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La riflessione

«L’arretratezza del Sud non è casuale»

La mancata crescita del Mezzogiorno e della Calabria può avere attinenza con la “Questione Meridionale”? Molti ritengono di sì. La considerano propedeutica a qualsiasi altra considerazione, convin…

Pubblicato il: 06/04/2021 – 11:04
di Franco Scrima*
«L’arretratezza del Sud non è casuale»

La mancata crescita del Mezzogiorno e della Calabria può avere attinenza con la “Questione Meridionale”? Molti ritengono di sì. La considerano propedeutica a qualsiasi altra considerazione, convinti che al Sud sia stato negato il “futuro possibile”. E sono anche convinti che la responsabilità sia stata e continua ad essere riposta nella classe dirigente del Paese che, a tutt’oggi, continua a non trovare l’antidoto per combattere il sottosviluppo economico e sociale di questa parte d’Italia.
È l’economia che non è mai stata aiutata in Calabria con lo stesso impegno e nella stessa misura in cui è stato fatto per altre regioni; una realtà che è stata causa dell’arretratezza di questa terra costringendo gli abitanti ad una condizione socialmente e umanamente carente, una realtà che è stata causa di una qualità della vita misera, fatta di rinunzie, che continua a provocare un forte deficit sociale precludendo di fatto ogni speranza per un possibile sviluppo.
Personalmente ritengo non casuale l’arretratezza del Mezzogiorno in quanto considero che essa sia stata determinata da una certa classe dirigente che si è prestata a condizionare il dualismo tra ricchi e poveri, alimentando le disuguaglianze sociali che, ancora oggi, continuano ad essere motivo di privilegi per alcuni e di gravi condizionamenti per altri.
Certamente anche il Mezzogiorno ha le sue responsabilità. Per esempio per essere rimasto amorfo di fronte anche alle modeste possibilità che gli sono state offerte. E’ stato come se Il Sud non abbia saputo “ritagliarsi” il suo futuro! Ma, forse, non gli è stato consentito dalle lobby politiche che hanno preferito il Nord al Mezzogiorno senza considerare che quel sistema poteva accentuare, come poi è accaduto, le diversità tra il Nord e il Sud della penisola, determinando un gap sociale impossibile da colmare; un sistema che ha concorso solo a fare diventare il Mezzogiorno bacino di clientelismo politico e, di conseguenza, subalterno anche al fenomeno mafioso. Fattori che si sono consolidati con la rassegnazione della popolazione, alimentata dall’idea balzana che gli “altri” ci avrebbero risolti i problemi.
Ma gli altri chi? La classe politica che, da par suo, ha continuato a non voler guardare al di là dei propri interessi, che è andata diritta per la sua strada, che le ha fatto comodo e che le assicurava ritorni cospicui, tanto da far considerare il voto al Sud come un atto clientelare.
Si consideri cos’è oggi la Calabria: una regione in alcune zone senza ideali, persino nelle mani della Lega di Salvini; come se non le fossero servite le varie iniziative umorali avverse ai valori umani del Mezzogiorno proprio da parte dei “leghisti” che evidentemente si ritenevano “superiori” tanto da auto considerarsi classe sociale superiore rispetto ai più che modesti “terroni”.
Un giudizio che i calabresi si sono fatti scivolare addosso non solo senza mai ribellarsi, quanto plaudendoli e accettandoli fino a mandare qualcuno di loro a sedere sugli scranni del Consiglio regionale per decidere ancora una volta delle sorti di questa Terra, da loro derisa, bistrattata e mai considerata. Sono arrivati in Calabria con la spocchiosità dei colonizzatori, ma di quelli ignoranti, che hanno dimostrato di non conoscere la storia, ritenendo la “Questione meridionale” come causa della condizione di arretratezza economica e sociale della Calabria nel periodo post unitario. Ciò che fa senso è che nella nostra regione qualcuno ha tuttora dimostrato di non capire chi fosse l’ interlocutore che  è stato accolto, ancora una volta, secondo i tradizionali dettami dell’ospitalità calabrese; senza ravvedersi anche quando è stato capito che l’“altro” rappresentava quel “movimento politico” che, nelle adunate di Pontida, ci derideva e insultava.
Non cadiamo nell’errore di incitare alla “rivolta”, ma sarà comunque bene dimostrare che la Calabria non è terra da colonizzare, che in questa regione si agisce con nobiltà d’animo, che la storia della Calabria è stata costruita con sofferenza, dignità e rispetto del prossimo. Quel rispetto che non ci è stato mai riconosciuto. I calabresi sono una comunità dignitosa, abituata ad agire a testa alta, che vive con i suoi problemi, con la mancanza di benessere, con il sottosviluppo determinato dalle risorse dirottate verso l’opulento Nord.
*giornalista

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