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L’inchiesta

Bilanci falsati e incarichi “aggiustati” all’Asp di Cosenza, indagati 15 dirigenti

Nonostante le irregolarità, i bilanci 2015-17 sono stati comunque approvati. Emerse una serie di reati di falso e di abusi d’ufficio

Pubblicato il: 05/02/2021 – 12:04
Bilanci falsati  e incarichi “aggiustati” all’Asp di Cosenza, indagati 15 dirigenti

COSENZA I bilanci consuntivi dell’Asp di Cosenza, nel triennio 2015-17, sarebbero stati falsificati per rappresentare una realtà economico-patrimoniale, già di per sé caratterizzata da cronici e consistenti disavanzi, più edulcorata di quanto non fosse, «con lo scopo conclamato di riportare perdite di esercizio di gran lunga inferiori a quelle effettive e consentire così un allineamento posticcio dei dati contabili dell’azienda sanitaria cosentina a quelli del bilancio preventivo regionale, che consolida i dati di bilancio di tutte le aziende sanitarie calabresi». Con questa accusa i finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza hanno eseguito questa mattina sei misure cautelari personali del divieto di dimora, tre nella Regione Calabria e tre nel Comune di Cosenza, nei confronti dell’ex Direttore Generale, Raffaele Mauro, del Direttore Amministrativo e del Direttore Sanitario in servizio all’Asp di Cosenza negli anni 2016-2017-2018 nonché nei confronti del Direttore U.O.C. Affari Legali e Contenzioso pro-tempore presso l’Asp di Cosenza, in carica fino mese di agosto 2020, del Direttore UOC Gestione Risorse Umane presso l’Asp di Cosenza, Remiggio Magnelli, e di un collaboratore Amministrativo. Contestualmente, sono stati notificati gli avvisi di fissazione dell’interrogatorio, ex art. 289 c.p.p. in relazione alla richiesta di misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio, avanzata dalla Procura della Repubblica di Cosenza nei confronti di ulteriori nove indagati.

I nomi

Questi i nomi delle persone indagate dalla Procura di Cosenza: Raffaele Mauro, Luigi Bruno, Francesco Giudiceandrea, Maria Marano, Giovanni Francesco Lauricella, Antonio Scalzo, Carmela Cortese, Remigio Magnelli, Fabiola Rizzuto, Elio Pasquale Bozzo, Alfonso Luzzi, Aurora De Ciancio, Nicola Mastrota, Bruno Zito, Vincenzo Ferrari, Massimo Scura, Antonio Belcastro, Saverio Cotticelli e Gennaro Sosto.

Gli incarichi

Bilanci falsificati, ma non solo. Nel corso delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Cosenza, guidata da Mario Spagnuolo, i finanzieri hanno anche ricostruito come, è scritto, «le assegnazioni di importanti incarichi dirigenziali, dissimulate sotto forma di procedure apparentemente rispettose dei principi di legalità e trasparenza, siano in realtà avvenute in violazione dei più elementari principi normativi in materia, abusando del proprio ufficio. I casi più eclatanti hanno riguardato la formulazione di delibere di assunzioni nelle quali i requisiti di partecipazione venivano predeterminati sulla scorta di interpretazioni personalistiche dei vigenti criteri fissati dalle leggi e dalla contrattazione collettiva, in funzione dei titoli e dei curricula degli aspiranti in un’ottica marcatamente clientelare».

Falso e abuso d’ufficio

In particolare, le attività investigative – è scritto – avrebbero «evidenziato una serie di reati di falso (documentale ed ideologico) e di abusi d’ufficio concernenti l’arbitraria attribuzione di incarichi di responsabilità di unità organizzativa all’interno dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, parallelamente all’adozione di procedure di nomina di dirigenti aziendali, in violazione della specifica normativa di settore nei ruoli di Responsabile dell’Unità Operativa Semplice protesica (in relazione al quale non sono stati rispettati i requisiti di permanenza quinquennale nella qualifica di dirigente medico per l’attribuzione della qualifica dirigenziale), di Dirigente Amministrativo (in relazione alla quale veniva adottata un’errata procedura di mobilità al fine di agevolare intenzionalmente una specifica concorrente) e di Responsabile dell’Unità Operativa Semplice Risk Management e governo clinico (in relazione alla quale venivano completamente disattesi sia i requisiti richiesti per ricoprire il ruolo a concorso che le procedure adottate)».

Accantonamenti insufficienti

Le indagini eseguite dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia EconomicoFinanziaria Cosenza hanno disvelato che «la disastrosa situazione economica-finanziariapatrimoniale in cui versa una delle aziende sanitarie più importanti a livello nazionale è in realtà dovuta ad un sistema di malaffare che, stratificatosi nel corso degli anni ed aggravato da una sostanziale inefficacia del sistema dei controlli delle competenti autorità regionali, ha consentito di occultare un progressivo ed inarrestabile depauperamento delle risorse dell’Ente sanitario, con inevitabili gravi ripercussioni sulla capacità di garantire Livelli Essenziali di Assistenza qualiquantitativamente adeguati. È emerso, in particolare, il doloso occultamento di una preponderante quota del contenzioso legale sorto negli anni dal 2015 al 2017 e, conseguentemente, l’insufficiente imputazione degli accantonamenti annuali al correlato Fondo Rischi e Oneri, che è risultato del tutto inadeguato rispetto alla sua naturale funzione, ovvero la copertura prudenziale dei possibili rischi di futura soccombenza in giudizio. L’insufficienza degli accantonamenti ha consentito di limitare l’impatto economicopatrimoniale sui conti aziendali, atteso che, laddove per il triennio considerato si fosse tenuto conto dei maggiori componenti negativi di reddito, si sarebbe determinata una perdita di esercizio complessiva ampiamente superiore rispetto al dato risultante dai conti aziendali presentati, in un contesto che vede un contenzioso legale pendente di oltre mezzo miliardo di euro, cifra sintomatica di una gestione amministrativo-contabile e degli affari legali del tutto inefficiente. Un importo che potrebbe risultare sottostimato, considerato che sono emersi molteplici e convergenti riscontri circa l’esistenza di 287 milioni di euro di prenotazioni presso terzi (ovvero presso il tesoriere), quindi ulteriori somme assegnabili alle controparti dell’Azienda per effetto della soccombenza in giudizio, di cui 102 milioni già vincolati (e quindi non più nella disponibilità dell’Azienda) presso la Banca d’Italia per effetto dell’avvenuta assegnazione giudiziale».

Il quadro economico-finanziario

A completare un quadro così disastrato dei conti – secondo gli inquirenti – sono da aggiungersi un marcato disallineamento tra il saldo di cassa effettivo (disponibile presso l’istituto di credito tesoriere) e quello risultante a bilancio, motivato dal mancato regolarizzo di oltre 54 milioni di euro di “sospesi di cassa”, ovvero di somme non più disponibili in quanto già pagate dal tesoriere, nella stragrande maggioranza dei casi per effetto dei “pignoramenti presso terzi” ottenuti in sede giudiziale dai creditori dell’Azienda e la mancata contabilizzazione degli incassi dei crediti vantati nonché la mancata svalutazione e stralcio di quelli da ritenersi inesigibili. Inoltre, i crediti di cui al bilancio consuntivo al 31/12/2017 sono stati appostati sulla base di dati extracontabili e, pertanto, non rispecchiano i dati risultanti dalla contabilità dell’Azienda. Ma, nonostante le gravi e reiterate irregolarità gestionali e contabili ed i pareri contrari espressi dal collegio sindacale, i bilanci del triennio 2015-2017 sono stati comunque approvati dagli organi di controllo istruttorio.

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