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verso le regionali

Quel lecchinaggio ipocrita nei confronti di Spirlì

«Vuoi vedere che ora ci toccherà scrivere l’endorsment per Spirlì, ecchecc… non ci voleva proprio sta cosa, la gente ci farà a sazizza nelle urne». Gli anti spirliani, che nella Lega calabrese s…

Pubblicato il: 08/06/2021 – 9:06
di Ugo Floro
Quel lecchinaggio ipocrita nei confronti di Spirlì

«Vuoi vedere che ora ci toccherà scrivere l’endorsment per Spirlì, ecchecc… non ci voleva proprio sta cosa, la gente ci farà a sazizza nelle urne». Gli anti spirliani, che nella Lega calabrese sono tantissimi, sebbene recitino con invidiabile classe attoriale la parte dei supporters sfegatati dell’attuale facente funzioni, sono stati colti da una improvvisa forma di sincope acuta allorché, qualche sera fa, tal Crippa dall’assise di Zambrone, in preda ad una “ipnotizzante” trance oratoria s’era premurato di incoronare il numero uno della giunta regionale in carica a candidato leghista alla carica di governatore. Sconforto e imbarazzo li tagliavi col coltello, le imprecazioni contro la genialata di Crippa per poco non hanno sortito la censura di WhatsApp; ragionando con certi “cuori leonini” del Carroccio calabro si poteva cogliere appieno la doppiezza di una dirigenza che sa dire le cose giuste solo di nascosto, impareggiabile nella battaglia politica per telefono, inconsolabile per l’editto crippaiuolo.
Si, perché Crippa non è un figurante qualsiasi del mondo leghista, ma ne è addirittura il vicesegretario, e se il numero due di un certo Salvini lancia Spirlì, sei portato a credere che non lo faccia mica a caso. Se poi altri papaveri verdi , tranne il sottosegretario Molteni, più compassato e realista, appoggiano la benedizione, allora capisci che il nome di Nino non è una boutade, ma una indicazione di partito attendibile.
Talmente temibile da aver creato subito allarme, non solo tra i ranghi degli alleati forzisti, da mesi pronti a lanciare Roberto Occhiuto come leader della coalizione , ma anche all’interno del partito del Capitano dove impera da un po’ il presentimento che alle prossime regionali quel 12% raggranellato nel gennaio 2020, sarà almeno dimezzato, complice anche quell’emorragia di militanti di cui però a Zambrone non si è parlato proprio, in ossequio ad un volemose bene (per finta) divenuto il tappeto, ristrettissimo, sotto cui tentare di nascondere la polvere.
Ma un conto è la polvere, un altro il polverone, che ostruisce la visione di taluni leadericchi, i quali invece di chiedersi come mai in tanti stiano scendendo dal carroccio, invitano quelli di via Bellerio a non curarsi delle lettere di protesta che partono da varie zone della Calabria perché «quelli che le scrivono non hanno un voto, sono degli zeri». Fortuna che il giorno dopo c’ha pensato Salvini a rinfocolare le depresse falangi leghiste con l’assicurazione che non sarà Spirlì il candidato a presidente del futuro governo calabrese.
Sospiro di sollievo per i tantissimi che in pubblico tifano ‘effeffe’, mentre in privato non vedono l’ora che se ne concluda l’interregno. E tuttavia, il sollievo per lo scampato pericolo, da solo, non può essere sufficiente per rimettere in sesto una Lega calabrese con un esercito di generali senza truppe.

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