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Sanità: mezzo miliardo al Nord, il caso arriva in Parlamento

I deputati del M5S Sapia e Nesci interrogano i ministri della Salute e degli Affari regionali. Vicenda affrontata anche in consiglio regionale. Audito in terza commissione il dg Belcastro. Guccione…

Pubblicato il: 14/02/2019 – 17:11
Sanità: mezzo miliardo al Nord, il caso arriva in Parlamento

LAMEZIA TERME Sul mancato controllo della spesa per le cure fuori della Calabria, i deputati M5s Francesco Sapia e Dalila Nesci, hanno presentato un’interrogazione in commissione Sanità, rivolta ai ministri della Salute, Giulia Grillo, e per gli Affari regionali, Erika Stefani.
«Quali iniziative di competenza – è la specifica richiesta di Sapia e Nesci – il ministro della Salute intenda avviare, anche per il tramite della struttura commissariale, al fine di agevolare opportuni accertamenti circa la corrispondenza tra dati disponibili e fatti, in ordine alla mobilità sanitaria negli ultimi 10 anni dei residenti in Calabria».«L’atto parlamentare – spiegano i 5 stelle – nasce dalla notizia, riportata dalla testata giornalistica “Corriere della Calabria” (qui l’articolo, ndr), secondo cui, in base a un raffronto sui dati disposto da Antonio Belcastro, nuovo capo del dipartimento della Regione Calabria Tutela della salute, per gli ultimi dieci anni ammonterebbe a oltre mezzo miliardo la somma che le Regioni del Centro-Nord, in cambio di prestazioni sanitarie erogate da strutture dei propri territori a cittadini calabresi, avrebbero percepito senza alcuna verifica da parte degli uffici regionali di Catanzaro». «Nella nostra interrogazione – proseguono i deputati 5stelle – si fa anche riferimento all’intenzione, annunciata da Franco Pacenza, consulente del governatore Mario Oliverio, di costituire un nucleo di valutazione della spesa regionale relativa alla mobilità sanitaria, anche per il passato. Si tratta di un’ammissione grave. Significa che finora la burocrazia calabrese non ha mai contestato il conto presentato da altre Regioni. Oliverio – concludono Sapia e Nesci – non potrebbe mai ritenersi estraneo, perché il caso riguarda il dipartimento regionale Tutela della salute, il cui personale è stato peraltro ridotto all’osso. Nell’indifferenza cronica del governatore, che pure conosce bene il problema, lì c’è una pesante carenza di unità dirigenziali e amministrative per il sostegno, previsto dalle norme, dell’attività dei commissari governativi delegati all’attuazione del piano di rientro».
IN CONSIGLIO Il caso è stato affrontato anche in consiglio regionale. «Nel corso della terza commissione “Sanità, Attività sociali, culturali e formative” è stato audito il direttore generale del dipartimento Salute, Antonio Belcastro, che ha illustrato quello che è emerso nella Conferenza delle Regioni in merito all’emigrazione sanitaria passiva. La Regione Calabria, solo dopo 4 anni e mezzo dall’inizio di questa legislatura, ha inteso contestare alcuni aspetti dell’emigrazione sanitaria passiva calabrese nei confronti delle altre regioni facendo emergere alcuni evidenti distorsioni. Per esempio, è stato accertato che alcuni pazienti non residenti in Calabria hanno gravato sull’emigrazione passiva calabrese e, inoltre, migliaia di ricoveri di calabresi in altre regioni sono risultati inappropriati e quindi non potevano essere a carico della sanità calabrese regionale». È quanto dichiara il consigliere regionale Carlo Guccione. Il caso è stato raccontato dal Corriere della Calabria (qui l’articolo).
«Dopo una lunga trattativa – continua – è stato accertato un risparmio di 22 milioni di euro. Ciò è avvenuto dopo quel minimo controllo che il dipartimento Salute e la giunta hanno effettuato, ma che dovevano e potevano esercitare in questi quattro anni e mezzo facendo risparmiare almeno 200 milioni di euro. Ritengo che questa drammatica situazione emersa solo oggi, debba essere discussa con urgenza in Consiglio regionale, dove si dovranno prendere le adeguate contromisure. Entro fine marzo vanno trovate tutte le soluzioni necessarie per evitare il blocco del turn-over e l’aumento di Irap e Irpef alle aliquote massime. Il disavanzo della sanità pubblica al 31 dicembre 2018 era di 215 milioni, già oggi è sceso a 120 milioni di euro. Vanno trovati ulteriori 20 milioni per impedire che per chiare responsabilità e un pressapochismo dilettantesco la Calabria rischia un’ulteriore penalizzazione per la sanità regionale».

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