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l’agguato

Un “buffetto” sulla guancia pagato con la vita. La vendetta di Fiorillo per mano dei cugini Pannace

I dettagli dell’omicidio di Carmelo Polito avvenuto nel 2011. Fondamentali per gli inquirenti anche le dichiarazioni del pentito Bartolomeo Arena

Pubblicato il: 07/04/2021 – 16:02
di Giorgio Curcio
Un “buffetto” sulla guancia pagato con la vita. La vendetta di Fiorillo per mano dei cugini Pannace

VIBO VALENTIA Cinque colpi di pistola calibro 7.65, esplosi attorno alle cinque di pomeriggio, da due soggetti con il volto travisato da un passamontagna. Una brutale esecuzione, studiata accuratamente in ogni dettaglio, costata la vita a Carmelo Polito, freddato il primo marzo 2011 su Corso Italia, a San Gregorio d’Ippona, in provincia di Vibo Valentia mentre, in quel momento, passeggiava in compagnia del figlio minorenne, scampato miracolosamente all’agguato. Un omicidio per il quale già l’11 ottobre 2019 era stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere dal gip del Tribunale di Catanzaro, nei confronti di Francesco Pannace, ritenuto uno degli esecutori materiale del delitto. 

Chiuso il cerchio

Ora gli inquirenti hanno chiuso il cerchio, con i militari del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia hanno eseguito una misura cautelare in carcere, emessa dal gip di Catanzaro, Gabriella Logozzo, su richiesta della Dda della Procura di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, a carico di Rosario Fiorillo, 32 anni, di Piscopio, già detenuto nel carcere de L’Aquila e Giuseppe Pannace, 30 anni, di San Gregorio d’Ippona e cugino proprio di Francesco Pannace (QUI LA NOTIZIA). Nessun dubbio per gli inquirenti sul coinvolgimento di Giuseppe Pannace, esponente della locale di San Gregorio e indicato tra gli esecutori materiali dell’omicidio di Polito dal collaboratore di giustizia, Bartolomeo Arena, ma inchiodato anche dalle conversazioni avute nel carcere di Vibo con il cugino Francesco. Così come per Rosario Fiorillo, esponente della locale dei Piscopisani, arrestato oggi anche lui, e accusato direttamente da Moscato e Mantella. Con l’aggravante, è scritto nell’ordinanza firmata dal gip Gabriella Logozzo, di aver agito «con l’aggravante della premeditazione e le modalità mafiose dell’agguato, di chiaro stampo ‘ndranghetistico». Tra gli indagati, invece, c’è anche Rosario Fiarè, considerato dagli inquirenti esecutore della richiesta avanzata proprio da Fiorillo.

Il contesto mafioso e l’intimidazione 

Sin dalle prime ricostruzioni dell’omicidio di Polito, infatti, era emerso il profondo legame con il contesto ‘ndranghetistico, delineato anche dalla moglie della vittima. Gli inquirenti hanno poi acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza di un’officina del luogo. Due settimane dopo lo stesso proprietario è stato raggiunto da una lettera minatoria con scritto “bastardo sbirro pagherai tu e la tua famiglia”, insieme a due proiettili calibro 7.65. 

Le prime intercettazioni 

L’attività investigativa avviata dopo l’omicidio di Polito ha permesso poi di raccogliere importanti indizi di colpevolezza nei confronti proprio di Francesco Pannace. In particolare ha assunto da subito particolare importanza la conversazione captata tra Pannace e il boss Luigi Mancuso: «Hai saputo che mi hanno inc*lato?» chiede Pannace a Mancuso, che risponde: «Chi te lo ha detto?!?» «Perché ho ammazzato questo figlio di pu**ana» replica Pannace. «Chi Polito?» chiede ancora Mancuso con Francesco Pannace che si giustifica, «era pazzo! E così via.., per te, per me e per gli altri».

Il dialogo in carcere 

Un altro dialogo fondamentale per il prosieguo dell’attività investigativa, è quello avvenuto nel carcere di Vibo Valentia, il 13 settembre 2011, tra Giuseppe e Francesco Pannace, con quest’ultimo arrestato perché arrestato in flagranza per l’omicidio di Giuseppe Prostamo.  I due dialogano in modo ambiguo, fanno riferimento ad una pistola e ad un passamontagna. Ripetute, inoltre, le raccomandazioni di Francesco Pannace al cugino, affinché prestasse attenzione ai suoi comportamenti per evitare il suo arresto.  «Che devo fare? (bestemmia) ci ha rovinati mio fratello! A tutti! (…) Ma quel coso lo avete tolto da li? Quello che avevamo noi?» chiede Francesco Pannace al cugino, ma gli inquirenti non riescono a captare la risposta. «L’hai buttata quella scheda?» domanda ancora, e Giuseppe Pannace lo rassicura.  Poi il riferimento al passamontagna: «Eh, veramente, mi sono dimenticato una cosa. Vedi sotto quelle eternit appena scendi!? Là sotto c’è un passamontagna. Hai capito? Dagli un calcio. Non togliertelo mai quello la» raccomanda Francesco Pannace al cugino. Effettivamente gli inquirenti hanno rinvenuto un passamontagna di colore nero, in fibra di lana, proprio nel luogo indicato da Francesco Pannace. 

Le dichiarazioni di Moscato e Mantella 

A fornire importanti riscontri investigativo sono state inoltre le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Raffaele Moscato. È lui a riferire che «l’iniziativa omicidiaria fosse avvenuta ad opera del gruppo criminale operante a San Gregorio d’Ippona su richiesta di Rosario Fiorillo» individuando la causale in un «paio di buffetti che Polito pare gli avesse dato sulla guancia mentre erano in cella insieme». Un gesto sul quale lo stesso Fiorillo «non c’è mai passato sopra». Una tesi confermata anche da Andrea Mantella che a sua volta avrebbe appreso le informazioni dal defunto suo braccio destro, Francesco Scrugli. 

Il racconto del pentito Bartolomeo Arena

L’avvio del percorso di collaborazione con la giustizia di Bartolomeo Arena, elemento di spicco del clan di ‘ndrangheta operante nella città di Vibo Valentia, ha però rappresentato un fatto nuovo che ha determinato l’Ufficio di Procura a riproporre la richiesta e ad estenderla anche nei confronti di Giuseppe Pannace, originariamente non implicato in via diretta nella vicenda. Sono particolarmente significative le dichiarazioni rese il 20 novembre 2019.  «Ricordo – racconta Arena – che Carmelo Polito aveva dei problemi psichici e che, a San Gregario, se la prendeva con tutti (…) venendo al suo omicidio, posso riferire che, per quanto confidatomi da Francesco Antonio Pardea, il mandante è Rosario Fiarè, il quale, a sua volta, aveva inviato i cugini Panance ad eseguire il delitto». «(…) Ricordo, inoltre, che, tra le causali di questo delitto, vi era una vicenda relativa ad uno schiaffo che Polito aveva dato ad un soggetto di elevato rilievo criminale, molto vicino a Rosario Fiarè». «I cugini Pannace – racconta ancora Bartolomeo Arena –  erano vicinissimi a Rosario Fiarè ed eseguivano tutti gli ordini che quello gli impartiva. Uno di loro, ossia quello da me precedentemente indicato come l’autore dell’omicidio di Prostamo (eseguito da Francesco Pannace ndr) inoltre, svolgeva il compito di autista di Rosario Fiarè mentre l’altro era deputato alla conservazione delle armi del loro gruppo criminale». (redazione@corrierecal.it

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