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operazione “coccodrillo”

L’imprenditore “intoccabile” in rapporto con tre cosche: arresti e maxi sequestro per il Gruppo Lobello – NOMI E VIDEO

I dettagli dell’operazione di Dda e guardia di finanza. Le relazioni tra la società e le cosche del Crotonese e della Piana di Gioia. Una rete di prestanome per evitare le indagini – INTERCETTAZIONI

Pubblicato il: 11/03/2021 – 7:19
L’imprenditore “intoccabile” in rapporto con tre cosche: arresti e maxi sequestro per il Gruppo Lobello – NOMI E VIDEO

CATANZARO I finanzieri del Comando Provinciale di Catanzaro hanno portato a termine un’operazione di polizia coordinata e diretta dalla Procura della Repubblica – Dda di Catanzaro. Eseguite 10 ordinanze cautelari: sei persone ai domiciliari e una in carcere, e tre persone sottoposte a misure interdittiva, inoltre è stato eseguito il sequestro preventivo di beni per un valore stimato di oltre 50 milioni di euro nei confronti di alcuni imprenditori catanzaresi e dei loro prestanome.

Nel mirino il gruppo Lobello

A essere coinvolto dal blitz della Guardia di Finanza è il gruppo imprenditoriale dei Lobello, molto conosciuto a Catanzaro e nell’hinterland catanzarese. Tra i destinatari dell’ordinanza cautelare Giuseppe Lobello, che – si legge nel provvedimento – «pur non facendone parte» è accusato di «concorrere nell’associazione di ‘ndrangheta denominata cosca Arena» alla quale – è l’ipotesi accusatoria – avrebbe fornito «attraverso condotte attive, un contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione e il rafforzamento della capacità organizzativa dell’associazione, con la consapevolezza dei metodi e dei fini dell’associazione stessa. In particolare, muovendosi quale imprenditore edile titolare e amministratore di fatto delle imprese facenti capo alla famiglia Lobello – Strade Sud, Trivellazioni Speciali, Consorzio Stabile Zeus, Consorzio Stabile Genesi – faceva da intermediario tra i vertici della cosca Arena e taluni imprenditori soggetti a estorsione per lavori nel Catanzarese, raccogliendo i ratei delle estorsioni e consegnandoli alle scadenze prestabilite ai vertici del clan, ciò allo scopo di evitare che la presenza di soggetti riconducibili al clan presso i cantieri potesse tirare l’attenzione delle forze dell’ordine; ottenendo al contempo per il legame stretto con gli Arena una posizione dominante nell’esecuzione di lavori edili su Catanzaro, ovvero la protezione da interferenze estorsive, di altri gruppi criminali, presso i cantieri relativi ai lavori eseguiti e presso l’impianto di calcestruzzo dell’impresa».

Le accuse ai Lobello

Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio, favoreggiamento reale ed estorsione.  L’indagine (denominata “Coccodrillo”) ha evidenziato un grave quadro indiziario a carico degli imprenditori catanzaresi Lobello Antonio, Lobello Giuseppe e Lobello Daniele, in ordine a plurimi reati di intestazione fittizia di beni,  realizzati attraverso un sistema di società, formalmente intestate a terzi, e tuttavia dagli stessi controllate e gestite, e ciò al fine di sottrarre il proprio patrimonio aziendale all’adozione di prevedibili misure di prevenzione antimafia.

I rapporti con le cosche

Gli imprenditori nutrivano il concreto timore circa l’adozione di prevedibili misure ablative di prevenzione che riguardassero le società del gruppo, essendo emersi, più volte, a livello giudiziario, i loro rapporti con cosche ‘ndranghetiste, tanto che talune loro società sono state attinte da interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Catanzaro (Calbin srl, Cantieri edili – Iniziativa 83 srl e Strade Sud srl).

Il sequestro

Con la medesima ordinanza cautelare è stato disposto, altresì, il sequestro preventivo delle società, di fatto riconducibili ai tre imprenditori, e oggetto di intestazioni fittizie, Strade Sud S.r.l., Trivellazioni speciali S.r.l., Consorzio Stabile Zeus, Consorzio Stabile Genesi, tutte operanti nel comparto dell’edilizia pubblica e privata e aggiudicatarie di numerosi appalti pubblici, nonché della società Marina Cafè S.r.l.s. operante nel settore della ristorazione. 

Relazioni con tre clan

Le investigazioni, che si sono avvalse anche delle plurime dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e di esiti intercettivi, hanno evidenziato, oltre al legame mantenuto nel tempo dalla famiglia Lobello con il clan Mazzagatti di Oppido Mamertina, anche il rapporto con il clan Arena di Isola Capo Rizzuto e altre cosche del crotonese, tra cui quella riconducibile a Nicolino Grande Aracri. In particolare a Lobello Giuseppe viene contestato di avere svolto, per la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, la funzione di collettore delle estorsioni imposte presso i cantieri edili del catanzarese. 

Lobello imprenditore “intoccabile”

Detta opera di intermediazione e lo stretto legame con gli esponenti della cosca Arena e con altre consorterie operanti sulla fascia ionica-catanzarese, ha garantito alle imprese del Gruppo Lobello una posizione dominante nell’esecuzione di lavori edili e forniture di calcestruzzo su Catanzaro e provincia, nonché la protezione da interferenze estorsive di altri gruppi criminali, quale imprenditore “intoccabile”. A Giuseppe Lobello, nei cui confronti è stata disposta la custodia cautelare in carcere, è stato, per ciò, contestato anche il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, oltre ai reati contestati agli altri suoi congiunti. Sono stati disposti, infatti, gli arresti domiciliari nei confronti di Lobello Antonio e del fratello Lobello Daniele, rispettivamente padre e fratello di Giuseppe, per i reati di trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio, e la stessa misura cautelare è stata disposta nei confronti di quattro soggetti, tra dipendenti del Gruppo Lobello e intestatari fittizi delle società.

L’estorsione nei confronti di un dipendente

Dalle indagini è emerso, anche, un episodio di estorsione nei confronti di un lavoratore dipendente costretto ad auto licenziarsi contro la sua volontà da una società fittiziamente intestata a un prestanome, per incomprensioni sorte sul luogo di lavoro con i familiari di Giuseppe Lobello. Sono state disposta, altresì, le misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare, per la durata di un anno, le attività di ragionieri, consulenti e commercialisti, nei confronti di tre ragionieri del Gruppo Lobello, per il reato di favoreggiamento.

I nomi degli indagati

Gli indagati sono:
CAPELLUPO Antonio (45 anni)
FULCINITI Vitaliano Maria (43)
GARCEA Pietro (33)
IIRITANO Francesco (30)
LOBELLO Antonio (71)
LOBELLO Daniele (46)
LOBELLO Giuseppe detto Pino (50)
LOBELLO Marika (22)
OLIVETI Gaetano (68)
PASQUINO Vincenzo (59)
ROTELLA Domenico (42)
ROTELLA Giuseppe (52)
ROTELLA Francesca (49)
TORCHIA Pasquale (43)
VESPERTINI Pasquale (38)
VIGLIAROLO Anna Rita (43)
Disposta la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Lobello. Disposti gli arresti domiciliari per Antonio Lobello, Daniele Lobello, Francesco Iiritano, Domenico Rotella, Anna Rita Vigliarolo, Vincenzo Pasquino. Disposta la misura interdittiva del divieto temporaneo a esercitare la professione di ragionieri/consulenti/commercialisti per un anno per Pasquale Torchia, Pasquale Vespertini e Vitaliano Maria Fulciniti

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