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l’analisi

Proprio chi nasce nei salotti televisivi si permette il lusso di parlare di casting?

Si siede ai tavoli (rigorosamente virtuali) di centro-sinistra e, dall’alto dei suoi zero voti, decide, spesso con la benedizione di Letta, Conte e di qualche capataz snob e salottiero le sorti di…

Pubblicato il: 14/07/2021 – 19:32
di Ugo Floro
Proprio chi nasce nei salotti televisivi si permette il lusso di parlare di casting?

Si siede ai tavoli (rigorosamente virtuali) di centro-sinistra e, dall’alto dei suoi zero voti, decide, spesso con la benedizione di Letta, Conte e di qualche capataz snob e salottiero le sorti di questa o di quella proposta di leadership calabrese.
Pensa tu che potere di influenza le è stato dato senza che abbia mai avuto la decenza democratica di misurarsi con le urne.
Eppure, la Sardina, sta sulla scena (televisiva) da un po’ di annetti ormai. Ma di confronto elettorale proprio non vuole saperne.
Peccato davvero perché almeno l’ottanta per cento degli elettori sarebbe felice di premiare la sua contagiosa simpatia.
La Sardina sembra una Spirlì del lato opposto: se le si chiedesse perché non scende in campo, anziché fare la profetessa online, probabilmente risponderebbe che non può certo perdere tempo con la campagna elettorale perché ha la grande responsabilità di costruire il centro-sinistra.
Frattanto però lo sta sbullonando pezzo a pezzo, o meglio sta contribuendo ad estinguerne quel che ne resta con la complicità di un bel numero di dirigenti politici piddini e pentastellati, tutti ipnotizzati dalla profondità dei suoi post e paralizzati dalla paura di contraddirla.
Non sia mai che quei 2 milioni di elettori che rappresenta si arrabbino.
I suoi non sono solo giudizi, ma sentenze inappellabili ed esecutive emesse rigorosamente a mezzo Facebook come dimostrano la liquidazione di candidature eccellenti cui ha contribuito in modo sostanzioso, non avendo davanti a sé un brandello di dirigente politico con la schiena dritta che le facesse sommessamente notare che lei, ‘a Sardina, semplicemente, non rappresenta nessuno, a meno di non voler considerare rappresentanza politica quella del raccattatore di followers.
L’ultima stroncatura l’ha riservata nientepopodimeno che alla scienziata Amalia Bruni fresca di convergenza di PD, M5s e di alcuni cespugli di centrosinistra sul suo onorevolissimo nome.
Ora, l’appeal della Bruni è sonnacchioso, questo è fuor di dubbio, ma facendo le debite proporzioni anche quello di Biden lo era, poi però si è visto come è andata.
Ciò detto, tentare di rottamarla come se fosse una propostuccia estemporanea appare un atto quantomeno irriguardoso.
Il riflesso di un potere di influenza (e di cecchinaggio) che settori del PD e del M5s amano pericolosamente regalare a chi sa confezionare slogan in televisione.
Ma torniamo all’ultima cecchinata dalla Sardina, la Bruni. Il peccato della ricercatrice sarebbe sempre lo stesso, a detta della esperta in rivoluzioni social: «È una candidatura che nasce dalla solita logica del casting». Azzo! verrebbe da chiosare.
Ma come, proprio chi nasce nei salotti televisivi, attraverso un processo di lievitazione mediatica della propria immagine spacciata per pensiero filosofico, si permette il lusso di parlare di casting?
È proprio vero, all’ipocrisia non c’è mai fine, al centrosinistra calabrese invece sì.

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