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Sanità futura e perequazione dei diritti, ZonaDem discute di problemi e opportunità della pandemia

Il webinar ha visto la presenza del fondatore del progetto, Mimmo Bevacqua e di ospiti quali Walter Nocito e le ex ministre Lorenzin e Pinotti

Pubblicato il: 23/04/2021 – 8:00
Sanità futura e perequazione dei diritti, ZonaDem discute di problemi e opportunità della pandemia

COSENZA Salute e sicurezza. Ma anche riaperture, recovery, coesione socio-territoriale. Sono queste le parole chiave dell’incontro “Covid, sicurezza e stessi diritti” organizzato da “Zonadem”, il progetto fondato dal consigliere regionale Pd Domenico Bevacqua per stimolare la partecipazione dei giovani calabresi alla politica.
E infatti, a introdurre e moderare l’incontro sono proprio i giovani coordinatori Maria Grazia Bevacqua e Joseph Guida.
La crisi pone sul tavolo molteplici problematiche che offuscano la capacità di tendere verso le opportunità. Il consigliere regionale Bevacqua le individua in quattro punti, partendo dalla “metamorfosi” dell’Europa «che non guarda più all’economia, ma alla solidarietà». Una svolta che «mette all’angolo i sovranisti».
Esempio ne è il “Recovery Plan” o, dice il consigliere regionale, «la ricostruzione del paese» che «passa per l’unità dei diritti». Sicurezza, per come declinata nel corso dell’incontro, vuole essere «tutela sociale» o «tranquillità a chi vive in Calabria di poter avviare la propria impresa» senza timore della criminalità, organizzata o meno che sia. «Abbiamo bisogno di perequazione dei diritti».
«Credo – conclude Bevacqua – che da questa emergenza possa crearsi qualcosa di importante per la Calabria. Noi dobbiamo creare questo tipo di progettualità che vede al centro la persona, le sfide che abbiamo e una dialettica forte che forse negli scorsi anni è mancata».

Dialogo istituzionale e territoriale e insegnamenti della pandemia

Sono tre gli ospiti della serata aperta dall’intervento del docente di diritto pubblico all’Università della Calabria, Walter Nocito: «Siamo quasi al diciassettesimo mese di pandemia ed è tempo di trarne qualche lezione».
«Chi ha un ruolo politico-istituzionale – aggiunge – deve un po’ cambiare registro e considerare che le Istituzioni devono funzionare sempre». Nocito distingue non soltanto tra funzionamento ordinario e straordinario delle istituzioni, ma anche su base territoriale. Dalla distinzione si risale però alla necessità di interazione tra i diversi livelli. «Il funzionamento ordinario delle Istituzioni non è mai scontato. Negli anni subisce evoluzioni e problemi». Sono diversi i cardini costituzionali andati sotto stress in questi mesi. Tra questi «lo Stato regionale».
Se tanto vale per il contesto normale, si amplia lo spettro della problematica spostandosi sul piano straordinario. «I famosi Dpcm erano atti extra-ordinari con regime temporaneo» legato allo stato d’emergenza. Da qui l’insegnamento: «Quando finirà la pandemia dovremo avere un diritto amministrativo e pubblico che sappia prevedere le emergenze».
«Siamo dentro a una grande battaglia contro un mostro, il virus, che certo non risponde alle logiche della politica». Beatrice Lorenzin, attuale segretario d’aula del gruppo Pd, parte dai suoi trascorsi da Ministro: «Oggi abbiamo la consapevolezza di cosa sia un virus e la certezza che ne avremo altri» per questo, «come già avevo espresso sette anni fa, è necessario rafforzare il sistema sanitario».
Un tema cruciale, soprattutto nella Calabria «commissariata da tempo immemore».
«Da ministro ho fatto parecchie visite negli ospedali calabresi e già al tempo avevo segnalato che non eravate pronti a curare una normale infezione, figuriamoci il Covid».
La pandemia è tutt’altro che superata e lancia diverse sfida allo Stato, per il prossimo futuro e per l’immediato come «la necessità di raggiungere un’autosufficienza produttiva» con riguardo ai vaccini per «renderci indipendenti dall’approvvigionamento internazionale».
Di conseguenza, dice Lorenzin: «Per i prossimi anni dobbiamo immaginare un cambio di paradigma nel modo di governare la sanità» partendo dalla «ristrutturazione i sistemi di prevenzione» che «non erano minimamente pronti al Covid» fino ad arrivare alla «gestione della cronicità».
Il sistema va dunque riorganizzato partendo dalla ricerca scientifica. «Quello che non dobbiamo fare – conclude – è chiuderci in una dimensione nichilista. Il dibattito non può essere se sia meglio chiudere alle 22 o alle 23, ma sul come salvare l’Italia».
Chiude il giro di interventi Roberta Pinotti, presidente commissione Difesa al Senato. «Lo Stato – sottolinea – ha tante possibilità di funzionare meglio se sa fare sinergia». Cosa che ad oggi non si è vista, producendosi quindi un cambiamento da non intendersi nell’accezione di miglioramento.
«La pandemia ha messo in evidenza le fragilità. Queste vanno messe a posto per evitare di cadervi nuovamente. E partendo dalla sinergia, dice Pinotti: «Ho presentato una proposta di legge per costituzionalizzare le Conferenze per dare l’idea di uno Stato unico che ascolta sia i bisogni del centro che della periferia».
Si rende necessario, in conclusione «pensare un sistema dove ogni regione non diventa uno Stato a sé, ma attinge a strumenti chiari in virtù dei quali, se in alcuni territori non sono mantenuti i Lea, si deve intervenire». Il periodo in corso rende evidente come «il tema dell’uguaglianze sia ancora lontano in questo paese», accentuato anche dal “digital divide” e «dai dati drammatici della disoccupazione femminile». Motivi che spingono a ripensare il futuro per non incorrere negli stessi errori.

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