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L’intervista

Magorno: «Il Pd tenta di falsificare la realtà»

Il candidato governatore per Italia Viva spiega le ragioni della sua corsa. E al ministro Boccia: «Nel suo partito altissima la litigiosità»

Pubblicato il: 05/06/2021 – 14:57
di Roberto De Santo
Magorno: «Il Pd tenta di falsificare la realtà»

CATANZARO Non ci sta ad essere bollato come “alleato del centrodestra” e dice di essere stato spinto a questa scelta di correre in solitaria alle prossime Regionali per l’«alta litigiosità» che caratterizza lo schieramento del centrosinistra. Ad iniziare dal Partito democratico, la formazione che fino a pochi anni fa ha guidato. È una difesa a tutto tondo quella lanciata dal senatore Ernesto Magorno della «sua» decisione di candidarsi per Italia Viva a governatore della Calabria.

Senatore la scelta di correre in solitaria in Calabria per Italia Viva suona per molti elettori come una vendetta nei confronti di qualcuno. Come la giustifica ai calabresi?
«È esattamente il contrario. Italia Viva scende in campo in Calabria per affermare l’urgenza e la necessità di un “Piano regionale di rilancio” di questa terra, per distinguersi grazie alla forza delle proprie idee programmatiche, finora le veri grandi assenti dal dibattito pubblico, concentrato al contrario su litigi, veti, separazioni, spartizioni di postazioni, nomi. Finora si è sentito parlare poco di Calabria ed il nostro obiettivo, invece, è quello di spiegare città per città, borgo per borgo che un’altra Calabria non solo è possibile ma va realizzata in fretta puntando sulle tante risorse che essa esprime e che non trovano un progetto organico di sviluppo per affermarsi. Ecco perché ho inteso aprire la mia campagna elettorale in un luogo simbolo della Calabria della bellezza e delle opportunità, ovvero Vibo Valentia capitale del libro 2021».

Non vi è dubbio che la sua discesa in campo danneggerà il fronte del centrosinistra. Boccia l’ha definita «un alleato del centrodestra». Come replica?
«C’è poco da replicare, basta osservare la realtà del Pd Calabria e l’alto tasso di litigiosità interna a pochi mesi dall’appuntamento elettorale per capire dove si annidano i problemi di chi solo a parole si attesta come alternativo al centrodestra. Guardando alla dirigenza nazionale del Pd e al rapporto controverso con la Calabria, mi viene in mente il capolavoro di Totò “La banda degli onesti” e al personaggio Cardone che vorrebbe essere un falsario ma alla fine si rivela il meno adatto di tutti. Il tutto per dire che anche in questa occasione, i dirigenti nazionali del Pd tentano di falsificare la realtà calabrese a proprio uso e consumo, ma è un inganno a cui non crede nessuno, solo loro stessi».

Restando a questo aspetto, c’è qualcuno che ventila un possibile accordo tra il capo del suo partito, Matteo Renzi ed esponenti del fronte avverso. La Calabria in questo senso sarebbe un laboratorio di una possibile alleanza tra forze politiche solo in apparenza distanti.
«Per Iv il senso della propria presenza non è la convenienza politica ma la tutela delle comunità, del bene comune in ogni competizione elettorale che ci troveremo ad affrontare. Mi limito a far osservare che il profilo che Matteo Renzi ha voluto attribuire a Iv è marcatamente riformista, liberale, opposto a ogni deriva populista e demagogica e in questo solco ci muoviamo tanto a Roma quanto nelle comunità locali. Non è un caso che, pur essendo da poco in campo con la mia candidatura a presidente, siamo gli unici ad aver posto come tratto distintivo nel nostro impegno elettorale le idee per la Calabria, i temi e non le persone. Anzi, invito gli altri candidati – per ora concentrati nella composizione e scomposizioni di alleanze, liste e strategie – a un confronto pubblico sui programmi elettorali. I calabresi non ne possono più di assistere a teatrini sui nomi ma attendono – ancora di più dopo una pandemia che a fatica stiamo cercando di lasciarci alle spalle – soluzioni alla fame di occupazione, di reddito, di servizi, di opportunità».

E poi c’è la percezione diffusa tra i tanti che in Calabria si punti ad ottenere una poltrona piuttosto che far vincere una coalizione. Una messaggio che viene soprattutto dal fronte del centrosinistra. Il suo caso sembrerebbe andare in questa direzione.
«Sono senatore e sindaco della mia amata Diamante, direi che non si pone proprio per me il problema di occupare un’ulteriore postazione o di ritagliarmi spazi di potere. Sono altri ad avere l’urgenza di trovare un’occupazione, con l’aggravante fra l’altro di non aver alcun legame autentico con questa regione. Il mio impegno come candidato a presidente della Regione ha un significato altro ed è quello di provare a incrociare il consenso dei calabresi sulla base di una proposta innovativa nei contenuti , che ponga al centro il tema della legalità e del contrasto alle mafie, che si faccia promotore di riforme vere sui servizi essenziali come sanità e lavoro e – non in ultimo – faccia leva sulle ricchezze che la Calabria ha e che ancora non sono state organizzate in un programmo organico di sviluppo».


Come ex segretario regionale del Pd partito che è stato centrale nell’ultima esperienza di governo del centrosinistra, poteva incidere decisamente nelle politiche di riscatto della Calabria. Perché ora riuscirebbe in questa impresa?
«Il quadro politico e istituzionale è radicalmente mutato in questi anni e la sfida nuova che ci troviamo ad affrontare è figlia di un’emergenza sanitaria senza precedenti che ha ulteriormente definito i contorni di fragilità della Calabria. Oggi il mio impegno è diretto e forte anche delle esperienze e degli errori che pure io stesso ho compiuto negli anni precedenti. È quasi impossibile fare paragoni o accostare tempi ed esperienze diverse». (r.desanto@corrierecal.it)

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