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«Mi serve una prova che il 6 aprile ero a casa mia, in Romania»

I dettagli dell’inchiesta che hanno portato al fermo di Angelica Melania Serban accusata di aver ucciso Damiano Oriolo. Le intercettazioni nel carcere per procurarsi un falso alibi ed i commenti co…

Pubblicato il: 10/10/2020 – 7:52
«Mi serve una prova che il 6 aprile ero a casa mia, in Romania»

di Michele Presta
COSENZA
«Mi serve una prova che il 6 aprile ero a casa mia, in Romania». Angelica Melania Serban parla al telefono con il suo compagno. Chiama dal carcere di Reggio Calabria dove sconta una pena per furto ma solo alla fine di settembre scopre di avere alle calcagna gli investigatori della squadra mobile di Cosenza. Gli uomini diretti da Fabio Catalano annotano i toni e le parole di quelle conversazioni che finiranno tutte nel fascicolo d’inchiesta del sostituto Marialuigia D’Andrea che ha portato all’arresto della donna per l’assassinio di del 79enne Damiano Oriolo. È tra le pagine della richiesta avanzata dal pm che tutti i fatti vengono circoscritti. Elemento dopo elemento, indizio dopo indizio. Annotazioni utili a fare luce sull’omicidio del 79enne , di cui non si hanno più tracce dal 6 aprile del 2017 giorno in cui i familiari ne hanno denunciato la scomparsa. Angelica Melania Serban è indiziata di delitto e quando scopre di essere indagata per quella strana sparizione, dal carcere di Reggio Calabria cerca in tutti i modi di procurarsi un alibi. Una controprova alle accuse schiaccianti, di questo ha bisogno e di questo parla al telefono con Claudiu. «Ne ho davvero bisogno. Devi mandare all’avvocato una prova che io ero in Romania nel 2017. La data è il sei aprile». Ma se l’indagata è convinta che tra i documenti conservati nella sua casa in Romania ci sia la prova che possa scagionarla, dall’altro capo del telefono riceve sempre risposte negative. «Nel 2018 siamo stati assunti,  ho trovato la busta paga di maggio!» dice Claudiu ma Angelica Serban replica: «Ecco ascolta Claudiu mio, io so che nel 2017 siamo stati assunti perché non stiamo insieme da 3 anni ohi orbo?». La chiamata diventa ancora più concitata quando l’uomo le riferisce di aver finalmente trovato una carta che certifica il loro impiego in una fabbrica tessile, salvo poi ritornare lo sconforto considerato che si tratta di un documento con la data del 2018. «Ecco e sulle buste paga “ai carra canci” (che in romanì significa “fare cambiamenti”, ndr)» suggerisce la Serban, circostanza che però è da escludere perché: «E’ scritto a macchina». Sospiro profondo al telefono. «All’avvocato basterebbe qualsiasi prova».
Le due telefonate intercettate dalla polizia per i magistrati sono la conferma della propensione a delinquere della donna e di come stia cercando in tutti i modi di inquinare il quadro probatorio.
«SE NON LO TROVANO SI CHIUDE» Ma non ci sono solo le conversazioni telefoniche tra gli atti prodotti dagli inquirenti. Saputo della custodia carceraria in Calabria la procura si è attivata anche per ascoltare cosa raccontasse la donna in carcere. E chiacchierando con una compagna di cella, anch’essa di origini rumene, ammette di avere un problema nella costruzione di un alibi. «Io ho i documenti… però solo quelli del 2018 perché quelli del 2017 li ha presi l’avvocato. Ho cominciato a lavorare in Romania il 2017 nel mese di maggio» racconta. «Se tu dai quel foglio chiudono (la storia finisce ndr) – replica un’altra donna – perché non lo trovano più. Se l’ha (difficile capire se si fa riferimento all’interlocutore o ad una terza persona, ndr) buttato in qualche posto per mangiarlo i pesci». «Si forse l’hanno mangiato i pesci, chissà chi lo ha mangiato che non si trova» replica l’imputata.
DUE SUPER TESTIMONI Nonostante siano trascorsi ormai tre anni dal 6 aprile del 2017 due persone hanno riferito di aver visto in compagnia di Damiano Oriolo, l’indagata Angelica Serban. Entrambi dopo aver descritto le fattezze fisiche davanti al campionario fotografico hanno indicato la donna originaria dell’est come quella in cui si trovava l’uomo nativo di Lappano in quello che probabilmente è stato l’ultimo giorno della sua vita. Il giro di vite dei quattro si è consumato lungo la statale 107 silana crotonese. Uno dei due, ha riferito ai poliziotti di averlo riconosciuto nitidamente il giorno che lo ha incrociato poiché si conoscevano da tanto tempo. L’altro, venuto a conoscenza dell’accaduto tramite i giornali ha raccontato il loro incontro e di come abbia carpito che tra la donna e l’anziano signore ci fosse stato un diverbio. (m.presta@corrierecal.it)

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