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Omicidio Polito, scarcerato Giuseppe Pannace

Decisione del Tribunale della libertà. Il 30enne di San Gregorio d’Ippona è considerato uno degli esecutori materiali

Pubblicato il: 30/04/2021 – 13:49
di Giorgio Curcio
Omicidio Polito, scarcerato Giuseppe Pannace

CATANZARO Torna in libertà Giuseppe Pannace, il 30enne di San Gregorio d’Ippona, arrestato lo scorso 7 aprile perché indicato tra gli esecutori materiali dell’omicidio di Carmelo Polito, ucciso l’1 marzo 2011 proprio a San Gregorio d’Ippona, nel Vibonese, mentre, in quel momento, la vittima passeggiava in compagnia del figlio minorenne, scampato miracolosamente all’agguato. La decisione è del Tribunale della libertà di Catanzaro. La notizia la si apprende da una nota del legale di Pannace, Anselmo Torchia.

Le contestazioni dei difensori

I difensori di Giuseppe Pannace, in particolare, hanno contestato la «presunta inattendibilità dei fotogrammi del video delle telecamere di sorveglianza dell’officina» situata proprio nei pressi in cui è avvenuto l’omicidio di Polito, e che ha ripreso proprio gli attimi in cui si è consumato il delitto. Contestate, inoltre, «le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Mantella, Moscato e Arena ma anche l’uso delle intercettazioni ambientali, facendo leva sulla recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione». Gli avvocati hanno inoltre sottoposto all’attenzione dei giudici del Tdl anche alcune «sentenze passate in giudicato ma che non erano state portate a conoscenza del gip, Gabriella Logozzo». 

Il dialogo in carcere 

Uno dei dialoghi ritenuti fondamentali per il prosieguo dell’attività investigativa, era stato quello avvenuto nel carcere di Vibo Valentia, il 13 settembre 2011, proprio tra Giuseppe e Francesco Pannace, con quest’ultimo arrestato perché arrestato in flagranza per l’omicidio di Giuseppe Prostamo.  I due dialogavano in modo ambiguo, facendo riferimento ad una pistola e ad un passamontagna. 

Le dichiarazioni di Moscato e Mantella 

A fornire importanti riscontri investigativo erano state inoltre le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Raffaele Moscato. È stato lui a riferire che «l’iniziativa omicidiaria fosse avvenuta ad opera del gruppo criminale operante a San Gregorio d’Ippona su richiesta di Rosario Fiorillo» individuando la causale in un «paio di buffetti che Polito pare gli avesse dato sulla guancia mentre erano in cella insieme». Un gesto sul quale lo stesso Fiorillo «non c’è mai passato sopra». Una tesi confermata anche da Andrea Mantella che a sua volta avrebbe appreso le informazioni dal defunto suo braccio destro, Francesco Scrugli. 

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