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Bagno di folla per Kate in Italia

La principessa in missione per il Reggio Emilia Approach

Pubblicato il: 13/05/2026 – 21:56
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Bagno di folla per Kate in Italia

REGGIO EMILIA Il primo viaggio all’estero dopo la malattia che l’ha costretta a un lungo stop istituzionale è stato un bagno di folla emozionante, ma per la principessa Kate anche una missione precisa: guardare, ascoltare, toccare con mano il Reggio Emilia Approach, una filosofia educativa che caratterizza le scuole d’infanzia comunali della città emiliana nata nel Dopoguerra quando un gruppo di donne e un pedagogista in bicicletta, Loris Malaguzzi, decisero che la cosa migliore che si poteva fare in una terra sfasciata dal conflitto era ricominciare dai bambini. Creando delle scuole dove i più piccoli fossero considerati già cittadini, dotati di pieni diritti e bisognosi di rispetto. La prima tappa della due giorni reggiana, in piazza Prampolini e in Comune, è stata per Kate il primo abbraccio in terra emiliana, con 2-3mila persone a salutarla. Bandierine, stravaganze, tantissimi fiori, cappellini estrosi e dichiarazioni d’amore. Da studentessa Kate ha frequentato corsi a Firenze, tanto da consentirle di salutare con qualche parola in italiano alcune delle persone assiepate, soprattutto i bambini che l’hanno accolta festosi e per nulla intimoriti. In un completo ceruleo firmato dalla canadese Edeline Lee, la principessa ha colpito tutti per i suoi modi eleganti ma allo stesso tempo semplici, e per la dedizione al progetto per cui è arrivata a Reggio Emilia: carpire quanto più possibile dell’approccio reggiano per arricchire ed espandere il lavoro del Royal Foundation Centre for Early Childhood di cui è madrina.

In Comune ha ricevuto dal sindaco Marco Massari il riconoscimento del primo Tricolore ma poi nell’incontro in sala rossa, con le tre memorie storiche del Reggio Approach, le pioniere del metodo Ione Bartoli, Carla Moroni, Eletta Bertani, è andata dritto al punto: “Voglio sapere perché è così importante mettere i bambini al centro”, ha chiesto. Un discorso poi continuato al Centro internazionale Loris Malaguzzi. La principessa ha fatto moltissime domande, ha chiesto in particolare come funzionano i gruppi di studio internazionali e come i genitori partecipano alla vita delle scuole. Poi ha sottolineato l’importanza della traduzione dei libri nelle varie lingue. Ma è alla scuola comunale d’infanzia Anna Frank che il metodo si tocca con mano. Li chiamano “gli asili più belli del mondo” e quando li vedi capisci perché. Anche Kate, incontrando alcune mamme, ha detto che un conto è studiare l’approccio, ma “vederlo è meraviglioso”. Alla principessa l’insegnante Elisa e la pedagogista Teresa hanno spiegato la filosofia educativa mostrandole gli spazi, alcuni con un gruppo ristretto di bimbi impegnati nelle attività. Anche i più piccoli hanno conversato con Kate, le hanno mostrato i loro lavori. In atelier dove la principessa si è intrattenuta i bimbi stavano realizzando un progetto sulle “forme del vento”, tra collage, pittura e disegno. In ogni scuola caratterizzata dal ‘Reggio Approach’, gli spazi sono un tutt’uno con lo spazio esterno, dettaglio che ha colpito molto Kate. L’interno ruota intorno a una piazza, dove si affacciano le diverse sezioni, e gli spazi creativi, come l’atelier. La scuola Anna Frank nasce nel 1964, voluta dal quartiere per il quartiere. Tra i dettagli che colpiscono di più la principessa anche la scelta del nome, fatta durante un’assemblea pubblica di cittadini. È stato scelto di intitolarla ad Anna Frank, bambina simbolo della Shoah, per un valore simbolico: “Una visione per le nuove generazioni. Che sarebbero cresciute in pace e in libertà”, le spiegano. Infine l’incontro con le cuoche davanti a una carrellata di specialità locali, “ma rivisitate”. L’erbazzone, la celebre torta salata locale che ha appena avuto il riconoscimento Dop, cattura la sua attenzione. La principessa chiede la ricetta e poi ne mangia una fetta. Dopo la foto di gruppo insieme a bimbi e personale, è uno dei piccoli a rompere il protocollo. Quando Kate sta per andare via la ferma e le chiede: “Puoi venire un’altra volta qui?”. “Sì, certo”, risponde lei in italiano. (Stefania Passarella-Ansa)

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