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Processo Lucano, i testi della difesa: «Chi sceglie la solidarietà non può rifiutarsi di accogliere»

Penultima udienza istruttoria nel giudizio nato dall’indagine “Xenia”. Camera di consiglio fissata per fine settembre

Pubblicato il: 15/03/2021 – 20:58
di Francesco Donnici
Processo Lucano, i testi  della difesa: «Chi sceglie la solidarietà non può rifiutarsi di accogliere»

LOCRI Penultima udienza istruttoria nel processo “Xenia” che vede imputato l’ex sindaco di Riace, Domenico Lucano e altre 28 persone. Al Tribunale di Locri, davanti al collegio presieduto dal giudice Fulvio Accurso, si sono avvicendate le dichiarazioni di consulenti tecnici e testi citati dai difensori.
Tra questi mancava monsignor Giancarlo Maria Bregantini (destinatario di un’ammenda di 400 euro) la cui escussione è stata rinviata alla prossima udienza. Il presidente ha inoltre delineato il calendario che porterà fino alla Camera di Consiglio quindi alla decisione fissata intorno alla fine del mese di settembre.

Documenti d’identità, appalti alle cooperative, sistemi dell’accoglienza

«Il sindaco Lucano ha assunto la responsabilità del servizio amministrativo dov’era compresa anche l’anagrafe di stato civile nel 2008. In questi casi non è prevista la percezione di nessun emolumento». Prima teste citata in veste di consulente è stata Elisabetta Modafferi, già dirigente amministrativa della Provincia di Reggio Calabria, chiamata a deporre sui fatti inerenti alcune delle contestazioni mosse all’ex primo cittadino di Riace, con particolare riguardo al rilascio dei documenti di identità a soggetti privi dei requisiti richiesti dalla legge e l’affidamento dell’appalto relativo al servizio di raccolta rifiuti alle cooperative sociali “L’Aquilone” ed “Eco-Riace”.
«Ho verificato – spiega Modafferi – che nel maggio 2013 il Viminale ha diramato delle linee guida sull’iscrizione anagrafica dei rifugiati e richiedenti asilo dove viene citata una sentenza della Consulta che individua il “domicilio costituzionale” ovunque venga fissata la dimora». I casi contestati sono in tutto tre, «il primo dei quali poteva essere iscritto anche come residente senza fissa dimora».
Una linea evolutasi attraverso gli arresti giurisprudenziali che avrebbero inteso «facilitare queste procedure per favorire la riconoscibilità quindi la tracciabilità delle persone sul territorio». A Lucano viene inoltre contestata la sospensione dei diritti di segreteria a fronte di detti adempimenti. «Un atto discrezionale rimesso al sindaco, ove il Comune non sia in predissesto», aggiunge la consulente richiamando «una norma contenuta nelle leggi di riforma “Bassanini”».
Sul fronte appalti viene contestato a Lucano l’affidamento diretto del servizio raccolta rifiuti alle due cooperative sociali della zona, iscritte in un apposito albo tenuto dal Comune. Una circostanza «superflua» secondo il pubblico ministero Michele Permumian a fronte della «sussistenza degli appositi albi provinciali costituenti, come prevede il regolamento, l’albo regionale da cui l’Ente avrebbe potuto attingere». Secondo Modafferi, invece, posta l’effettiva insussistenza dell’albo regionale «il Comune avrebbe istituto il proprio albo delle cooperative per ovviare a questa carenza, tra l’altro in coerenza con quanto previsto dal codice degli appalti allora in vigore».
La corposa relazione tocca poi il punto relativo ai sistemi per l’accoglienza “Sprar” (odierno Siproimi) e Cas, presenti a Riace dopo l’istituzionalizzazione del “modello”.
La consulente evidenzia come «l’erogazione delle somme da parte del Ministero avveniva prima rispetto alla presentazione dei rendiconti». Motivo per il quale «nel momento in cui il sindaco sottoscriveva le determine – attraverso cui il Comune assumeva le somme e le distribuiva alle varie associazioni in base al numero di ospiti – come responsabile del servizio amministrativo, non aveva idea per cosa sarebbero stati spesi quei soldi».
Con riguardo al tema dei soggetti che pur essendo fuori dal programma non volevano allontanarsi dal Comune, il consulente specifica come «il sindaco non ha in questo caso la titolarità del potere di allontanamento coattivo dai centri». Il pm ha presentato un’apposita memoria dove chiede una nuova escussione dei funzionari prefettizi che avevano definito «anomalo il Cas di Riace».

Perna: «Se un sindaco sceglie la solidarietà non può rifiutarsi di accogliere»

Tra i testimoni convocati dalla difesa è la volta dell’attuale vicesindaco di Reggio Calabria Tonino Perna, chiamato a descrivere la sua conoscenza della realtà di Riace dal 1998 al 2018. Un modello di accoglienza diffusa che prese spunto da quello di Badolato. «Nell’autunno del 1998 ci venne a trovare Lucano che disse di voler fare la stessa cosa a Riace». Il modello nasce in forma spontanea e si istituzionalizza «quando Lucano, già socio di “Città Futura”, diventa sindaco nel 2004, perché intorno a quel periodo viene introdotto lo “Sprar”». Perna descrive Riace come un paese che «ha fatto uno sforzo enorme».
«Il sistema era partito molto bene», anche grazie al «finanziamento di 100 milioni» che lo stesso aveva contribuito a far avere da Banca Etica a “Città Futura”. Poi «quando i numeri sono diventati grandi si è ricorsi anche all’aiuto dello Stato quindi è cambiata la natura del progetto».
Nei primi tempi, racconta Perna, era la stessa prefettura a individuare Lucano come possibile destinatario di gruppi di migranti che approdavano sul territorio calabrese. Ed è pur vero che, data la natura dello strumento, «il sindaco si può ad un certo punto rifiutare di accogliere, ma se sceglie la solidarietà come obiettivo sarebbe un controsenso».
Il dottor Isidoro Napoli ha raccontato le dinamiche alla base della nascita dell’ambulatorio “Jimuel”, nato «per venire incontro ai bisogni del territorio».
«Ho insistito più volte con Lucano affinché usufruisse delle nostre prestazioni, su base gratuita, soprattutto nel periodo in cui faceva lo sciopero della fame, ma si è sempre rifiutato». L’udienza si è conclusa con le consulenze di Francesco Pasquino e Andrea Lancia, chiamati a verificare, ognuno per il suo ambito di interesse, le dinamiche intorno al sistema di accoglienza del borgo. (redazione@corrierecal.it)


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