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l’inchiesta “molo 13”

Droga dalla ditta di banane (sulla carta) e il carico tra Olanda e Spagna: il business dei Gallace

Oltre mille chili di cocaina in arrivo dalla Colombia con il “capitano” compiacente e “l’ottica industriale” del clan di ‘ndrangheta

Pubblicato il: 18/04/2021 – 7:23
di Giorgio Curcio
Droga dalla ditta di banane (sulla carta) e il carico tra Olanda e Spagna: il business dei Gallace

LAMEZIA TERME «Si amico, 500 e 500 in Olanda (…) non lo fate rilassare.. mi fa uscire pazzo a comprare materiale e poi si rilassa e non manda niente (…) Questa va con 2.500 più o meno non completo 3.000 non faccio in tempo amico un trasporto e in ritardo e non faccio in tempo a impaccarlo tutto…». Sono le raccomandazioni di Francesco Riitano che, in una conversazione captata dagli inquirenti, spiega all’interlocutore di tenere la situazione sotto controllo per evitare sorprese sgradite. Riitano è finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Molo 13” coordinata dalla Dda della Procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri e, secondo gli inquirenti, curava per il clan di ‘ndrangheta dei Gallace le transizioni di ingenti carichi di droga da porti sudamericani ed europei. 

Il carico di coca dall’azienda di banane

E, proprio nella conversazione captata dagli inquirenti, Riitano – secondo l’accusa – fa riferimento ad un ingente carico di droga (cocaina) dal valore di poco più di un milione di euro giunto in Olanda. Nella stessa conversazione del 27 maggio 2016, è Leonardo Ferro, altro collaboratore finito anche lui in carcere, a fornire ad un altro soggetto la ragione sociale di una ditta colombiana, la “Citropical”, che, sulla carta, si occupava esclusivamente del trasporto di banane ma che già aveva subito negli ultimi anni due sequestri per un totale di 4.100 kg di cocaina nel porto di Anversa, grazie ad un blitz coordinato dalla Dea, l’antidroga statunitense. 

L’ottica “industriale”

«Tutto ok amico. Sto ricevendo 300 che sono arrivati ora così li impaccano. Vado a mangiare qualcosa e alle 7 mi cambio e vado verso il pantano a caricare lo scafo amico.. saranno 2.500 non di più». Dell’affare illecito, così come si legge nell’ordinanza firmata dal gip del Tribunale di Catanzaro, Gabriella Logozzo, è ancora Ferro a discuterne via chat con Mario Palamara, latitante e anche lui fra le persone arrestate nel blitz, in una conversazione – sottolineano gli inquirenti – particolarmente disinvolta, nonostante le tematiche trattate. «Mizzica amico pare che avete detto 25 grammi hahaha ora siamo entrati in ottica industriale hahaha mannaggia la miseria». La conversazione dei due prosegue fino alle prime ore del 28 maggio 2016, con ancora Ferro che fa riferimento ad una spedizione di 400 kg arrivata a Valencia, in Spagna, il fine settimana. «Amico se ci sono casse in posizione facciamo Valenzia fine sett gia stiamo organizzando per avere i 400 pronti».

Il carico “live” 

Anche il giorno successivo prosegue il fitto scambio di messaggi tra Ferro e Riitano con il primo che fornisce in tempo reale tutte le informazioni della spedizione e i dettagli: «Qui sulla barca ho 454 pacchi. 23 borsoni 22 da 20 e una da 14 pacchi… tutte da 20 solo una è differente che è da 14 pacchi!». «Ok amico – risponde Riitano – Ma già sulla barca quanto ci sono?». «320 primo. Secondo 1000. Oggi 540 più a bordo qua ho 454». 

Il “capitano” compiacente

«Ditelo al capitano il totale che c’è e di guardare i marinai k nn rubano». Da quest’altro messaggio intercettato, per gli inquirenti è chiaro come dell’affare illecito e dell’ingente trasporto di cocaina ne fosse a conoscenza anche il capitano della nave merce e anche qualche membro compiacente dell’equipaggio. Una volta sbarcati, infatti, sarebbero stati loro a gettare i borsoni carichi di droga in mare. «Tutto perfetto.. domani solo manca mandare delle boe e una radio in più». 

L’arrivo del container

È il 30 maggio 2016 e i due continuano a discutere del carico di droga in una chat captata, ancora, dagli inquirenti. I due parlano di un incontro imminente di Ferro con un altro soggetto di Cartagena, città portuale della Colombia, per poter delineare gli ulteriori aspetti del relativi al carico e alla spedizione in corso e alle modalità scelte, con l’utilizzo di un container, per poi procedere con lo scarico in territorio italiano.  «Ieri ho parlato con lui di questo. Gli ho detto che oggi organizzavo una riunione con la persona di Carta. Una arriva giorno 1 sono 3 navi in tot. Non c’è tanta merce la solo abbiamo 400 ora vedo bene come farlo e se facciamo in tempo amico». (redazione@corrierecal.it)

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