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Soldi e sesso in cambio di favori nei processi: arrestati un magistrato, due avvocati e un ex consigliere regionale – NOMI

Misure cautelari disposte dalla Dda di Salerno, che da 2018 indaga su un’attività corruttiva nei confronti di un presidente di sezione della Corte d’appello. Coinvolti due avvocati e un ex dirigent…

Pubblicato il: 15/01/2020 – 9:51
Soldi e sesso in cambio di favori nei processi: arrestati un magistrato, due avvocati e un ex consigliere regionale – NOMI

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
La Dda di Salerno, competente per i reati che riguardano i magistrati calabresi, ha disposto l’arresto di sette indagati e i domiciliari per un’altra persona. Tra i destinatari della misura cautelare in carcere ci sono il giudice in servizio nella corte d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini e un avvocato del foro di Locri, Francesco Saraco. Ad un avvocato del foro di Catanzaro, Marzia Tassone, sono stati comminati gli arresti domiciliari. Le indagini sono state avviate nel 2018 dalla Dda di Salerno e hanno permesso di ricostruire l’attività corruttiva nei confronti del presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, nonché presidente della commissione provinciale tributaria del capoluogo.
LE ACCUSE Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di corruzione, aggravata in alcuni casi dal metodo mafioso. Secondo l’accusa promettevano e consegnavano al magistrato della Corte d’Appello, a più riprese, consistenti somme di denaro contante, oggetti preziosi, e persino prestazioni sessuali in cambio dell’intervento del giudice per ottenere in processi penali, civili e in cause tributarie, sentenze o comunque provvedimenti a loro favorevoli o favorevoli a terze persone concorrenti nel reato corruttivo. In alcuni casi i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato e da quest’ultimo promessi e /o assicurati erano diretti a vanificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai Tribunali del distretto di Catanzaro, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado, o sequestri patrimoniali in applicazione alla normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari.
IL DIRIGENTE DELL’ASP DI COSENZA oltre al magistrato, una figura centrale del sistema corruttivo era – secondo l’accusa – un medico in pensione, Emilio “Mario” Santoro, ex dirigente dell’Asp di Cosenza. Questi avrebbe “stipendiato” mensilmente il giudice per garantirsi lo stabile asservimento delle sue funzioni. Il medico avrebbe anche procacciato anche occasioni di corruzione proponendo a imputati o parenti di imputati condannati in primo grado, o a privati soccombenti nelle cause civili, decisioni favorevoli in cambio di denaro, di  beni o di altre utilità.
Il CONSIGLIERE E IL VITALIZIO Intercettazioni audio e video avrebbero messo in luce come le azioni corruttive sarebbero servite anche a far riottenere il vitalizio a Giuseppe Tursi Prato, un ex politico calabrese che nel corso della Quinta legislatura ricopriva la carica di consigliere regionale. Nel 2004 questo politico era stato condannato a sei anni di reclusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici per reati legati al concorso eterno in associazione mafiosa, motivo per cui aveva perso il vitalizio.
IL CONCORSO PER GLI AVVOCATI E I SEQUESTRI La corruzione sarebbe arrivata fino ad agevolare, per alcuni candidati, il superamento del concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato. Una grave sofferenza finanziaria è stata accertata nei confronti del magistrato. Sarebbe venuta fuori dalle indagini bancarie e dalle intercettazioni telefoniche. Un condizione ormai cronicizzata e assolutamente non risolvibile nel breve periodo che poneva il magistrato stabilmente, per mantenere l’alto tenore di vita, nella necessità di procurarsi denaro, oltre a quello che riceveva quale stipendio e come giudice tributario. Durante la perquisizione, nell’abitazione del magistrato è stata trovata e sequestrata la somma in contanti di 7000 euro custoditi all’interno di una busta. Oltre alle misure cautelari la Guardia di finanza del Nucleo di polizia economico finanziaria di Crotone, dello Scico e di altri reparti delle Fiamme gialle hanno effettuato perquisizioni nei confronti di di altri coindagati e di società.
IL RUOLO DEL PRESIDENTE DELLA BCC DEL CROTONESE Nell’inchiesta sulla presunta corruzione in Corte d’Appello è coinvolto anche Ottavio Rizzuti, presidente del cda della “Bcc del Crotonese” arrestato in un’altra operazione della Dda di Catanzaro che avrebbe fatto luce sui rapporti tra imprenditori e il clan Grande Aracri (qui la notizia). Nei confronti di Rizzuti, che avrebbe reso possibile a Santoro il prelievo di somme consegnate al magistrato finito in manette, è stata disposta una perquisizione.
GLI ARRESTI In manette sono finiti Marco Petrini, Emilio “Mario” Santoro, Luigi Falzetta, Giuseppe Tursi Prato, Francesco Saraco, Vincenzo Arcuri e Giuseppe Caligiuri. Gli  arresti domiciliari sono stati disposti per Marzia Tassone. 
(a.truzzolillo@corrierecal.it)
 
 

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