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Regione, la solitudine di Irto e la crisi della maggioranza

Il presidente del Consiglio è l’unico membro del centrosinistra nel “suo” Ufficio di presidenza dopo i passaggi al centrodestra di Ciconte e Neri. La condizione è lo specchio della salute (precaria…

Pubblicato il: 29/04/2019 – 13:37
Regione, la solitudine di Irto e la crisi della maggioranza

di Pietro Bellantoni
REGGIO CALABRIA La solitudine di Nicola Irto è lo specchio fedele della crisi della (ex) maggioranza. Il presidente del consiglio regionale, da diversi mesi a questa parte, si trova in una condizione singolare: è l’unico membro del centrosinistra nel “suo” Ufficio di presidenza, l’organismo che dirige il parlamentino calabrese. Per prassi consolidata, alla maggioranza spetterebbero tre componenti sui cinque totali: il presidente, un vice e un segretario-questore. Dopo le diverse defezioni che hanno interessato il centrosinistra di Mario Oliverio, tuttavia, gli equilibri sono cambiati considerevolmente. E Irto si è via via trovato in minoranza nella sua stessa Presidenza. I due vice, dopo il rinnovo avvenuto a metà legislatura, sono Pino Gentile, ufficialmente membro del gruppo Ncd, e quel Vincenzo Ciconte che sarebbe ormai pronto a dire addio al Pd per abbracciare la causa del centrodestra e di Mario Occhiuto in particolare.
La stessa anomalia istituzionale riguarda i due segretari-questori: Mimmo Tallini, forzista e coordinatore provinciale di Catanzaro, e Peppe Neri, che ha ufficialmente lasciato il centrosinistra per appoggiare il progetto di Giorgia Meloni e Raffaele Fitto.
Irto è insomma l’unico rappresentante della (fu) maggioranza in Consiglio.
Malgrado l’evidente squilibrio politico, l’Ufficio di presidenza – che ha, tra le altre cose, il compito di provvedere all’organizzazione dell’attività degli uffici del Consiglio – è comunque riuscito a garantire la regolarità dei lavori d’aula e a procedere con l’approvazione di diversi provvedimenti relativi al taglio delle strutture dei gruppi, al contenimento delle spese e alla rotazione dei dirigenti.
Il nodo è però politico. Perché la solitudine di Irto dice molte cose sullo stato di salute della coalizione di Oliverio, ormai priva dei numeri necessari per governare.
La riprova si è avuta in occasione dello showdown sulla doppia preferenza di genere: il centrosinistra è andato allo scontro con la minoranza e ne è uscito con le ossa rotte. La mancata approvazione della legge Sculco ha infatti dimostrato in modo plastico l’attuale insufficienza politica di un centrosinistra che, nell’ultimo anno, ha dovuto subire le defezioni di molti suoi consiglieri, passati armi e bagagli dall’altra parte della barricata.
Al di là delle dichiarazioni d’intenti enunciate dopo la bocciatura della legge sulla doppia preferenza, il Pd e Oliverio non avranno più modo di riproporre una modifica della legge elettorale, con l’introduzione del voto disgiunto chiesta a gran voce da tutti quei consiglieri di magggioranza che non vogliono legare il loro destino a quello del governatore. Il perché è semplice: riaprire la questione obbligherebbe il Consiglio – secondo le direttive nazionali – a votare la doppia preferenza. E da quella via, causa la scarsità di numeri, non si passa di certo.
La solitudine di Irto, in fondo, dice molto sullo stato del salute della coalizione che, meno di cinque anni fa, aveva stravinto le elezioni. (p.bellantoni@corrierecal.it)

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