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la speculazione

Quando Fincalabra “giocava” con i fondi destinati alle aziende

Va avanti a Catanzaro il processo a Luca Mannarino, ex presidente della società in house (e oggi tecnico molto ascoltato alla Cittadella) accusato di peculato per aver investito 46,5 milioni di eur…

Pubblicato il: 08/03/2021 – 7:10
Quando Fincalabra “giocava” con i fondi destinati alle aziende

CATANZARO Che l’istituzione Regione possa costituirsi parte civile contro uno dei più ascoltati consiglieri della politica regionale è soltanto un paradosso dello spoils system. Luca Mannarino è un tecnico di area forzista tra i più influenti nelle stanze della Cittadella, che frequenta e “assiste” come consulente della Formez. E’ anche l’ex presidente del consiglio d’amministrazione di Fincalabra, nominato dal centrodestra nell’era Scopelliti e rimosso dal centrosinistra di marca Oliverio nel 2015. Oggi è sotto processo a Catanzaro con l’accusa di peculato per aver effettuato investimenti in prodotti finanziari non esattamente privi di rischi per le casse pubbliche. Una speculazione finita male, per la quale si ipotizza una perdita di circa 1,5 milioni di euro sul bilancio regionale. Per la Corte dei Conti, che ha condannato Mannarino nel 2018, è una certezza, più che un’ipotesi (ma l’ex manager ha proposto ricorso). Questo investimento è la causa che ha portato alla rimozione per giusta causa dell’ex presidente della finanziaria regionale. Assieme a Mannarino, sono stati rinviati a giudizio Pio Turano (ex membro del cda di Fincalabra), Francesco Candelieri e Mario Galassini (dirigenti di Banca Widiba spa).

Salvino sul banco dei testimoni

L’ultima udienza del processo ha visto sul banco dei testimoni Carmelo Salvino. Una giornata chiave, perché Salvino – che ha risposto per circa tre ore alle domande dei magistrati (pm e presidente del collegio giudicante) e dei legali (difensori e di parte civile) – è il dirigente regionale subentrato a Mannarino nel dicembre 2015 ed è anche il firmatario dell’esposto-denuncia che ha dato il via al “caso Fincalabra”.

Operazione pericolosa

Salvino ha ripercorso tempi e contenuti dell’affaire partendo dalle relazioni del Collegio dei revisori dei conti della società in house della Regione. Primo step: un verbale del 28 dicembre 2015 nel quae i contabili rilevano che Mannarino (qui la sua replica), per compiere il volere di una riunione del cda del 28 luglio dello stesso anno alle 22,30, aveva effettuato nel periodo agosto-novembre 2015 una serie di investimenti per complessivi 46.500.000 presso la banca online Widiba. Le risorse erano state prelevate dai conti correnti dedicati al Fondo unico di ingegneria finanziaria (Fuif) destinati dall’Unione europea al finanziamento delle imprese calabresi. Operazione non in linea con quello che era lo status del consiglio d’amministrazione – almeno secondo il Collegio dei revisori –: il cda, in quanto scaduto, poteva adottare soltanto atti di ordinaria amministrazione ed indifferibili ed urgenti. L’operazione, invece, non rientrava in nessuna di queste due categorie.

Le censure del Collegio sindacale

Non è tutto: quel verbale evidenziava anche che gli investimenti erano stati effettuati su strumenti finanziari ad alto rischio e in contrasto con le direttive europee. I fondi, per evitare rovesci finanziari, avrebbero potuto essere depositati, di volta in volta, su forme di investimento come depositi bancari, titoli o obbligazioni garantiti dallo Stato, oppure altri titoli pubblici con rating AA. Così non sarebbe avvenuto. Per questo, il Collegio sindacale chiudeva il verbale invitando il cda a porre in essere tutti gli atti necessari per riportare i fondi investiti alla loro originaria destinazione e a intraprendere eventuali azioni di responsabilità nei confronti di coloro che hanno posto in essere detti atti.

Il destino di 46 milioni

Tra i passaggi ripercorsi da Salvino nel corso della testimonianza ci sono anche le conclusioni tratte da una relazione chiesta dalla Regione circa le attività “sospette” di investimento dei fondi Fuif e consegnata il 21 gennaio 2016. Quell’atto ripercorre tutto l’iter amministrativo dell’investimento dei fondi a partire dalla riunione in notturna  del  Consiglio di amministrazione del 28 luglio 2015. Questioni tecniche, certo, alle quali era legato il destino di 46 milioni di euro destinati alle aziende. E’ proprio la destinazione uno degli aspetti sollevati nell’esposto firmato da Salvino. «Trattandosi di risorse comunitarie assegnate dalla Regione a Fincalabra – sottolinea il manager nella denuncia – potrebbe determinarsi, a causa del mancato immediato svincolo (disinvestimento), anche un blocco nella erogazione ai soggetti beneficiari dei bandi a causa della mancata provvista di disponibilità finanziaria compromettendo il ruolo, l’attività e la mission della società».

Rischi (troppo) alti

Gli investimenti effettuati, inoltre, prevedevano spese di gestione e penali di uscita anticipata (cioè nel caso in cui la Regione avesse deciso di disinvestire): si trattava infatti di operazioni a medio e lungo termine. Era previsto, in pratica, che le somme restassero sui fondi per tempi non brevi, per stessa ammissione della banca Widiba. Tra l’altro, le operazioni erano caratterizzate da una classe di rischio che andava dal 3 al 7. Usciamo da tecnicismi: per questi fondi la classe 1 corrisponde a un rischio basso, quella 7 a un rischio altissimo. Un “gioco” pericoloso, insomma, quello avviato da Mannarino nella riunione notturna, convocata d’urgenza e con l’assenza “giustificata” del Collegio sindacale.

Il questionario mancante

Per chiudere un contratto bisogna essere in due. E le censure della Regione investono anche l’operato dell’intermediario finanziario che propone l’investimento e della banca. Entrambi dovrebbero agire «con diligenza, correttezza, trasparenza e buona fede. La sottoscrizione dei fondi – si ribadisce ad alta classe di rischio – trattandosi di fondi comunitari e quindi vincolati, avrebbe dovuto indurre il promotore e la Banca Widiba ad astenersi dall’impiego di strumenti finanziari rischiosi per non esporre a pregiudizio il capitale della società». Il tipo di cliente (un ente pubblico) «avrebbe certamente consigliato un profilo conservativo e moderato». E invece nella documentazione presente agli atti di Fincalabra non è stato rinvenuto il modulo Mfid, un questionario obbligatorio con il quale il proponente l’investimento mette a conoscenza l’investitore dei rischi connessi.

Fondi trasferiti a Widiba

Il primo atto della “tragedia” finanziaria si svolge l’11 agosto 2015, quando viene trasmessa una lettera d’invito a quattro banche. Agli istituti finanziari viene chiesto di formulare una proposta per l’investimento finanziario di una quota di fondi comunitari a valere sul Por Calabria 2007/2013, assegnati in gestione a Fincalabra sul Fuif. In quel momento, i bandi relativi a quella dotazione erano già da tempo pubblicati (e riservati alle imprese). Solo due banche, tra cui Widiba, presentano l’offerta entro i termini stabiliti. Dopo la scelta, i fondi vengono trasferiti: 46,5 milioni di euro finiscono nelle casse dell’istituto di credito online e si procede alla sottoscrizione dei relativi fondi nel periodo che vai primi giorni del mese di settembre 2015 ai primi giorni del mese di novembre 2015.

Le penali

Nel sottoscrivere questi fondi, Mannarino non spiega perché abbia scelto l’offerta della banca Widiba (la sentenza della Corte dei Conti parla di «sommaria procedura comparativa»). C’è un’altra anomalia: i contratti prevedono penali d’uscita fino al terzo anno, mentre il Por Calabria chiudeva al 31 dicembre 2016, dunque sarebbe stato necessario portare le risorse fuori dal campo dell’investimento in un tempo relativamente breve, sborsando i soldi previsti dalle penali.  

Il “buco” per le casse pubbliche

Il contenuto della relazione confezionata dagli uffici della Regione convince il consiglio d’amministrazione a disinvestire nel gennaio 2016 le somme impegnate. Comincia la conta dei danni: una perdita di 685mila euro per penali di uscita e di 858mila per perdita del capitale investito. Una volta preso nota dell’ampiezza del “buco”, partono le segnalazioni a Corte dei Conti e Procura della Repubblica, e la Regione Calabria (socio unico di Fincalabra) procede alla rimozione di Mannarino (fatto per il quale l’ex presidente di Fincalabra ha denunciato l’amministrazione Oliverio).

L’Audit sanziona la Regione

Mannarino esce e Salvino prende il suo posto. Traiettorie che si sono incrociate nei giorni scorsi nell’aula del Tribunale di Catanzaro che vede il primo imputato e il secondo testimone. Nel corso dell’interrogatorio, Salvino ha ricordato che, nel 2017, l’autorità di Audit, preposta alla verifica sulla correttezza delle procedure seguite dalla Regione e dal soggetto gestore nella gestione dei fondi ha effettuato una rettifica finanziaria per poco meno di 2,6 milioni di euro per la gestione di Tesoreria del fondo. Si tratta di spese non riconosciute nella domanda di pagamento della Regione Calabria alla commissione europea. In quelle somme rientrano anche gli investimenti con Banca Widiba. Così si completa la “tragedia” finanziaria. Che va avanti sul proscenio giudiziario. A Catanzaro ci si è aggiornati alla prossima udienza.

La mannaia della Corte dei Conti

La Corte dei Conti, invece, è già arrivata a un primo responso. E con sentenza numero 428 del 19 dicembre 2018 ha condannato Mannarino al pagamento, in favore della Regione Calabria, della somma di 1.558.081,14 euro, a titolo di dolo e in via principale; Marcello Martino e Pio Turano (entrambi ex membri del cda) al pagamento, sempre in favore dell’amministrazione regionale, ciascuno della somma di 155.808 euro, entrambi a titolo di colpa grave e in via sussidiaria. Vale per le istituzioni; per la politica i consigli del tecnico di area forzista sono sempre graditi.

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