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La schizofrenica sanità calabrese e l'arrampicata sugli specchi di Oliverio

PresaDiretta torna in Calabria per raccontare il sistema sanitario calabrese, tra sprechi e qualche trincea. «Dietro al disordine c’è la ‘ndrangheta», denuncia Gratteri. E in studio il governatore …

Pubblicato il: 16/09/2019 – 23:32
La schizofrenica sanità calabrese e l'arrampicata sugli specchi di Oliverio

di Alessia Candito
ROMA La sanità calabrese. Quella di “Mala sanitas” e della fabbrica del falso che ha coperto anni e anni di errori medici con cartelle cliniche taroccate, compilate solo per evitare a medici, anestesisti, ostetriche e infermieri il “fastidio” di giustificare diagnosi tardive o sbagliate, che hanno portato a decessi e lesioni. Quella del commissariamento per mafia dell’Asp di Reggio Calabria, della rabbia dei cittadini, degli sprechi, della mancanza di pianificazione e della mala gestio. Presa Diretta, il noto programma di inchieste di Rai3 condotto da Riccardo Iacona, torna in Calabria per parlare di sanità e mette a nudo tutte le sue carenze, tutte le sue schizofrenie.
SCHIZOFRENIA SANITARIA ALLA CALABRESE «Perché qui – spiega Danilo Procaccianti nella sua inchiesta – si chiudono ospedali pubblici per costruire residenze per anziani affidate a privati». O abbandonate a cantiere quasi ultimato perché costruite in un pantano. Nel frattempo, nei reparti si lavora a ranghi ridotti, con turni massacranti e riposi contingentati. «Ci sono delle oasi nel fango» dice il sindacalista Giuseppe Gentile «ma nella maggior parte dei reparti i medici non sono messi nelle condizioni di lavorare». Risultato, la qualità del servizio pubblico crolla, i servizi ospedalieri sono ridotti al lumicino, mentre la spesa sanitaria sale e i privati ingrassano.
LA DENUNCIA DI GRATTERI «C’è un disordine organizzato e molte volte dietro c’è la ‘ndrangheta. Non è possibile che quasi il 75% del bilancio della Regione sia destinato alla sanità e la situazione continui ad essere questa – commenta il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri – entrare in un Asp e mettere le mani sui conti significa gestire affari per milioni e milioni di euro. Sono guadagni simili a quelli della cocaina».
E LA LOTTA CONTRO I MULINI A VENTO DI GIOFFRÈ Lo ha vissuto sulla propria pelle l’ex dg Santo Gioffrè, ex commissario dell’Asp di Reggio Calabria, che denuncia: «Ho trovato un sistema e chi stava lì se ne lavava le mani». Gioffrè ha scoperto centinaia, se non migliaia, di doppi pagamenti o pagamenti non tracciati a strutture private convenzionate. Come Villa Aurora, la clinica reggina finita al centro di almeno due indagini della procura, o il laboratorio analisi di Siderno. L’ex dg Gioffrè lo ha scoperto e denunciato. Ha messo insieme le carte ed è andato in Procura. «E sono stato cacciato – spiega – perché tre anni prima ero candidato in un piccolo Comune, quindi – unico in Italia – sono stato allontanato perché inconferibile».
LA TRINCEA DELL’ACE Il sistema – testimoniano le inchieste e confermano le telecamere di Presa Diretta – nel frattempo ha continuato a prosperare, mentre il pubblico muore. «Stiamo arrivando all’apartheid sanitario», dice il dottore Lino Caserta, che dalla trincea dell’ambulatorio solidale di Pellaro, combatte per una sanità per tutti. Partito come una scommessa per dare a tutti, anche a chi non si può permettere di fare ricorso al privato, di fare ricorso a visite specialistiche in tempi ragionevoli, è diventato un punto di riferimento per tutti.
L’ARRAMPICATA SUGLI SPECCHI DI OLIVERIO In studio, il governatore guarda il servizio. Sa che appena terminato sarà chiamato a rispondere di uno spaccato per nulla edificante della Regione che governa. Ma, ancora una volta, mette le mani avanti e scarica le responsabilità sui commissari. «E i manager che ha nominato non hanno colpa?», lo incalza Iacona. «Gioffrè l’ho nominato io», rivendica Oliverio, dimenticando il resto dell’esercito di medici che ha distribuito nelle strutture sanitarie. «E l’Asp di Reggio Calabria non ha presentato il bilancio di previsione?», torna a chiedergli Iacona. «Ma succedeva da prima», si giustifica il governatore, sostenendo di aver tentato di mettere ordine.
APPELLO INTEMPESTIVO Per lui, il problema è solo ed esclusivamente la gestione commissariale, con annesso blocco del turn over. Neanche una parola sugli sprechi, i disservizi e le schizofrenie del sistema alla base dello stop alle assunzioni e che i manager di ospedali e strutture non sembrano aver visto. E al nuovo ministro della Salute, Roberto Speranza, «con cui – specifica – ci conosciamo bene e da tanto tempo» fa un appello: «Si dia una mano alla Calabria per costruire un sistema sanitario degno di questo nome». E poi annuncia «Io sono pronto a prendermi la responsabilità, a sporcarmi le mani per arrivare». Peccato che anche il Pd lo abbia ufficialmente e pubblicamente scaricato, minacciandolo addirittura di espulsione se dovesse perseverare nel pretendere la ricandidatura alle Regionali. (a.candito@corrierecal.it)

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