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Allarme depurazione, anche la Regione ammette l'emergenza

L’audizione del dg Pallaria davanti alla commissione Ecomafie. In oltre un decennio di commissariamento è stato speso 1 miliardo di euro, ma alcuni impianti «esistono solo sulla carta». Il manager …

Pubblicato il: 07/06/2019 – 13:06
Allarme depurazione, anche la Regione ammette l'emergenza

di Sergio Pelaia
Dopo oltre un decennio (1999-2012) di commissariamento costato circa 1 miliardo di euro, e dopo quasi cinque anni di governo targato Oliverio, la situazione degli impianti di depurazione in Calabria è ancora caratterizzata da una «grave criticità» che, con l’estate alle porte, «potrebbe rappresentare fonte di danni ed inquinamenti ambientali». Le criticità ambientali, purtroppo non è una novità, consistono in «sversamenti incontrollati di liquami (bypass e/o scarichi abusivi per autoespurghi e condotte abusive), da malfunzionamento degli impianti di depurazione, da assenza di manutenzione sugli stessi oltre che da un mancato smaltimento dei rifiuti prodotti costituiti principalmente da fanghi di depurazione». Un quadro che genera «particolare allarme sociale per le gravi conseguenze sul piano ambientale, della pubblica incolumità e della fruibilità del territorio per la popolazione tutta». Non sarà la prima volta che emerge ma non è certo rassicurante il quadro che il dirigente generale del dipartimento Presidenza della Regione Calabria, Domenico Pallaria, ha fornito alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie nell’audizione che si è tenuta giovedì a Palazzo San Macuto a Roma (qui e qui i dettagli delle altre audizioni tenutesi ad aprile a Reggio).
UN MILIARDO DI PARADOSSI In Calabria, spiega Pallaria ai parlamentari che lo ascoltano, non esistono le Autorità d’ambito previste dalla “legge Galli”, così i dipartimenti Lavori pubblici prima e Presidenza ora suppliscono a questo compito. Ma l’eredità lasciata dagli anni del commissariamento, gestito secondo il dg «in maniera molto superficiale», non è delle migliori: è stato speso quasi un miliardo di euro per arrivare a situazioni «inverosimili». Situazioni paradossali. Alcuni impianti «esistono solo sulla carta, sono stati realizzati e collaudati ma non arriva un filo d’acqua o non c’è energia elettrica». In altri casi, come quello di Ionadi (Comune alle porte di Vibo), alcuni interventi «erano stati dati per fatti dal commissario ma in realtà non erano stati realizzati», una situazione che Pallaria dice di aver denunciato direttamente alla locale Procura.
IN 4 ANNI NESSUN LAVORO Il dg si occupa del settore della depurazione, per ciò che concerne la pianificazione degli interventi, dal 2015. In questi quattro anni non è stata realizzata concretamente nessuna opera, ammette lo stesso Pallaria, perché sono stati ereditati molti casi di impianti per cui è stata avviata la procedura di infrazione dalla Ue e quindi «abbiamo studiato i singoli casi». La Regione di fatto è dovuta intervenire per sopperire alle carenze dei Comuni: lo stesso dg è custode giudiziario di circa 15 impianti di depurazione sequestrati. Quando il presidente della commissione Ecomafie Stefano Vignaroli (M5S) lo incalza chiedendogli «dal 2015 quanti soldi ha speso e per fare cosa?», il dg risponde: 18 sono gli interventi per uscire dalle procedure di infrazione, e 160 milioni di euro, più 45 milioni di fondi Por, sono stati programmati per gli agglomerati in procedura di infrazione. «Abbiamo fatto uno studio particolare su ogni agglomerato, depuratore per depuratore». La giunta regionale ha inoltre impegnato risorse del Patto per la Calabria per questo scopo. «Sono state fatte le convenzioni con 138 Comuni, a cui abbiamo indirizzato anche una serie di solleciti». E poi ci sono «altri 121 impianti a potenziale rischio infrazione» per cui sono stati programmati interventi per altri 64 milioni di euro. Ma in 4 anni nessun lavoro è ancora partito. Alcuni inizieranno, garantisce il dg, «a fine 2019».
«FORTE CRITICITÀ» CON L’ESTATE ALLE PORTE Insomma ad oggi è stata messa in campo una programmazione che prevede lo stanziamento di «ingenti risorse finanziarie». Tra i fondi del Por 2014/2020 e quelli del Patto per la Calabria si parla in totale di oltre 350 milioni di euro, ma attualmente il sistema della depurazione in Calabria, e più in generale il segmento passivo (fogne, collettamenti, depuratori) del ciclo integrato dell’acqua, continua ad avere «elementi di forte criticità nell’intero territorio regionale, causati da una insufficienza strutturale di impianti e di collettamenti per i quali vi sono in essere procedure di sequestro di impianti di depurazione, di stazioni di sollevamento, di scarichi e di corpi idrici superficiali (corpi ricettore di impianti), e relativi procedimenti penali nei confronti di amministratori». In altri casi, alcuni Comuni «presentano gravi deficit fognario-depurativi, conclamati dall’assenza di impianti di trattamento, oramai prossimi ad una eventuale procedura d’infrazione». Una situazione allarmante di fronte alla quale il dg rivendica il lavoro di programmazione fatto in questi anni e la crescita delle “bandiere blu”. Intanto, con l’estate ormai arrivata, è pronta una circolare da inviare ai Comuni «al fine di garantire la massima efficienza nella gestione degli impianti del Sevizio integrato». Se ciò possa bastare, lo si capirà a breve. (s.pelaia@corrierecal.it)

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