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Fumata nera a Lamezia, la Lega molla Pegna (e boccia la propria base)

Fumata nera nella riunione a quattro sul caso scoppiato dopo lo scontro tra Sofo e il promoter candidato a sindaco. Nella giornata di giovedì infine l’ufficialità: «Non ci sarà alcuna lista del par…

Pubblicato il: 10/10/2019 – 8:19
Fumata nera a Lamezia, la Lega molla Pegna (e boccia la propria base)

LAMEZIA TERME Chi sperava in una soluzione non traumatica dello scontro è rimasto deluso. I più attenti osservatori delle cose leghiste, però, non si sono stupiti. La fumata nera nella riunione della Lega, organizzata per discutere dello strappo consumatosi via social tra Vincenzo Sofo e il candidato unitario del centrodestra Ruggero Pegna era praticamente scontata. Anzi, le due parti – quella “padana” rappresentata da Matteo Salvini, dal commissario regionale Cristian Invernizzi e dall’aspirante europarlamentare Sofo e quella calabrese del deputato Domenico Furgiuele – partivano probabilmente da aspettative disallineate. Salvini, Invernizzi e Sofo avevano in animo di formalizzare lo strappo sancito dalla dichiarazione in cui Pegna (scovata da Sofo online) accusava l’ex ministro dell’Interno di “bullismo” nei confronti dei migranti; Furgiuele avrebbe preferito un tentativo di riaprire i canali comunicativi con quel pezzo di centrodestra che ha lavorato per l’accordo su Lamezia Terme. È finita con una fumata nera e con la conferma delle indicazioni emerse nelle mattinata di mercoledì: la Lega non concederà il proprio simbolo al candidato a sindaco, non sosterrà Pegna e non presenterà una lista alle amministrative del prossimo 10 novembre. L’ufficialità della decisione è stata formalizzata nella giornata di giovedì. E complica – per non dire sconvolge – i piani di un’alleanza che aveva già faticato, e non poco, per convincere il promoter a scendere in campo.
Restano da risolvere questioni spicciole che rimandano direttamente all’approccio da mettere in atto sul piano locale. Cosa faranno i candidati che erano stati individuati e avrebbero dovuto ufficializzare sabato mattina i loro nomi per cimentarsi nella competizione elettorale? L’indicazione emersa finora è quella della libertà di voto: ciascuno deciderà per sé, visto che non ci sono accordi ufficiali per traghettare i consensi verso gli (ex?) alleati di centrodestra. Di certo, il “caso Lamezia” arriva in un momento delicato per la coalizione che vedrà probabilmente insieme Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia alle prossime Regionali. E contribuisce ad acuire i contrasti, tenuti finora sotto traccia, tra il livello nazionale e il livello locale dei salviniani.
A Lamezia l’uscita di Sofo non è stata vista con favore. Chi crede di incarnare quell’entità che in tutti i partiti si definisce “territorio” vede l’attivismo del fondatore de “Il Talebano” come fumo negli occhi. E alle latitudini cosentine non è sfuggita neppure la presenza di Katya Gentile, figlia del consigliere regionale Pino, all’incontro al teatro Morelli nel quale Salvini ha tracciato l’identikit del suo candidato ideale alla carica di governatore. Tutti movimenti che hanno innervosito la “base” calabra del partito. Che, almeno a Lamezia, dopo l’esplosione del “caso Pegna”, ha subìto un colpo pesante nei rapporti con i vertici. Per il momento dovrà dire addio al simbolo del Carroccio nella competizione amministrativa. Non è poco e, forse, non è tutto.

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