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«Quando si è abituati a gestire il presente»

di Franco Scrima*

Pubblicato il: 07/09/2020 – 11:12
«Quando si è abituati a gestire il presente»

Sembra che non ce ne siamo accorti, infatti non se ne parla, o se ne parla poco. La società, anzi una parte di essa, piuttosto che progredire sembra essere ritornata indietro di qualche secolo; addirittura ai “clientes” di romana memoria, quando tra il cittadino e il “patronus” si instaurava un rapporto noto come “relazione di patronato” che era una condizione al limite della sudditanza.
La differenza con i giorni nostri è che al tempo dei Romani la sudditanza aveva un rapporto giuridico pubblico, mentre oggi è diventata psicologica e investe la società tutta, “strutturata” in forma piramidale: chi sta al vertice è il leader e spesso le sue decisioni non si discutono; in altri casi è data, invece, la possibilità di un confronto.
La società rimanente, quella non intruppata nelle logiche correntizie dei partiti, con motivazioni diverse è assimilabile alla mitiga figura di “Fantozzi”, il “ragioniere” magistralmente interpretato da Paolo Villaggio il quale ha raccontato, in maniera geniale, la veridicità di ciò che accade al di fuori delle nostre abitazioni. Un “ragioniere” che ha incarnato la realtà nazionale e del Mezzogiorno, un individuo che patisce le angherie del potere più tiranno che imprenditore. Un sistema che non si discosta molto dai giorni nostri e che demarca i “confini” tra chi comanda e chi subisce, tra chi sta al potere e chi è “vittima” di esso. E purtroppo siamo così assuefatti alla subalternità che, inutile negarlo, esiste e ci priva persino della libertà da ridimensionare la nostra personalità, relegandoci in una sorta di rassegnazione dalla quale è difficile uscire.
Infatti, se così non fosse, avremmo dovuto reagire ad ogni sopruso come quello contenuto nell’articolo di Gazzetta del Sud con il quale Gaetano Mazzuca ci ha informati degli incarichi regionali retribuiti assegnati agli “amici” di partito.
Tutto secondo legge, ma sicuramente contro le norme morali e contro i principi della Carta Costituzionale che riconosce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà. Perché, dunque, prima di elargire incarichi non si è guardato tra gli elenchi dei disoccupati, molti dei quali anche laureati, per individuare persone ai quali affidarli? C’è anche da ricordarsi che il principio della solidarietà è contenuto in un articolo dalla Costituzione del nostro Paese; solidarietà che vincola lo Stato, il legislatore ed i cittadini ed è prevista tra i valori fondanti dell’ordinamento giuridico, tanto da essere solennemente riconosciuta e garantita, insieme ai diritti inviolabili dell’uomo, come base della convivenza sociale.
Nella città dei Tre Colli, finita l’epoca delle grandi intelligenze politiche, sembra che la leadership sia stata opzionata da alcune lobby che prediligono agire rimanendo nelle retrovie lasciando che persone, spesso senza educazione politica, con il piglio di strateghi, assumono la responsabilità di governo senza capire l’entità ed i risvolti di un intervento piuttosto che di un altro, senza pensare alla organicità delle cose da fare riguardo a quelle da evitare, non sapendo che non è questo il modo per garantire una diversa e migliore qualità della vita rispetto a quella appena decente che si è costretti a fare.
A Catanzaro l’impressione è che, negli ultimi venti anni, ci si sia limitati, nel bene o nel male, a “gestire il presente”, senza guardare un po’ più in là del proprio naso. E la mancata capacità di costruire una città diversa da quella che ci troviamo, ne è l’esempio più eloquente.

*giornalista

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