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Tutela e sicurezza del lavoro, i carabinieri passano al setaccio il Vibonese – VIDEO

Numerosi controlli e anche numerose sanzioni comminate dai militari dell’Arma nella repressione del “caporalato” e del “sommerso”

Pubblicato il: 21/05/2021 – 19:46
Tutela e sicurezza del lavoro, i carabinieri passano al setaccio il Vibonese – VIDEO

VIBO VALENTIA Il Comando carabinieri per la Tutela del Lavoro ha attuato nei giorni scorsi una vasta azione ispettiva nei cantieri edili nella provincia di Vibo Valentia, in sinergia con il personale delle numerose stazioni dell’Arma dislocate sul territorio. La vasta operazione, preventivamente partecipata al prefetto di Vibo Valentia, Roberta Lulli, è stata finalizzata d’intesa con l’Ispettorato nazionale del Lavoro, al contrasto del fenomeno del lavoro sommerso, dell’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (“caporalato”) e a verificare la corretta applicazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. I controlli hanno interessato sia cantieri pubblici, che privati. Paradossale – riferisce una nota dell’Arma dei carabinieri – l’esito di una verifica ai danni di una ditta specializzata nel settore degli impianti elettrici, la quale, ingaggiata per lavori di messa in sicurezza di una nota azienda delle Serre vibonesi, è risultata non in regola proprio con il piano di coordinamento della sicurezza, così incappando nella denuncia all’autorità Giudiziaria. Ecco gli illeciti riscontrati. Undici le ditte controllate: oltre 164.000 euro l’ammontare delle sanzioni complessivamente elevate, di cui ben 151.000 euro connessi ad illeciti penali. Sotto lo scanner dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro sono finite imprese e liberi professionisti dello specifico settore edile.

Il video

Le sanzioni hanno riguardato anche i titolari di diversi ruoli nelle compagini societarie delle imprese e ditte individuali ispezionate: dagli amministratori unici ai rappresentanti legali, 14 in tutto i segnalati alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, per le specifiche figure di “coordinatori” e “committenti”. Cinque soggetti si sono infatti resi responsabili di violazioni del piano di coordinamento della sicurezza, mentre 4 società sono finite nei guai per inosservanza della normativa in materia di sicurezza di lavoro, mancata comunicazione obbligatoria dell’instaurazione del rapporto di lavoro (cosiddetto “lavoro nero”) e, per i casi più gravi, è stata disposta anche l’immediata sospensione dell’attività imprenditoriale per aver superato, con l’impiego di lavoratori in nero, il 20% della forza lavoro effettiva. Ben tre, invece, le società risultate non in regola per quel che concerne la normativa anti Covid e conseguentemente sanzionate in via amministrativa.

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