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Dopo la manifestazione degli “invisibili”. «Mettere in sicurezza la strada per evitare altre morti»

Diversi gli appelli dopo lo sciopero dei lavoratori della tendopoli. Il sindaco di Gioia Tauro: «Sono anni che chiediamo un intervento su quel tratto stradale». In programma il comitato dei sindaci…

Pubblicato il: 22/12/2020 – 9:00
Dopo la manifestazione degli “invisibili”. «Mettere in sicurezza la strada per evitare altre morti»

GIOIA TAURO «La strada che attraversa i diversi paesi e le campagne della Piana di Gioia Tauro è abbandonata da anni e più volte abbiamo chiesto di metterla in sicurezza ma non abbiamo avuto risposte». In collegamento con gli studi Rai, il giorno dopo la protesta dei lavoratori della tendopoli, il sindaco di Gioia Tauro, Aldo Alessio chiede che venga mantenuta alta l’attenzione sul tema. «Di notte possono facilmente accadere questi incidenti e non va bene. Abbiamo chiesto Per questo una pista ciclabile che possa essere utilizzata dalle persone che escono alle prime luci dell’alba e rientrano la sera al buio, per garantire la loro sicurezza ed evitare questo tipo di drammi».
Richieste a lungo inevase, come anche quelle delle centinaia di persone che ieri hanno percorso in corteo la Piana al grido “casa, lavoro, documenti, dignità”. «Negli anni – dice Alessio – non è cambiato nulla nella tendopoli di San Ferdinando e negli altri insediamenti. La situazione è la stessa di quindici anni fa. In questo periodo di restrizioni e contagi, pur di farli andare a lavorare gli veniva detto che potevano andare senza protezioni. Così non è giusto, stiamo parlando di esseri umani».
Secondo Alessio, «le istituzioni si devono fare carico di una nuova politica sull’immigrazione che deve gestire meglio questo fenomeno».
Programmato il comitato dei sindaci della Piana insieme a Giuseppe Idà di Rosarno e Andrea Tripodi di San Ferdinando, che ancora una volta è tornato ieri sulle condizioni precarie nelle quali sono costretti a soggiornare i residenti della tendopoli rimasti. «Il degrado, l’incuria, la desolazione, il buio che avvolge il teatro di questa ennesima morte – dice – non è legato all’imponderabilità, ma all’indifferenza accidiosa e malandrina di chi ha consentito che fosse trasformata in pattumiera un’area destinata allo sviluppo e la fermento produttivo. Gora Gassama è morto come muoiono i cani, sul ciglio di una strada non illuminata, mentre il resto del mondo vive il rammarico del mancato cenone natalizio».
«NECESSARIO UN IMPEGNO CORALE» Fin da subito il segretario Cgil della Piana, Celeste Logiacco, aveva lanciato l’allarme sottolineando come «il tratto di strada di via Pozzillo alle spalle del porto di Gioia Tauro a pochi passi dalla Nuova Tendopoli di San Ferdinando, vergognosamente buia senza alcuna illuminazione e priva di servizi, vede tutti i giorni transitare lavoratori a bordo delle loro biciclette che si recano o tornano dal lavoro in condizioni di sicurezza certamente precarie: strada di competenza del Corap che da Gioia Tauro porta all’ingresso dell’area portuale, una strada percorsa costantemente anche da cittadini e lavoratori dell’area industriale del porto, denominata ormai “strada della morte” per pericolosità e numero di sinistri. Tutto questo non può essere considerato normale e inevitabile». Secondo Logiacco si rende dunque necessario «un impegno corale e costante contro lo sfruttamento, il lavoro sottopagato, le condizioni di vita che umiliano e, spesso, uccidono come accade da anni. Da troppo tempo chiediamo azioni concrete sollecitando tutte le istituzioni ad assumersi la responsabilità di porre fine al degrado abitativo che caratterizza il territorio della Piana».
«Per questo – aggiunge – non è più rinviabile che la Regione Calabria e chi di competenza, immobili ed in forte ritardo, si attivino per trovare definitivamente soluzioni immediate rispetto alla messa in sicurezza della strada che costeggia la prima zona industriale del porto di Gioia Tauro e si dia seguito agli impegni presi ai tavoli istituzionali: ogni ulteriore ritardo potrebbe avere conseguenze fatali ed inaccettabili».

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