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Fusione di Corigliano Rossano, la Cgil striglia Stasi

Giuseppe Guido e Vincenzo Casciaro muovono critiche ma al contempo invitano il sindaco ad «invertire urgentemente la rotta». Due anni fa l’approvazione della legge regionale

Pubblicato il: 30/01/2020 – 17:56
Fusione di Corigliano Rossano, la Cgil striglia Stasi

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO
Il 30 gennaio 2018 è la data di “nascita” di Corigliano Rossano. Due anni fa esatti il Consiglio regionale della Calabria – alle 19,11 – approvava la proposta di Legge sulla fusione di Corigliano Calabro e Rossano, a firma di Giuseppe Graziano, durante una seduta della massima assise regionale non proprio idilliaca. Oliverio aveva già i suoi bei grattacapi nel fare da collante e tenere in piedi il numero legale, Orlandino Greco era l’unico a votare contrario mentre un gruppetto di consiglieri regionali di una specifica area geografica si dileguava con nonchalance dall’assemblea prima del voto. Sintomi non di certo di una accettazione così spinta del processo di fusione, andata sempre di traverso alle vecchie logiche e alle vecchie segreterie politiche.
Da allora sono passati due anni ed il comune unico si è dotato della sua prima amministrazione comunale eletta nel giugno scorso, senza considerare la discutibile fase commissariale. A distanza di otto mesi il segretario della Cgil Sibaritide-Pollino-Tirreno, Giuseppe Guido non le manda a dire all’amico Flavio Stasi. Con lui Vincenzo Casciaro, segretario generale Funzione Pubblica del sindacato.
La Cgil, insomma, ritiene sia giunto il momento «di dare un nuovo impulso alla città, la cui fusione, quella sostanziale, è ancora allo stato embrionale». 
Fra le righe, Guido e Casciaro non sembrano essere teneri con Stasi, forse troppo assorbito dalla quotidianità. «Da qualche tempo – dicono – sono riprese e con una certa insistenza, alcune voci critiche sul valore del nuovo comune fuso, finanche voci inneggianti alla necessità di riproporre un nuovo referendum, stavolta per chiedere il ritorno ai due comuni estinti. Non sono le voci in sé che ci devono indurre a una seria riflessione, quanto invece le sensazioni che si colgono e le motivazioni che ne sono alla base. Ad oggi, la popolazione coriglianorossanese non è riuscita a cogliere nessun vantaggio dalla fusione. Né, ad oggi, sono stati colti i segnali importanti che pure sono arrivati, nel rispetto del riconoscimento che si deve alla terza città calabrese. Questo vale, ad esempio, per il ruolo-guida assunto dalla nuova città nella convocazione dell’Assemblea dei Sindaci, così come nella sua audizione da parte del Ministro alla Sanità; assemblea che, “grazie” all’inerzia del comune di Cosenza, non si riuniva da molti anni, e che solo il rinnovato ruolo-guida svolto dalla nuova città di Corigliano Rossano è riuscita a rimettere in gioco».
Quella di Guido in certi passaggi sembra una sorta di delegittimazione, ma al contempo un inno all’inversione di rotta urgente, affinché la città assuma l’«autorevolezza che auspicavamo prima del referendum». Come a dire che per guidare determinati processi sociali così importanti non si può improvvisare, bisogna averne visione.
«È necessario parlare con i cittadini – insistono Guido e Casciaro criticando il gap comunicativo dell’amministrazione –, spiegare loro che dalla fusione di due importanti realtà è nata una città ancora più importante. I cittadini dovranno avvertire l’orgoglio della nuova appartenenza, sapere che questa città può discutere alla pari con le altre, poche, grandi realtà urbane calabresi. Questa città deve mettere in moto tutte le energie e il suo potenziale, affinché diventi attrattore di nuovi investimenti e di nuova imprenditorialità. Questa città deve pretendere – proseguono dalla Cgil – di far valere la forza dei suoi numeri, cogliendo opportunità su nuova viabilità, nuovi collegamenti, infrastrutture strategiche, porto, nuova centralità. Deve saper investire sulla ricchezza agrumicola e sul valore della Piana, che ricade in larga parte nel territorio comunale. Deve saper valorizzare il suo vasto patrimonio culturale, artistico ed architettonico; deve rafforzare al meglio il potenziale turistico-ricettivo. Deve affrontare i temi della produzione energetica, coinvolgendo ancora più intensamente l’Enel. Deve rafforzare le politiche sociali, e stimolare i valori della solidarietà sociale insita nelle popolazioni nostrane».
I sindacalisti toccano tutti i grandi temi territoriali ma invocano anche la costituzione della Consulta socio-economica e del Lavoro, nella quale le forze politiche, sociali e istituzionali «dovranno avere la possibilità di confrontarsi e di discutere dei temi strategici dello sviluppo del territorio».
Tra le priorità, funzionali, ad una grande città, l’efficientamento della macchina comunale, sulla quale l’amministrazione Stasi sta lavorando da tempo ma con apparenti scarni risultati e Guido lo sottolinea: «Questa città ha il dovere di organizzare al meglio ogni sua funzione e ogni suo servizio, mettendo subito mano a un’organizzazione degli Uffici Comunali che sia veramente funzionale ai bisogni della collettività. Aver proceduto alla stabilizzazione di 148 Lavoratori contrattualizzati è stato un fatto importante e strategico, che finalmente ha reso giustizia ai sacrifici sopportati da quei lavoratori per oltre 20 anni. Allo stesso modo, la Cgil, la Funzione Pubblica e la Camera del Lavoro chiedono ora che si vada oltre. Occorre, sin da subito, determinare le ricadute orarie aggiuntive che il Comune potrà garantire con proprie risorse, affinché la stabilizzazione non si fermi al solo 50% del rapporto di lavoro, garantito dal finanziamento storicizzato regionale».
Sempre in ambito “comunale” «occorre procedere sin da subito alla riqualificazione del personale dipendente comunale, così come già richiesto dalla Funzione Pubblica Cgil comprensoriale, in modo da restituire dignità e giustizia sociale ai tanti lavoratori che da anni svolgono mansioni di gran lunga superiori a quelle d’inquadramento. E, ancora, è necessario che ogni settore, ufficio, servizio, abbiano una loro organizzazione funzionale ben definita, e che questa organizzazione sia ampiamente condivisa e sostenuta fra i lavoratori, dovendo dispiegare i suoi effetti sull’intero territorio comunale. I servizi, inoltre, dovranno essere facilmente accessibili e di immediata prossimità verso tutti i cittadini e – per ciò – dovranno avere una dislocazione territoriale di pronta rispondenza ai bisogni della collettività».
Giuseppe Guido e Vincenzo Casciaro si avviano alla conclusione riferendo di voler chiedere al sindaco Flavio Stasi un incontro che consenta di stabilire una «convergenza d’intenti, nonché di concordare un cronoprogramma entro il quale gli impegni che si assumono siano assolti».
«Per la Cgil – concludono – questi, e tanti altri temi, sono fondamentali per rafforzare nei cittadini l’importanza strategica della fusione. Ma serviranno anche per dare ai cittadini quel senso di orgoglio della nuova appartenenza, affinché sia evidente a tutti che non solo la fusione non toglie nulla alle preesistenti realtà territoriali, ma finirà con il potenziarle e per fare di Corigliano Rossano il vero polo attrattivo della Sibaritide, e uno dei pilastri socio-economici più importanti dell’intera Calabria. Infine, così come la Cgil ha già fatto per indirizzare e sollecitare la convocazione dell’Assemblea dei Sindaci, allo stesso modo oggi il sindacato vuole continuare a giocare il suo ruolo di guida e di governo dei processi – è la chiosa di Guido e Casciaro – poiché è stata partner privilegiata a sostegno di quella fusione che, ora, intende ulteriormente difendere e rafforzare».
Il “messaggio” della Cgil – anche quello subliminale – sarà recepito dal sindaco? (l.latella@corrierecal.it)

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