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‘Ndrangheta, “Recovery”: il monopolio dei clan nello spaccio e sul territorio. «Cosenza non è un’isola felice»

Il procuratore Capomolla in conferenza stampa: «Usati anche minori, uno degli aspetti più inquietanti». «C’è la criminalità organizzata, ma ci siamo anche noi»

Pubblicato il: 14/05/2024 – 11:49
‘Ndrangheta, “Recovery”: il monopolio dei clan nello spaccio e sul territorio. «Cosenza non è un’isola felice»

CATANZARO «Abbiamo smantellato quella che riteniamo essere una organizzazione in grado di muoversi in modo diffuso sul territorio, almeno questo quanto emerso dall’indagine condotta con una stretta collaborazione tra le Procura di Catanzaro e quella di Cosenza». Lo ha detto il procuratore f.f. di Catanzaro, Vincenzo Capomolla, illustrando in conferenza stampa i dettagli dell’operazione “Recovery” condotta questa mattina da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, con l’emissione di 142 misure cautelari.
«Ringrazio tutte le forze ordine perché è doveroso evidenziare le convergenze investigative». Più nel dettaglio, Capomolla ha spiegato che «la misura cautelare ha riguardato soggetti non interessatati dalla maxi inchiesta “Reset” di cui comunque è appendice, confermando di fatto una sorta di confederazione di ‘ndrangheta nel quadro già descritto proprio con Reset». Ancora Capomolla: «Tra i reati ci sono le condotte estorsive che hanno continuato a asfissiare commercianti e imprenditori ma anche l’associazione finalizzata al traffico diffuso di droga di qualsiasi tipo. L’organizzazione, infatti, aveva il monopolio nel sistema controllato dagli appartenenti alla ‘ndrangheta».
Controllo del territorio, dunque, terreno fertile «per le estorsioni grazie alle articolazioni diffuse sul territorio mentre i canali di fornitura, collaudati e consolidati nel tempo, erano legati ai rapporti con i clan del Reggino e il versante tirrenico e jonico». «Quello scoperto era a tutti gli effetti un “mercato totalizzante”, con una clientela diffusa e variegata. Per lo spaccio, inoltre, sono stati sfruttati anche dei minori, forse uno degli aspetti più inquietanti».

«Cosenza non è un’isola felice»

Secondo il Questore di Cosenza, Giuseppe Cannizzaro, è emersa una «situazione di pressione dell’organizzazione su tutto il territorio, per questo c’è molta soddisfazione per il risultato di oggi che è il frutto di una grande sinergia. Guardiamo in prospettiva, non ci fermiamo per dare ancora più fiducia a chi ha visto la risposta dello Stato, affinché possa continuare a rivolgersi a noi». Ha parlato invece di «costante attenzione investigativa» il Comandante provinciale dei Carabinieri di Cosenza Spoto. «La collaborazione tra le forze di polizia serve a mantenere alta l’attenzione su Cosenza per scardinare i gruppi confederati e coordinati, al punta da versare in un’unica bacinella tutti i proventi del narcotraffico per poi reinvestirli». Secondo Giuseppe Dell’Anna, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza «la città cosentina si dimostra che non è esente da criminalità organizzata, non è un’isola felice, forse c’è una pressione più defilata ma comunque c’è. Certo, ci siamo anche noi con una sinergia coordinata dalla Procura». Ha parlato di «due livelli tecnici di indagine» Giovanni Piscopo del Nucleo investigativo, «uno tecnico e l’altro tradizionale, con indagini su strada, ottenendo uno spaccato importante di riscontro poi dalle analisi delle dichiarazioni dei collaborazioni di giustizia». (a. c.)

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