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storia delle mafie

«Le mafie hanno trasformato la violenza in potere». Solo a Reggio duemila vittime dal 1980 al ’93

Il saggista e politico Isaia Sales dà i numeri del fenomeno. «I clan hanno entrate per 3.491 milioni. Arrestati 76mila affiliati dal 2004 al 2020»

Pubblicato il: 15/02/2021 – 10:13
«Le mafie hanno trasformato la violenza in potere». Solo a Reggio duemila vittime dal 1980 al ’93

ROMA «Non è stato facile (e non lo è ancora oggi) far capire che le mafie non sono forme criminali fisiologiche come ce ne sono state nel passato e ce ne saranno nel futuro». Isaia Sales, saggista e politico, tra i maggiori studiosi dei fenomeni della criminalità organizzata e della corruzione, sulle pagine di Repubblica racconta le mafie di oggi attraverso un excursus storico. Sales spiega perché le mafie siano componente cruciale nell’analisi della così detta “Questione meridionale” e perché il contrasto alla criminalità organizzata dev’essere una priorità del nuovo governo.
Secondo Sales, infatti, da tempo si parla di mafie al sud, ma il fenomeno è stato assunto come tale in epoca pressoché recente. Tanto che l’antimafia è approdata sulla scena politico-giudiziaria «a partire dalla seconda metà degli anni ottanta del Novecento» dando «una risposta finalmente adeguata sul piano legislativo-repressivo», sebbene sia sempre stata «guardata con sospetto e diffidenza da ampi settori della politica, della stessa magistratura e anche della pubblica opinione».

«I mafiosi hanno trasformato la violenza in potere stabile»

L’autore di “Storia dell’Italia mafiosa” spiega che questi fenomeni, molto più di altri, sono legati a doppio filo con diversi settori della società, «con la politica nazionale e locale, con gli esponenti del mondo imprenditoriale e delle professioni, con le forze dell’ordine e spesso con uomini di chiesa».
«I mafiosi – aggiunge – sono i primi criminali nella storia che hanno trasformato la loro violenza in potere stabile e duraturo attraverso le relazioni intrecciate con coloro che avrebbero dovuto isolarli, contrastarli e reprimerli». Il legame stabile tra mafie e classe dirigente avrebbe dunque segnato la fortuna di questa manifestazione criminale.

«A Reggio duemila morti tra il 1980 e il 1993»

Il numero in tal senso è impietoso. Sarebbero «almeno diecimila i morti ammazzati negli ultimi 30 anni del Novecento» di cui «almeno mille civili caduti, tra cui 84 donne e 71 bambini. Centinaia e centinaia di imprenditori, commercianti, sindaci, amministratori locali uccisi». Ma anche magistrati, giornalisti e tante altre figure chiave. Il dato territoriale vuole che nella sola Reggio Calabria ci siano stati duemila morti nel periodo tra il 1980 e il 1993. «E non sono mancati delitti di mafia al Centro-Nord (il primo eccellente è quello del magistrato Bruno Caccia a Torino nel 1983) con Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna che hanno assunto un ruolo centrale negli equilibri mafiosi, in particolare di quelli ʼndranghetisti».

«Arrestati oltre 76mila affiliati dal 2004 al 2000»

Dal 2004 al 2020 sono stati arrestati 76.600 affiliati alle diverse organizzazioni mafiose, di cui almeno 10.000 condannati a lunghi anni di carcere; 759 sono oggi reclusi al 41 bis, il carcere speciale per i mafiosi. Sales spiega in tal senso il “regime” duro che ha portato all’istaurazione del “doppio binario” nel nostro assetto legislativo: «È stata adottata una legislazione speciale che non ha analogie in nessun’altra nazione in tempi di pace. Ben 209.108 sono i beni interessati a misure di sequestro e confisca per un valore di 21,7 miliardi di euro, di cui 97.378 immobili e ben 15.059 aziende. Ci sono stati, infine, ben 352 decreti di scioglimento di comuni (tra cui una città capoluogo, una Provincia e diverse aziende che gestiscono la sanità pubblica) in cui il nemico ha fortemente condizionato la gestione della vita amministrativa di intere comunità».

Le entrate economiche della ‘ndrangheta sono stimate in 3.491 milioni

«La ʼndrangheta conta entrate economiche pari a 3.491 milioni, seconda dopo la camorra (3.750), mentre Cosa Nostra si attesta a 1.874 milioni di euro e la criminalità pugliese a 1.124. Un’escalation internazionale iniziata, secondo Sales, «nel periodo in cui la mafia siciliana, indisturbata, aprì delle proprie raffinerie di droga nell’isola e assunse un ruolo centrale nel narcotraffico internazionale e, contemporaneamente, i clan camorristici e le ʼndrine calabresi divennero protagonisti sulla scena criminale».
«L’economia criminale è contro le leggi dello Stato ma non contro quelle di mercato. Il ricorso ai mafiosi negli affari comincia a presentarsi come una risposta strutturale alle esigenze di una parte dell’economia di mercato. Tutto ciò ci porta a dire che vanno espulse dal lessico pubblico sulle mafie tre valutazioni sbagliate: che c’è stata una vera guerra tra Stato italiano e mafie; che le mafie rappresentano un antistato; che esse sono espressione di una arretratezza economica».
Dato che si riflette anche sul valore delle confische, pari a di 21,7 miliardi di euro. Sono oggi 209.108 i beni interessati a misure di sequestro e confisca.

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