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«L’impatto della pandemia su bambini e adolescenti: emergenza da non sottovalutare»

L’attuale emergenza covid  si aggiunge ai fattori di rischio presenti sul territorio a bassa inclusione sociale, inoltre esperti di neuroscienze auspicano al più presto una sinergia tra …

Pubblicato il: 12/03/2021 – 16:49
di Caterina Capponi
«L’impatto della pandemia su bambini e adolescenti: emergenza da non sottovalutare»

L’attuale emergenza covid  si aggiunge ai fattori di rischio presenti sul territorio a bassa inclusione sociale, inoltre esperti di neuroscienze auspicano al più presto una sinergia tra  operatori sanitari, referenti scolastici, servizi sociali e famiglie, per valutare e analizzare l’impatto psicologico causato dalla pandemia di coronavirus sui bambini e sugli adolescenti, preparando un tavolo di concertazione per intervenire al più presto, e istituire un’unità di crisi presieduta dal garante per l’infanzia e l’adolescenza.
I dati recenti sembrano confermare l’incremento di suicidi e tentativi di suicidi tra le fasce giovanili, l’isolamento forzato li pone al rischio di depressione e violenza domestica da parte degli adulti.
Il proposito è di realizzare al più presto un progetto di alleanza educativa, tra enti e mediante la sottoscrizione di protocolli d’intesa, per non lasciare in autoisolamento i nostri bambini e adolescenti.
Preparare i genitori a cogliere segnali di depressione e di ansia nei minori, risulta di fondamentale importanza, senza dimenticare che lo stress parentale, nelle ricerche sperimentali condotte, ha una ricaduta negativa, ed è associato a un aumento delle segnalazioni di sintomi emotivi e comportamentali dei nostri  figli.
A Torino, per tentare di prevenire e arginare il fenomeno, è stato avviato il progetto “Un ponte tra ospedale e territorio”, con un programma integrato di cura e di accompagnamento che prevede l’espressione artistica e la socializzazione tra pari per facilitare il reinserimento sociale degli adolescenti con psicopatologia complessa. Ad oggi ne hanno beneficiato oltre 200 adolescenti. Il progetto è implementato da una partnership composta da da Neuropsichiatria infantile, ASL Città di Torino, Associazione CasaOz, Cooperativa Mirafiori onlus, Scuola in Ospedale (SIO) e Istruzione domiciliare (ID), Università degli Studi di Torino. Un recente Protocollo d’intesa ha inoltre rafforzato la collaborazione con le reti artistiche (in primis il Museo Nazionale del Cinema di Torino).(fonte Dors.It)
I ricercatori hanno sempre sostenuto che ci fossero degli enormi rischi da impatto, provocati da lunghe esposizioni al pc sulle funzioni cerebrali.
Già nei primi decenni del 2000 erano emersi degli studi da parte di ricercatori dell’Università di Xidian, in cui si analizzavano i gravi effetti sul cervello che comportava lo stare troppe ore davanti al pc e online.
L’analisi cerebrale a seguito di  risonanza magnetica, segnalava addirittura la diminuzione di densità di alcune aree celebrali  dal 10 al 20% del volume.
Queste riduzione riguardavano sia la corteccia, a cui sono associate funzioni di alto livello come le emozioni, il linguaggio e gli stimoli sensoriali, sia ad altre due aree celebrali legate alla formazione della memoria e del processo decisionale. La diminuzione di densità è, inoltre, proporzionale alla durata della dipendenza online del soggetto. (fonte: corriere.it)
I social network,  secondo studi ancora  più recenti aumentano sentimenti di frustrazione, depressione, fino a far registrare fenomeni di aggressività comunicativa, definita dagli esperti “Hate speach”.
Tale disagio sociale crescente, non si limita alla dimensione virtuale ma provoca un’incapacità nel gestire rapporti personali e nell’affrontare la quotidiana conflittualità.
Tutto ciò è considerevolmente amplificato se si tratta di giovani in fase adolescenziale, già in contrasto con famiglie e con il mondo circostante.
Negli anni Novanta per la prima volta veniva riconosciuta come “Emotional Intelligence” La capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni.
Giunto recentemente dall’America il nuovo modello del “Coping power”, si sta ormai diffondendo e sperimentando in alcune scuole italiane, per affrontare i notevoli problemi emotivi e i comportamenti aggressivi dei giovanissimi, oltre al nervosismo eccessivo, supportandoli, in un percorso che spieghi come sia semplice fraintendere le reali intenzioni degli altri.
Il ruolo dei genitori, della famiglia, degli insegnanti in questo percorso formativo diviene strategico, in presenza di comportamenti aggressivi che conducono celermente, ad un enorme peggioramento delle prestazioni scolastiche sino a sfociare in fenomeni di devianza minorile.
Non ignoriamo, già da molto tempo, che vi sono delle caratteristiche biologiche nella gestione dell’impulsività interagenti con il contesto, le comunità di appartenenza, il gruppo dei pari, i modelli educativi parentali di riferimento, tra i quali, un fattore di rischio è rappresentato sicuramente dall’alto tasso di criminalità presente nel territorio.
L’esempio virtuoso sopracitato può essere una via, ciò che importa è sollecitare le Istituzioni per intervento tempestivo e precoce, nella tutela del benessere psicofisico delle future generazioni.

*docente

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