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il racconto di un mito

Rai Storia celebra i Bronzi di Riace a 54 anni dalla scoperta

Appuntamento oggi alle 17 con “Italia. Viaggio nella bellezza”, dedicato ai due guerrieri simbolo della Calabria

Pubblicato il: 16/08/2026 – 8:43
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ROMA Sono trascorsi 54 anni dalla scoperta dei Bronzi di Riace, le magnifiche statue greche del V secolo a.C. recuperate grazie a un ritrovamento fortuito nelle acque del piccolo borgo calabrese. Per la Calabria i due guerrieri sono diventati fin da subito simbolo di identità culturale e speranza di riscatto. A loro è dedicata la puntata di “Italia. Viaggio nella bellezza“, firmata da Brigida Gullo con la regia di Federico Cataldi, in onda oggi domenica 16 agosto alle 17.00 su Rai Storia, nell’anniversario del ritrovamento. Giunti a Firenze per un primo restauro durato cinque anni, dal loro esordio al Museo Archeologico, il 15 dicembre 1980, i Bronzi hanno attirato folle di turisti e visitatori grazie all’armonia delle loro forme e alla forza espressiva dei loro volti. Nell’estate del 1981 Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica, li accolse al Quirinale in occasione di una seconda esposizione che contribuì a consacrare il grande evento della loro scoperta. Con le mostre di Firenze e Roma le statue entrarono definitivamente nel discorso pubblico. Gli ingredienti per la nascita di un mito erano tutti presenti: la bellezza classica dei due guerrieri, il ritrovamento fortuito in mare e il fascino dell’antico fecero breccia in una società che, all’inizio degli anni Ottanta, si lasciava alle spalle un periodo turbolento per avviarsi verso un decennio di maggiore spensieratezza ed edonismo. La destinazione finale delle statue, nell’estate del 1981, fu il Museo Nazionale di Reggio Calabria, oggi Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, che continua a custodirle e valorizzarle. I Bronzi di Riace non sono semplicemente due statue greche del V secolo avanti Cristo. Sono molto di più: le vicende che li hanno riguardati, se da un lato ne hanno decretato la trasformazione in mito, dall’altro hanno rischiato di soffocarne il significato, moltiplicandone l’immagine e trasformandoli in autentici feticci culturali. Per comprendere davvero chi siano i due Bronzi occorre andare oltre l’aspetto esteriore e guardarli dall’interno. È nel buio delle cavità che ne costituiscono la struttura e quasi l’anima che si nascondono i loro segreti. Grazie ai restauri susseguitisi nel corso di oltre cinquant’anni e alle nuove tecnologie, oggi in grado di analizzare le più piccole tracce all’interno e all’esterno delle statue, è possibile formulare nuove ipotesi sulla loro provenienza e sulla loro identità. Mentre il dibattito scientifico sui Bronzi di Riace continua a rimanere aperto, il loro fascino resta immutato: divenuti, per usare l’espressione di Roland Barthes, un autentico “mito d’oggi”, continuano a incantare chiunque vi riconosca il simbolo di un passato in cui bellezza e armonia erano considerate virtù supreme e assolute. Intervengono Vinzenz Brinkmann (Liebieghaus Skulpturensammlung, Francoforte sul Meno), Pietro Giovanni Guzzo (Accademia dei Lincei), Mario Iozzo (già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze), Carmelo Malacrino (già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria), Marcello Miccio (restauratore chimico), Mario Micheli (Università degli Studi Roma Tre), Maurizio Paoletti (Università della Calabria), Giuseppe Zurzolo (sindaco di Riace dal 1970 al 1980).

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