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«Sanità, si cambi spartito per ridare fiducia ai cittadini»

di Mimma Iannello*

Pubblicato il: 05/01/2021 – 16:14
«Sanità, si cambi spartito per ridare fiducia ai cittadini»

In quest’ultimo decennio di tormentate vicende sanitarie non è mancata la voce di chi ha richiamato la governance della sanità a principi di efficacia, eticità e trasparenza denunciando gestioni e storture organizzative assenti di visione e fallimentari negli obiettivi di riorganizzazione. Il governo della sanità non è mera allocazione di numeri o forbice cesoria sui servizi, è scopo sociale di rango costituzionale che deve saper rispondere al preciso obiettivo di garanzia di servizi di cura appropriati per i cittadini di ogni età, di ogni area e di ogni censo. La storia sanitaria della Calabria ci consegna un racconto in cui, tranne sacche di resistenza, la produzione di servizi sanitari è stata piegata alla mala gestione, ad interessi e speculazioni, a bivacchi della mala politica e della criminalità organizzata. Il costo per i cittadini e per le comunità è noto: disservizi e calvari sanitari, debiti fuori controllo, infiltrazioni ‘ndranghetistiche, business a gogò, danni all’erario. In mezzo, cinque Commissari ad acta, ornamentali e costosi supporti ministeriali, circa 1.600 decreti commissariali e, non ancora, un’idea precisa di quella che dev’essere la sanità in Calabria per rispondere al crescere del fabbisogno di salute atteso che, la nostra regione ha il più alto tasso di mortalità infantile e la più bassa aspettativa di vita. Consola poco avere sole e mare se il contesto socioeconomico e sociosanitario di fatto, accorcia la vita e se mancano adeguati servizi di cura e di prevenzione e se le nuove infrastrutture sanitarie tardano a venire e quelli esistenti sono a rischio per incuria e vetustà nonostante le tante risorse dedicate. Per tanti calabresi, nonostante consapevoli dell’importanza del servizio pubblico sanitario, il rapporto con la sanità della propria regione, è divenuto conflittuale. D’altronde, è difficile spiegare loro perché, nonostante chiamati a ripianare i debiti e contribuire all’accesso alle prestazioni previo il pagamento del ticket, non abbiano in cambio servizi a cui affidarsi per le proprie cure e, in troppi casi, costretti a rivolgersi al privato a pagamento o attendere lunghi tempi d’attesa divenuti smisurati. Questo è un costo sociale di cui nessuno, ad oggi, si è assunto la responsabilità.
L’auspicio è che il nuovo Commissario ad Acta, possa riparare ad anni di disastri sanitari. Non sarà facile, ne potrà essere una sfida vincente se non si mettono in campo le migliori energie di tutti i protagonisti che hanno titolo a rappresentare i bisogni di salute dei cittadini e del lavoro e se non si bonificano le postazioni dirigenziali da collusioni, inadeguatezze e mala gestione. Ciò è ancor più necessario in una fase congiunturale in cui occorre costruire il giusto clima di fiducia verso il Sistema sanitario pubblico per affrontare la battaglia complicata contro il Covid. In questa direzione i cittadini non possono essere lasciati appesi alla sola informazione televisiva o dei social ma, occorre vengano accompagnati da corretti strumenti d’informazione, a partire da una diffusa campagna sulla vaccinazione anti-Covid, per sfatare fake news e negazionismi. Preoccupa però non trovare traccia del piano regionale di vaccinazione Covid che dica dove, come, quando e con quali strumenti e personale verrà effettuata la vaccinazione in Calabria atteso che, stante i numeri, sono circa 555.000 i potenziali soggetti ultra 60enni da vaccinare oltre a tutte le categorie a rischio. C’è davanti un lavoro ordinario e straordinario, intenso e delicato, per costruire e resistere di fronte ai nuovi bisogni di salute. Un lavoro, quello della vaccinazione anti Covid, che non può essere affidato al caso considerato che, manca personale dedicato e persino le siringhe. Occorre fugare ogni incertezza per nutrire di fiducia e di speranza la capacità del Paese di fronteggiare l’emergenza. Così, occorre dare gambe al lavoro per abbattere le liste d’attesa e assicurare la continuità assistenziale attraverso servizi ospedalieri, di territorio e dell’emergenza capaci di garantire la presa in carico di ogni paziente h24. Nel frattempo, come da recente delibera del Commissario ad acta, si apprende che sono state approvate le misure per il ripiano dei disavanzi di gestione delle Aziende provinciali e ospedaliere per l’anno 2018 sulla base del consolidamento delle risultanze contabili e dei rilievi del Tavolo tecnico ministeriale. L’ultima amara constatazione per i cittadini calabresi: dei 234,5 di milioni euro circa di disavanzo, a copertura divenuti 41.812.638 di euro, per 48.756.000,00 di euro il disavanzo è stato coperto dall’incremento delle aliquote Irpef e Irap rispettivamente dello 0,3% e dello 0,15% e, per 74.489.000,00 di euro da altri provvedimenti tributari in materia di addizionale Irpef. Insomma, a pagare la pessima gestione sanitaria restano i cittadini in termini di sacrifici umani e di costi economici. Una vera beffa alla resistenza e alla sopportazione. L’anno appena iniziato non potrà suonare la vecchia musica. C’è bisogno di cambiare spartito e suonatori d’orchestra. Auspichiamo che il nuovo “direttore” intoni presto lo spartito giusto. Eppure, nel mentre nel Paese s’invocano ristori, sanatorie e moratorie fiscali, ci sono Aziende, come l’Asp di Cosenza, che si ricorda di accertare il pagamento dei ticket di pronto soccorso del 2010 allo scadere prescrizionale dei 10 anni. Storie di tragicomica amministrazione sanitaria in salsa calabrese.

*Presidente Federconsumatori Calabria APS

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