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La Corte dei Conti condanna Tripodi al risarcimento di 120mila euro nei confronti della Regione

I fatti risalgono al 2010-2011. L’ex consigliere regionale avrebbe acquistato a spese del gruppo consiliare un’auto salvo poi girarla a se stesso in comodato ed avrebbe distratto dei fondi a due as…

Pubblicato il: 09/12/2019 – 9:57
La Corte dei Conti condanna Tripodi al risarcimento di 120mila euro nei confronti della Regione

REGGIO CALABRIA Un’auto del valore di 64mila euro acquistata a nome del gruppo Udc dall’ex consigliere regionale Pasquale Maria Tripodi della quale, dopo soli 6 giorni dall’acquisto, era diventato comodatario. Il contratto gratuito alla base di questo “giochetto” avrebbe richiesto un utilizzo, per così dire aziendale. Ma così non è stato, in quanto l’Audi A6 veniva utilizzata «a titolo personale» dal politico.
Così, dopo continui solleciti, era stato costretto a restituirla. Succedeva nel 2011.
Il caso è così giunto al vaglio della Corte dei Conti che è stato condannato dalla sezione giurisdizionale per la Calabria, al rimborso di 119.046,45 euro nei confronti della Regione.
Tra le contestazioni, in base alle quali l’ex consigliere regionale è stato condannato, ci sarebbero anche alcune «erogazioni ad associazioni culturali nell’anno 2010 e spese relative al 2011 per le quali non è riscontrabile il perseguimento di un fine istituzionale».
La ricostruzione grazie alla notifica di una multa presa dallo stesso Tripodi che ha consentito all’Ente di avviare un’indagine interna sulla quale si è pronunciata – seppure in primo grado – la magistratura contabile, secondo cui: «Decidendo di dare in comodato l’autovettura a se stesso, ha consapevolmente impiegato i soldi dei fondi regionali per un proprio esclusivo vantaggio, disinteressandosi pienamente del fine per il quale sono previsti i rimborsi a valere sui fondi assegnati al gruppo consiliare». Gruppo di cui – all’infuori dello stesso Tripodi, la Corte dei Conti esclude il coinvolgimento.
Con riguardo invece all’altra accusa, della distrazione dei fondi a favore di due associazioni, la Corte di esprime così: «Sarebbe stata posta in essere un’attività fraudolenta diretta ad occultare il danno» in quanto dall’istruttoria sarebbe risultato il tentato occultamento di tale attività attraverso documenti fiscali non veritieri.

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