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L’aiuto alle farmacie dei Grande Aracri e i voti alle regionali del 2014. Le accuse della Dda a Tallini

Per i magistrati, lo storico esponente di Forza Italia sapeva del reimpiego di capitali illeciti e del coinvolgimento del fratello del boss di Cutro nel business. Il ruolo di portatore di voci di u…

Pubblicato il: 19/11/2020 – 9:25
L’aiuto alle farmacie dei Grande Aracri e i voti alle regionali del 2014. Le accuse della Dda a Tallini

di Pablo Petrasso
CATANZARO
Pur «non facendone organicamente parte», Domenico Tallini – agli arresti domiciliari nell’inchiesta Farmabusiness diretta e coordinata dal procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto, Vincenzo Capomolla e dai sostituti procuratori Paolo Sirleo e Domenico Guarascio – avrebbe concorso «nella partecipazione all’associazione di ‘ndrangheta dei Grande Aracri di Cutro». L’accusa nei suoi confronti (i magistrati avevano chiesto l’applicazione della misura cautelare in carcere) è di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso. Questo perché, prima come assessore regionale fino al 2014 e poi come candidato alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale dello stesso anno, e ancora successivamente come consigliere regionale, avrebbe fornito «un contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione il rafforzamento delle capacita operative dell’associazione». Lo storico esponente di Forza Italia avrebbe promesso e assicurato, «in cambio del sostegno elettorale promesso e attuato da parte del sodalizio la sua disponibilità nei confronti» della cosca. Il clan, secondo l’accusa, era interessato ad avviare ed esercitare l’«attività imprenditoriale della distribuzione all’ingrosso di prodotti farmaceutici», per mettere le mani sull’intero settore.
Tallini, nello specifico, sarebbe intervenuto per «accelerare l’iter burocratico per il rilascio di necessarie autorizzazioni nella realizzazione del “Consorzio Farma Italia” e della società “Farmaeko”, che prevedeva la distribuzione dei cosiddetti medicinali da banco sul territorio nazionale». Il politico avrebbe promosso «la nomina del responsabile del relativo ambito amministrativo regionale» e concorso «a indurre i soggetti preposti a rilasciare la necessaria documentazione amministrativa e certificazione». Secondo il gip l’indagato «spendeva il suo ruolo di assessore regionale uscente della Regione Calabria per favorire la conclusione dell’iter amministrativo per il rilascio delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento dell’attività del Consorzio FarmaItalia riconducibile alla cosca Grande Aracri». E per il giudice «l’intervento di Tallini spianerà ogni asperità che si presentava sul cammino amministrativo della costruzione del Consorzio e farà addirittura “spostare una montagna”, vale a dire che, utilizzando il suo potere di assessore regionale, riorganizzerà il Dipartimento interessato, facendo sì che una persona “gradita” potesse assumere l’atto autorizzativo».
Un rapporto che non si sarebbe fermato soltanto agli aiuti amministrativi. Per la Dda di Catanzaro, Tallini «pur consapevole del reimpiego di capitali illeciti provenienti dal delitto associativo di stampo ‘ndranghetistico», avrebbe concorso «nei progetti commerciali inerenti la distribuzione dei farmaci (…)» e avrebbe imposto «nella struttura societaria della Farmaeko l’assunzione e l’ingresso, quale consigliere, del figlio Giuseppe. Con ciò, il politico avrebbe rafforzato il sodalizio e incrementato «la percezione della sua capacità di condizionamento e di intimidazione».
I magistrati della Dda illuminano la figura di Domenico Scozzafava, 39enne considerato vicino al clan dei Gaglianesi tanto da andare «in giro a piazzare bottigliette incendiarie». E considerano strano che un assessore regionale possa avere rapporti stretti con una persona che sarebbe legata ad ambienti criminali. «La risposta – per gli inquirenti – è che Scozzafava è “l’uomo della pioggia” di Tallini, un formidabile portatore di voti». Attività che l’antennista avrebbe svolto anche in tempi recenti, fino alle ultime elezioni regionali, quelle del gennaio scorso: «L’attività di Scozzafava a favore del Tallini – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – si protrarrà anche in occasione delle elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale e l’elezione del sindaco di Catanzaro, 11-25 giugno 2017 e soprattutto, per quel che più interessa in questa sede, in occasione delle elezioni regionali del 26 gennaio 2020 e delle elezioni politiche nazionali del 4 marzo 2018».
I due, sempre stando all’inchiesta, diventano addiritura soci nell’affare del business delle farmacie «e sarà sempre Scozzafava a tenere al corrente Tallini di tutto ciò che accade, minuto per minuto». Il politico forzista – che ha ottenuto nelle Regionali incriminate, quelle del 2014, 9.939 voti – avrebbe «avuto chiaramente contezza che nell’affare era presente (e non certo come legale) il fratello del boss di Cutro». Nonostante tutto – la scarsa «trasparenza» nella vicenda, la «certezza» della «provenienza dissimulata dei capitali», le intimidazioni sorte da dinamiche interne al Consorzio – Tallini «non prende mai le distanze» e, addirittura, dopo un litigio con il figlio che vorrebbe uscire dall’affare, «si spende per convincerlo a “non mollare”».
L’allora assessore regionale ha sempre cercato di evitare «ogni contatto diretto con i cutresi», ma gli inquirenti evidenziano «la visita in assessorato di personaggi del Crotonese che andavano a promettergli voti» il 5 ottobre 2014.
Si evincerebbe da un conversazione registrata nel novembre 2014. «A chi state portando? A Sergio (Costanzo, ndr)», chiese un cugino a Scozzafava. «No, a Mimmo – è la risposta». In effetti nel dialogo non ci si preoccupa che i voti siano «effettivi», almeno riguardo ai discorsi su «Sellia», ma una frase viene sottolineata dagli investigatori: «Te li raccolgo, non ti preoccupare, e vedi tu che è sempre grazie a lui se partiamo… dobbiamo ringraziare… al momento è forte e probabilmente sarà sempre il numero uno a Catanzaro Mimmo… e non c’è niente… pure che non sale… ma sempre la minoranza». Scozzafava risponde: «Li porta, li porta, perché ora li prende pure a Crotone, Vibo. E domani vado a Cutro che devo fare un lavoro e per i voti pure… Un poco di voti glieli ho trovati pure là pure».
Le due realtà imprenditoriali nel campo dei farmaci, alla fine della storia, falliranno. «Ma Domenico Tallini – appuntano gli inquirenti – ne avrà un formidabile ritorno elettorale». (p.petrasso@corrierecal.it)

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