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L’antennista Sky che tiene insieme ‘ndrangheta e politica

Il ruolo di Domenico Scozzafava nel “Farmabusiness” stroncato dalla Dda di Catanzaro. L’idea nata da un incontro con l’ex senatrice Mancuso. La «smisurata ambizione», la possibilità di partecipare …

Pubblicato il: 19/11/2020 – 13:22
L’antennista Sky che tiene insieme ‘ndrangheta e politica

di Pablo Petrasso
CATANZARO
«La smisurata ambizione di Domenico Scozzafava è un tratto della sua personalità che emerge in ogni piega degli atti investigativi».
Agli «ambienti criminali più influenti» chiede consiglio «per ampliare la sua attività di tecnico antennista e di concessionario Sky in tutta la Calabria». L’ambizione, però, lo porta «sin dentro la “Tavernetta” della famiglia Grande Aracri (l’inchiesta documenta un «summit» del 7 giugno 2014, ndr) per mettersi a disposizione stabilmente, facendosi garante degli aiuti dell’assessore regionale Tallini nella realizzazione dell’affare “Farmaci”». Non basta, perché Scozzafava «ha anche delle ambizioni politiche». Le indagini, infatti, dimostrerebbero «anche la sua qualità di grande elettore di Domenico Tallini, il quale realizzerà il suo successo elettorale grazie a una messe di voti che gli proviene da località del territorio crotonese». L’idea imprenditoriale «del tutto legittima» di Anna Maria Mancuso – già senatrice del Popolo delle Libertà, ora segnalata vicina alla Lega, originaria di Zagarise, che conosce Scozzafava durante una vacanza a Sellia Marina nel 2013 – «verrà veicolata» dall’antennista al Grande Aracri, mentre la donna politica calabrese sparisce progressivamente dalla scena. È la cosca a “governare” il business mentre l’ambizioso trait d’union tra clan e colletti bianchi spende il nome dell’allora assessore regionale al Personale. Per i magistrati, «l’intervento di Tallini ci sarà e sarà oltremodo efficace». Paolo De Sole, il commercialista a cui viene affidata l’architettura dell’affare farmaceutico, e il tuttofare legato al clan cercano di «assicurarsi un contatto privilegiato all’interno dell’ente preposto alla pianificazione. Infatti Tallini era assessore al Personale, che è materia che con la sanità e/o l’economia ha ben poco a che fare». Gli eventi successivi, per i magistrati della Dda, dimostrerebbero «che era stata trovata “la persona giusta”».
LO SPESSORE CRIMINALE Da parte sua, invece, Scozzafava è l’uomo adatto per intrattenere rapporti con i clan di Cutro. «Ha profondi legami con tale frangia della criminalità calabrese – appuntano i magistrati della Dda – la cui operatività è stata accertata dall’operazione Kyterion». Non è l’unico uomo vicino alle cosche che finirà per comparire nell’affare dei farmaci. Pancrazio Opipari, «altro personaggio di indubbio spessore criminale» viene «nominato, pur senza averne alcun requisito tecnico, addirittura magazziniere di un consorzio che, grazie all’intervento di Tallini, otteneva l’autorizzazione alla distribuzione di farmaci e, successivamente, anche l’autorizzazione alla distribuzione all’ingrosso di sostanze stupefacenti e psicotrope».
IL SISTEMA L’inchiesta della Dda di Catanzaro incastra i tasselli di un mondo che tiene insieme presunti criminali (Scozzafava), faccendieri (come Walter Manfredi) e soggetti istituzionali (Tallini). “L’uomo della pioggia” Scozzafava non ha dubbi sulla disponibilità della politica: «“Alla fine lo vedi qua lui (Domenico Tallini) come ci rispetta senza che andiamo, eh quando lo chiamiamo, lo vedi subito, tac.. a disposizione». Manca soltanto l’ultimo passaggio, quello economico, cioè «l’organizzazione inerente il “consorzio dei farmaci”, dicendo testualmente». «Noi acquistiamo dalle farmacie – sintetizza Scozzafava – aumentiamo il loro fatturato anche delle farmacie, perché aumentano il fatturato. E noi li rivendiamo o all’estero, o ad altre parti».
IL «NIPOTE DI QUELLO» È dal 4 dicembre 2013 che compare sulla scena un nuovo «personaggio misteriosamente chiamato “commercialista”». L’ambizioso antennista lo descrive al telefono con un’amica come «il nipote di quello». Non serve molto tempo agli inquirenti per «comprendere come l’utilizzazione del termine “commercialista” costituisca il malcelato tentativo di nascondere l’identità di Salvatore Grande Aracri, residente a Brescello, figlio di Francesco Grande Aracri (in quel momento libero) e, soprattutto, nipote di Nicolino Grande Aracri, detentore della carica di Crimine (Capo) della Provincia» mafiosa. In un pranzo a Le Castella, Scozzafava riferisce al «nipote di quello» e ad altri commensali «che l’assessore Domenico Tallini aveva “le carte già pronte”» e che aveva ricevuto una telefonata in cui il politico «gli aveva annunciato di avere “già tutto pronto per quel discorso”». (p.petrasso@corrierecal.it)

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