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La “locale” di ‘ndrangheta del Baden-Wuerttemberg e il sistema dei fratelli Giorgi

Una parte di Germania è diventata «rifugio strategico per la mafia». Nomi che ritornano fin dalla strage di Duisburg, come i “Boviciani”, originari della «roccaforte di San Luca»

Pubblicato il: 06/05/2021 – 1:10
di Francesco Donnici
La “locale” di ‘ndrangheta del Baden-Wuerttemberg e il sistema dei fratelli Giorgi

REGGIO CALABRIA Dall’orrore dei corpi crivellati a bordo di una Volkswagen Golf (e di una Opel Combo), nei pressi di un locale di Duisburg, l’Europa, in specie la Germania, conobbe il volto sanguinario della ‘ndrangheta. Dalle rotte Germania-Italia di un’altra Volkswagen Golf ha in qualche modo impulso il filone dell’indagine della Dda di Torino, “Platinum-Dia”, sul narcotraffico.
Corsi e ricorsi storici legati alla costante delle “famiglie” di San Luca. Nomi che ritornano, come quello dei Giorgi «intesi “Boviciani”».
Il 20 ottobre 2017, a bordo di quella Golf, insieme ad un’altra persona, c’è Antonio Giorgi, classe 90, figlio di Domenico, classe 63. I due sono diretti nella Locride, ma poco dopo l’ingresso nel territorio italiano preannunciano il loro arrivo ad un contatto piemontese, Domenico Aspromonte, uno dei nomi cardine dell’inchiesta. Gli inquirenti lo descrivono come «partecipe» o «terminale» del sodalizio criminale di stanza nel centro piemontese di Volpiano, con diversi ruoli tra cui quello di «creare e gestire attività di impresa anche mediante l’impiego dei proventi illeciti» dell’associazione.
Nel settembre del 2017, Aspromonte va in Germania per partecipare all’Oktober fest. Per gli inquirenti, però, quel viaggio nasconde lo scopo parziale «se non prevalente» di «incontrare qualche esponente della famiglia Giorgi dimorante in Germania per concordare un’iniziativa illecita». Riscontro ne sono le conversazioni telefoniche intercettate tra lui e appunto Antonio Giorgi.
A distanza di circa un mese, il 30enne originario di San Luca parte alla volta dell’Italia e incontra Domenico Aspromonte a Volpiano. L’autovettura usata per quel viaggio è appunto la Golf intestata a Salvatore Giorgi, classe 89, anch’egli residente in Germania allo stesso indirizzo del ristorante “Paganini”, di proprietà della famiglia. Questi è anche socio della “Gsg Food”, altra attività al centro dell’indagine che aiuterà gli inquirenti a ricostruire il presunto sistema di riciclaggio ideato dalla “famiglia”.
La Dia risale da queste informazioni fino all’ipotesi che «in Germania potessero essere stati reinvestiti proventi delle illecite attività svolte nell’ambito del traffico di stupefacenti». A riscontro di questa tesi arrivano le relazioni del “Bka” di Wiesbaden (organo collaterale di Pg), attraverso cui gli investigatori acquisiscono elementi di informazione, poi confermati nelle successive riunioni operative con “Lka” di Baden-Wuerttemberg. Emerge «oltre all’ipotesi di riciclaggio da parte di un gruppo di San Luca […] anche l’ipotesi che tale consorteria criminale potesse effettuare regolarmente trasporti di cocaina mediante i furgoni utilizzati per il trasporto di frutta».

La “locale” del Baden-Wuerttemberg

Sulla base di questi primi accertamenti, la Procura di Costanza, zona Sud della Germania al confine con Francia, Svizzera e Austria, avvia un procedimento nei confronti di taluni soggetti finiti anche nell’odierna indagine. Per arrivare alla deduzione finale della Dia, bisogna riprendere alcuni emblematici passaggi dell’annotazione di Pg dello scorso 23 marzo 2020 dove viene specificato che proprio il land di Baden-Wuerttemberg è divenuto negli anni «il luogo di azione e di residenza per vari esponenti della mafia italiana, di fatto anche della ‘ndrangheta». Negli anni si contano diversi procedimenti avviati in Germania riferibili a soggetti fuggiti dal territorio italiano per evitare procedimenti a loro carico. Il land tedesco del Sud è così diventato, scrive la Pg, «rifugio strategico per la mafia» anche a fronte delle «relazioni familiari consolidate», nonché della «posizione economicamente e geograficamente favorevole». L’autorità tedesca censisce 154 presunti membri della criminalità organizzata in tutta la nazione, 81 dei quali nel Baden-Wuerttemberg.
Il passaggio cruciale, che stringe il cerchio intorno alla “famiglia” Giorgi e dà la dimensione della continuità della storia, viene subito dopo: «Sono emersi collegamenti – scrive la Pg – anche in relazione all’omicidio plurimo del 2007 a Duisburg. Le vittime provenivano dalla roccaforte mafiosa di San Luca. Nel corso delle indagini all’epoca è emerso che la famiglia di una delle vittime, i Giorgi, gestiva pizzerie sia a Erfurt che a Ueberling. Circostanza ancora attuale». Di fatti, Francesco Giorgi, anni 16, fu la più giovane tra le vittime trovate in quelle auto il giorno della “strage di Ferragosto”.

I fratelli Giorgi

Alla base di questo filone d’indagine, un’associazione dalla «struttura policentrica» dedita al narcotraffico internazionale che lega diverse nazioni e continenti. Al vertice ci sarebbero i Giorgi di San Luca. «Sono – scrive la Dda di Torino – coloro che imbastiscono le trattative con i fornitori, organizzano gli aspetti logistici per i traffici di sostanza stupefacente e per la movimentazione del denaro». E ancora: «Trattano con gli acquirenti, custodiscono il denaro, parte del quale viene investito, sempre dai medesimi, in attività imprenditoriali».
Vengono individuate diverse figure per ricostruire ruoli e gerarchie dell’organizzazione, partendo da Domenico Giorgi, classe 63, ritenuto esponente apicale del sodalizio al quale spetta il compito di «sovrintendere tutte le attività». «Mio fratello…il più grande…perché noi…siamo 4 fratelli…ma il fratello più grande… sarebbe quello Domenico che c’era qua…quello che dice lui per noi è legge» dice Giovanni Giorgi detto “Vita”, classe 72, intercettato nel suo appartamento di Alghero, in Sardegna, il 12 marzo 2019. Lui è il penultimo dei fratelli, arrestato per traffico di cocaina a Catania nel 2015 e condannato in via definitiva a sette anni e otto mesi. «A lui – scrive la procura – è stato affidato il mercato della droga in Sardegna, dove la famiglia ha gettato le basi per aprire una nuova “piazza di spaccio”, interessando di fatto Alghero ed i paesi limitrofi, diversificando quindi le attività di approvvigionamento dello stupefacente».
Francesco Giorgi detto “Pollice”, classe 66, è il terzogenito (secondo tra i fratelli maschi) ed è soggetto deputato alla «cura della “cassa comune”», come si evince da diverse intercettazioni. «Incarico delicato e notoriamente assegnato ai sodali più autorevoli e di maggiore affidabilità».
L’ultimo è Sebastiano Giorgi, classe 73, residente a San Luca agli arresti domiciliari. Il più stretto contatto col territorio, a dispetto dell’età, lo rende uno dei personaggi di spicco dei “Boviciani”. «Ritenuto meno abile a gestire le trattative finalizzate all’approvvigionamento della cocaina (…) cura gli investimenti della famiglia in terra tedesca, riciclando il denaro provento della droga». Gli inquirenti tedeschi lo identificano come un “mago” delle truffe «soprattutto in Germania, dove può disporre di professionisti compiacenti facenti capo a società “fantasma”».

Il sistema e i partecipanti stabili

La procura passa in rassegna il rosario dei partecipanti stabili all’organizzazione, ognuno col suo ruolo ben definito, tale da integrare una perfetta catena di montaggio nelle diverse fasi e allocazioni territoriali. «Gli appartenenti al sodalizio – viene evidenziato nelle considerazioni conclusive del gip – sono in grado di percorrere migliaia di km, a bordo di autovetture o camion opportunamente “preparati”, ed alcuni consociati (come sopra visto nell’ambito delle numerose “trattative” intessute) svolgono un ruolo di veri e propri procacciatori d’affari». Si evidenziano in tal senso due figure. Il primo è Valter Cesare Marvelli, classe 83. È nipote dei fratelli Giorgi in quanto figlio della primogenita. A lui spetta il compito di compito di «individuare nuovi acquirenti e fornitori, nonché mezzi e corrieri, trattando con i fornitori in Italia e Spagna, custodendo parte dello stupefacente e gestendone in autonomia lo smercio». Sarebbe stato proprio lui ad intrattenere i primi contatti con Domenico Aspromonte. Suo anche il compito di mediare con Giuseppe Romeo, detto “il Nano” o “Maluferru”, altra figura chiave dell’organizzazione «mettendo a disposizione i trasporti in maniera stabile». A lui spetta il compito di curare la logistica «acquistando su mercati stranieri in Europa e Sud America e consentendo lo “scarico” nei porti di Anversa, Rotterdam e Amburgo». I notevoli quantitativi di droga venivano così smerciati in diverse regioni italiane dalla Sicilia, ritenuta “habitat” principale dei traffici dei fratelli Giorgi, passando dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna fino alla Sardegna, dove operava Stefano Sanna, figura che «comprova l’operatività del gruppo criminale», al quale viene addirittura fatta risalire «un’ulteriore organizzazione». (redazione@corrierecal.it)

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