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Porto di Gioia Tauro, il sindaco Alessio: «La Zes non sia solo uno spot da campagna elettorale»

Il primo cittadino parla del rilancio dello scalo calabrese: «Manca un progetto complessivo e le infrastrutture adeguate ai tempi. La Regione faccia la sua parte»

Pubblicato il: 02/03/2020 – 12:07
Porto di Gioia Tauro, il sindaco Alessio: «La Zes non sia solo uno spot da campagna elettorale»

GIOIA TAURO La “svolta epocale” annunciata nei giorni scorsi dall’autorità portuale, con la piena operatività dello scalo aperto alle grandi navi anche di notte, sarà sufficiente per garantire il rilancio del porto di Gioia Tauro? Il sindaco Aldo Alessio si dice soddisfatto ma mancherebbero ancora alcuni tasselli importanti: un progetto complessivo per il transhipment, infrastrutture adeguate ai tempi, senza dimenticare il superamento del commissariamento dell’Autorità portuale e un’area industriale, fra le più grandi del Mezzogiorno, desertificata. «È chiaro – spiega all’AGI il primo cittadino – che far entrare nel porto le grandi navi che prima dovevano attendere l’alba per ragioni di sicurezza consentirà di recuperare tempo, a tutto vantaggio dell’attività del porto e della stessa occupazione, ma quello che serve è un piano nazionale per la portualità che non è mai esistito e continua a mancare».
LA ZES «Occorre prevedere – spiega ancora Alessio – sgravi fiscali per i porti che svolgono l’attività di transhipment. Se in Africa la manodopera costa molto meno, occorre che questo gap venga recuperato. E siccome non è possibile farlo sottopagando i portuali, occorre intervenire facendo leva sugli sgravi per abbattere i costi, per esempio riducendo la tassa d’ancoraggio». Si parla da anni della Zes, la zona economica speciale, obiettivo che il Governo ha rilanciato recentemente con il piano per il Sud, presentato proprio a Gioia Tauro, simbolo del fallimento dell’intervento pubblico nel Mezzogiorno, dove lo Stato avrebbe dovuto insediare un centro siderurgico mai realizzato. «Dagli anni Ottanta – ricorda il sindaco di Gioia Tauro – quando si discuteva della zona franca e non se n’è mai fatto niente. La si faccia, ma davvero, non se ne parli solo in campagna elettorale».
I COLLEGAMENTI Altro tasto dolente, i collegamenti: «Il porto – spiega il sindaco – va attrezzato adeguatamente con infrastrutture all’altezza dei tempi. Fra Paola e Salerno, lungo la ferrovia, ci sono gallerie che non consentono il passaggio di convogli con determinate caratteristiche. Investire per garantire infrastrutture moderne significherebbe rimettere in moto il Paese, non soltanto Gioia Tauro». Lo Stato, secondo Alessio, non ha fatto la sua parte: «Il porto di Gioia Tauro – spiega – è ripartito perché c’è un privato che ha voluto investire realizzando alcuni interventi che invece avrebbe dovuto essere la parte pubblica a garantire, dai piazzali alle gru. Non è una critica ha chi l’ha gestita finora – spiega – ma il commissariamento deve finire. L’ente non può limitarsi alla gestione ordinaria, occorre un lavoro di prospettiva a lunga scadenza. L’Autorità ha fra i suoi compiti quello di promuovere il porto nel mondo, al fine di fargli acquisire nuovi utenti. Di quei 20 milioni di containers che attraversano il Mediterraneo – dice Alessio – Gioia Tauro ne intercetta due. Occorre porsi l’obiettivo di portarne qui almeno 5».
IL DESERTO C’è poi il deserto che sta alle spalle del porto. Ettari di agrumeto dissodati negli anni Settanta, un centro abitato cancellato per fare spazio al centro siderurgico prima e alla centrale a carbone poi. Progetti falliti prima di nascere. Negli anni, grazie alla legge 488 che sostituì il vecchio intervento straordinario per il Mezzogiorno, era sorta qualche iniziativa privata, adesso i capannoni, realizzati con i contributi pubblici, sono di nuovo vuoti, spazzati dalla crisi. «E’ ora che lo Stato si riprenda ciò che gli appartiene – afferma il sindaco – sfruttando i fondi europei e affidandoli a giovani. La Regione, e il nuovo presidente Jole Santelli, deve rimetterlo in sesto – conclude Alessio – affidandolo a persone competenti, non all’amico del politico di turno, poi anche il Comune potrà fare la sua parte».

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