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Kyterion, l'accusa regge anche in Appello: 14 anni a Mellea

Quattro condanne per i referenti del clan Grande Aracri di Cutro. Sei anni per Schicchitano e sei per Corapi. Risarcimenti di 15mila e 25mila euro per Libera e la Regione

Pubblicato il: 26/02/2019 – 17:16
Kyterion, l'accusa regge anche in Appello: 14 anni a Mellea

CATANZARO Regge l’architrave dell’impianto accusatorio contro la cosiddetta cellula catanzarese del clan Grande Aracri di Cutro. La Corte d’appello di Catanzaro ha leggermente rideterminato tre condanne e confermato una pena, rispetto al primo grado di giudizio, nei confronti di quattro imputati ritenuti i referenti della cosca comandata dal boss Nicolino Grande Aracri.
Gennaro Mellea è stato condannato a 14 anni di reclusione e 9000 euro di multa (15 anni e 12mila euro di multa in primo grado); Alex Schicchitano, 6 anni e 5.800 euro di multa (sette anni e 7mila euro di multa); Roberto Corapi, 7 anni di reclusione (9 anni in primo grado). Confermata la pena a un anno di reclusione e 2mila euro di multa per Esterino Peta.
Il procedimento fa parte della maxi-inchiesta Kyterion della Dda di Catanzaro, istruita contro la cosca di Cutro che vanta ramificazioni in più province calabresi, compreso il capoluogo, e anche nel Nord Italia. Nasce dalle stesse indagini, infatti, l’operazione Aemilia che ha dato il via al processo in Emilia Romagna.
Nel processo sulla cellula catanzarese del clan di Cutro, Gennaro Mellea (conosciuto come Piero o Pierino), è accusato di avere il ruolo di capo della “cellula criminale” operante nella provincia di Catanzaro, fidatissimo referente nella provincia di Catanzaro di Nicolino Grande Aracri.
Secondo l’accusa Mellea «assume le decisioni più rilevanti e dirige le azioni concrete da compiere nel territorio di Catanzaro, impartendo puntuali disposizioni agli altri associati a lui subordinati». Roberto Corapi è considerato il fidato collaboratore di Mellea che aiuta nella organizzazione e direzione, in particolare assumendo con Mellea le decisioni più rilevanti, e «impartendo puntuali disposizioni agli altri associati a loro subordinati».
Alex Schicchitano è accusato di una serie di tentate estorsioni ai danni di ditte e commercianti di Catanzaro, ponendo in essere minacce come posizionare bottiglie incendiarie davanti alle sedi delle ditte attenzionate dalla cosca. Esterino Peta è accusato di detenzione e cessione illegale di armi da fuoco, reato dal quale la sentenza di primo grado ha escluso l’aggravante mafiosa.
Confermato il risarcimento alle parti civili presenti anche nel secondo grado di giudizio le parti civili Libera e la Regione Calabria alle quale era stato riconosciuto in primo grado un risarcimento rispettivamente di 15mila e 25mila euro. Nel collegio difensivo gli avvocati Saverio Loiero, Giovanni Merante, Sergio Rotundo, Gregorio Viscomi, Salvatore Staiano e Giuseppina Pino.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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