libero, mentre l’Orchestra La Corelli l’ha seguita con brillantezza misurata. È un ultimo frammento di luce prima che la scena si chiuda davvero.

Il prossimo spettacolo

Venerdì 18 settembre,alle ore 19, il Festival d’Autunno presenta un tributo a uno dei più grandi compositori contemporanei. Bacharach in Love proporrà melodie e canzoni di un artista indimenticato. A completare l’esperienza, che vedrà esibirsi Renato Geremicca (voce), Massimo Sgherri (flauto) e Luca Bonucci (pianoforte), una delicata tessitura di immagini tratte dai film con cui ha ricevuto l’Oscar per le migliori canzoni originali.

I biglietti del Festival

I biglietti per l’intero palinsesto delFestival d’Autunno sono in vendita online su www.festivaldautunno.com e nelle rivendite fisiche Ticketone. Il programma propone appuntamenti di altissimo valore culturale e in esclusiva per la Calabria, con nomi come Massimo RanieriVinicio Capossela e Pierpaolo CapovillaGonzalo RubalcabaBiagio IzzoDee Dee Bridgewater, Malika Ayane. Per favorire la partecipazione dei più giovani, il Festival ha previsto una riduzione su abbonamenti e biglietti dedicata agli Under 30, pensata per rendere più accessibile un cartellone che unisce generazioni diverse attraverso la cultura. Gli ultimi abbonamenti rimasti potranno essere sottoscritti fino al 15 settembre.

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