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Inchiesta Coccodrillo, chiesto il rito immediato per i costruttori Lobello – NOMI

Chiuse le indagini nei confronti di 14 persone. Secondo l’accusa il gruppo imprenditoriale sarebbe legato a tre diverse cosche di ‘ndrangheta

Pubblicato il: 21/06/2021 – 18:37
Inchiesta Coccodrillo, chiesto il rito immediato per i costruttori Lobello – NOMI

CATANZARO Chiuse le indagini per 14 persone e chiesto il rito immediato per i principali indagati nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza di Catanzaro e coordinata dalla Dda, denominata “Coccodrillo”. L’indagine ha evidenziato un grave quadro indiziario a carico degli imprenditori catanzaresi Antonio, Giuseppe e Daniele Lobello – per i quali è stato chiesto il giudizio immediato –, in ordine a plurimi reati di intestazione fittizia di beni,  realizzati attraverso un sistema di società, formalmente intestate a terzi, e tuttavia dagli stessi controllate e gestite, e ciò al fine di sottrarre il proprio patrimonio aziendale all’adozione di prevedibili misure di prevenzione antimafia. Le difese dei tre indagati hanno chiesto il rito abbreviato.
Secondo l’accusa Giuseppe Lobello «pur non facendone parte» avrebbe concorso «nell’associazione di ‘ndrangheta denominata cosca Arena» alla quale – è l’ipotesi accusatoria – avrebbe fornito «attraverso condotte attive, un contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione e il rafforzamento della capacità organizzativa dell’associazione, con la consapevolezza dei metodi e dei fini dell’associazione stessa. In particolare, muovendosi quale imprenditore edile titolare e amministratore di fatto delle imprese facenti capo alla famiglia Lobello – Strade Sud, Trivellazioni Speciali, Consorzio Stabile Zeus, Consorzio Stabile Genesi – faceva da intermediario tra i vertici della cosca Arena e taluni imprenditori soggetti a estorsione per lavori nel Catanzarese, raccogliendo i ratei delle estorsioni e consegnandoli alle scadenze prestabilite ai vertici del clan, ciò allo scopo di evitare che la presenza di soggetti riconducibili al clan presso i cantieri potesse tirare l’attenzione delle forze dell’ordine; ottenendo al contempo per il legame stretto con gli Arena una posizione dominante nell’esecuzione di lavori edili su Catanzaro, ovvero la protezione da interferenze estorsive, di altri gruppi criminali, presso i cantieri relativi ai lavori eseguiti e presso l’impianto di calcestruzzo dell’impresa».

Rapporti con tre cosche e un caso di estorsione

Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio, favoreggiamento reale ed estorsione. Le investigazioni, che si sono avvalse anche delle plurime dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e di esiti intercettivi, hanno evidenziato, oltre al legame mantenuto nel tempo dalla famiglia Lobello con il clan Mazzagatti di Oppido Mamertina, anche il rapporto con il clan Arena di Isola Capo Rizzuto e altre cosche del crotonese, tra cui quella riconducibile a Nicolino Grande Aracri. Dalle indagini condotte dalla Guardia di finanza è emerso, anche, un episodio di estorsione nei confronti di un lavoratore dipendente costretto ad auto licenziarsi contro la sua volontà da una società fittiziamente intestata a un prestanome, per incomprensioni sorte sul luogo di lavoro con i familiari di Giuseppe Lobello.

La chiusura indagini è stata notificata a 
CAPELLUPO Antonio (45 anni)
FULCINITI Vitaliano Maria (43)
GARCEA Pietro (33)
IIRITANO Francesco (30)
LOBELLO Marika (22)
PASQUINO Vincenzo (59)
ROTELLA Domenico (42)
ROTELLA Giuseppe (52)
ROTELLA Francesca (49)
TORCHIA Pasquale (43)
VESPERTINI Pasquale (38)
VIGLIAROLO Anna Rita (43)
GARCEA Caterina (41)
VITALE Luciano (54) 
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Iole Le Pera, Valerio Murgano, Pietro Mancuso, Enzo De caro, Giuseppe Fonte, Gennaro Mellea, Salvatore Iannone, Andrea Gatto, Vittoria Aversa, Leone VItaliano. (ale. tru)

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