di Alessia Truzzolillo
LAMEZIA TERME Sfruttate, insultate, trattate in modo aggressivo, costrette a commettere illeciti. Quattro donne che lavoravano per un call center hanno vissuto in condizioni lavorative a dir poco avvilenti da novembre 2016 a febbraio 2019. È in questo arco di tempo che si concentrano le indagini della Guardia di finanza di Lamezia Terme, coordinate dal procuratore della Repubblica di Lamezia, Salvatore Curcio, e dal sostituto Giuseppe Falcone. Le indagini si sono chiuse con l’iscrizione di Gioele Mancuso, 37 anni, nel registro degli indagati con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Non solo. La Procura, sulla base delle informative delle fiamme gialle, ha ottenuto dal gip l’applicazione della misura cautelare del controllo giudiziale dell’azienda e il sequestro di oltre 9.500 euro ritenuti il profitto del reato di sfruttamento.
LAVORO DA INCUBO Le quattro dipendenti sfruttate si erano rivolate alla Slc Cgil, Il cui coordinatore regionale è Alberto Ligato il quale, a sua volta, ha segnalato la cosa alla Guardia di finanza. Da qui sono partite le indagini che hanno svelato le condizioni di sfruttamento delle donne, costrette dal bisogno, anche a causa dell’assenza di altre opportunità di lavoro sul territorio, a lavorare in condizioni che violavano palesemente le norme del contratto collettivo nazionale. Sfruttate sulla paga, sull’orario di lavoro e sulle ferie, le dipendenti erano anche costrette a commettere illeciti a vantaggio del datore di lavoro, ed erano sottoposte a insulti ed espressioni aggressive e offensive ogni qualvolta cercavano di far valere i propri diritti. Ora a Mancuso è stata notificata la chiusura indagini con la quale gli viene contestato il reato di sfruttamento e, visto che l’attività di call center veniva effettuata con una società, è stato contestato anche l’illecito della “responsabilità amministrativa degli enti”, poiché il reato di sfruttamento è stato chiaramente commesso nell’interesse e, comunque, a vantaggio dell’impresa stessa. (a.truzzolillo@corrierecal.it)
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