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Commercio in crisi nel Vibonese, Furnari: «Sistema obsoleto, ci condannano ad essere periferia del mondo»

Il presidente di Anpit (Associazione nazionale per l’industria e il terziario): «La prima sfida, sono certo, sarà rappresentata dal settore turismo»

Pubblicato il: 02/04/2021 – 12:04
Commercio in crisi nel Vibonese, Furnari: «Sistema obsoleto, ci condannano ad essere periferia del mondo»

VIBO VALENTIA «Un’associazione moderna, nata poco più di otto anni fa ed una delle sue caratteristiche è quella di voler innovare le regole, eliminando i lacci che ingessano e rallentano i movimenti economici e quindi le imprese». A spiegarlo è Marco Furnari, presidente dell’Anpit (Associazione nazionale per l’industria e il terziario) associazione imprenditoriale che conta già mote aziende significative. «Cuciamo addosso alle aziende – spiega ancora Furnari – le soluzioni più idonee ai loro problemi, provando ad incidere sui costi della gestione aziendale. Nelle aziende da noi assistite la conflittualità è inesistente, consapevoli che al benessere dei lavoratori corrisponde la produttività dell’impresa». «Le difficoltà che ogni giorno vivono gli imprenditori locali e che a loro volta affidano ai consulenti – precisa Marco Furnari – non possono essere risolti senza una organizzazione alle spalle capace di fare fronte unico. La difficoltà di coniugare le attività imprenditoriali con i fardelli della burocrazia, la lentezza delle risposte da parte della pubblica amministrazione, la diffidenza e l’ostracismo delle banche che, specialmente in questa provincia limitano i loro servizi, finendo di fatto col dare i soldi a chi li ha già, sono solo alcuni dei problemi che chi fa impresa si trova a dover affrontare. Per non parlare dei tempi di erogazione dei prestiti, dei mutui, dei finanziamenti mediocredito e non solo che qui da noi risultano essere triplicati. A questo aggiungiamo la rete dei servizi di assistenza alle imprese inesistente, il mancato sviluppo di infrastrutture tecnologiche che, insieme ad un sistema viario obsoleto ci condannano ad essere periferia del mondo». A proposito delle crisi del commercio a Vibo Valentia, Marco Furnari ha le idee chiara: «Tutti i settori soffrono una crisi che è iniziata in modo virulento nel 2008 e che lentamente ha falcidiato nel Vibonese circa diecimila posti di lavoro. Parlo di gente assunta regolarmente; Le imprese edili e dei manufatti, ad esempio la cementeria, i metalmeccanici, l’agroalimentare, il terziario, nessuno è rimasto indenne e quelli che ce l’hanno fatta a restare in piedi hanno dovuto attingere ai loro risparmi, si sono indebitati con le banche. Quelli che hanno chiuso, travolti dalla crisi, si sono letteralmente rovinati, a loro è rimasta una situazione assolutamente drammatica».

Un quadro reso peggiore dalla pandemia da Covid-19. «È pur vero – spiega Marco Furnari – che già da prima questo era un territorio dall’economia estremamente fragile ed oggi sente il terreno franare sotto i piedi. Sappiamo che nessun Governo potrà mai rifondere per intero il danno subito dalle restrizioni, ma qui il Covid sta spegnendo tutte le attività, alla fine in piedi ne resteranno pochissime. Gli esercenti che stanno protestando in tutta Italia ed anche qui, mettendo in atto proprio in questi giorni iniziative disperate, forse non sono stati compresi dalla politica e da chi governa. Si tratta di gente che non ha più i soldi per fare la spesa, per pagare la bolletta della luce, che ha pignoramenti in corso, che ha sfratti, gente a cui le banche ha chiuso i conti e ha intimato di rientrare dallo scoperto». «Questi problemi – precisa – non si risolvono con decreti tampone che arrivano col contagocce e che non vanno alla fonte dei tanti problemi che questi operatori del settore stanno vivendo. Il governo deve introdurre provvedimenti che consentano, fino alla conclusione della pandemia, di procrastinare gli impegni con banche, istituti previdenziali ed utenze. In pratica deve fare da garante per il cittadino, che altrimenti non ha le forze per fronteggiare un bel niente. E poi il ruolo dei Comuni, della Provincia, della Regione, delle Camere di Commercio, che potrebbero essere aiutate nell’intensificare, accrescere e migliorare i servizi resi ai cittadini e alle imprese». «Noi – spiega ancora il presidente dell’Anpit di Vibo Valentia – ci stiamo impegnando al massimo affinché i nostri associati possano almeno recuperare quanto gli compete, per come stabilito dai vari decreti governativi. Ma ritenendo che questo non basti, stiamo predisponendo documenti e proposte da sottoporre ad un tavolo negoziale con le altre associazioni datoriali e con le istituzioni, così da individuare forme di sostegno più congrue e sistemi di affiancamento degli operatori economici». «È evidente – precisa – che le riunioni tenute tra i commercianti e il Comune, visti i risultati e l’acuirsi delle proteste, non hanno sortito effetti concreti. Crediamo che il problema vada affrontato alla radice con coraggio e spirito d’iniziativa. I cittadini vibonesi e di tutto il comprensorio per i loro acquisti si spostano a Lamezia Terme, a Gioia Tauro, a Catanzaro o a Cosenza. Forse se comprendiamo bene perché la gente preferisce spostarsi saremo sulla strada giusta». «L’associazione – afferma ancora il presidente dell’Anpit di Vibo Valentia – adotta un approccio del tutto innovativo: il nostro compito è quello di dare, attraverso i nostri sportelli, le informazioni e l’assistenza più approfondita possibile affinché i nostri associati possano affrontare, con tranquillità e fiducia, tutte le incombenze che si trovano quotidianamente di fronte, compresi i temi della sicurezza, delle gare d’appalto, dei bandi regionali, nazionali ed europei, finora affrontati come se ottenere un finanziamento equivalesse a vincere un terno al lotto». «La prima sfida, sono certo, sarà rappresentata dal settore turismo. Fra pochissime settimane dovrebbero riaprire le numerose attività turistiche locali che, nella normalità, consentono ai gestori di guadagnare di che vivere per tutto l’anno oltre che dare lavoro alle migliaia di lavoratori stagionali che in questo territorio di solito vengono occupati». «Ecco – conclude – noi siamo con loro, per sostenerli in tutte le battaglie che dovranno essere affrontate».

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