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Riforma Cartabia, le novità e i nodi politici

Il testo è atteso in Aula il 23 luglio. Ma le posizioni restano distanti soprattutto sulle prescrizioni. 916 i subemendamenti

Pubblicato il: 21/07/2021 – 13:11
Riforma Cartabia, le novità e i nodi politici

ROMA Ridurre del 25% entro i prossimi cinque anni i tempi della durata del processo penale in Italia, abbattendo soprattutto l’imbuto della fase di appello che dura mediamente 850 giorni contro uno standard europeo di 104 giorni. La sfida è portare tutte le 29 corti di Appello a rispettare un limite di due anni, oggi sforato da 10 uffici. Corre su queste cifre e obiettivi “macro” – fissati dal Pnrr cui è subordinato lo stanziamento dei fondi del Recovery plan, circa 191,5 miliardi di euro – la scommessa sulla riforma della giustizia penale della ministra Marta Cartabia approvata dal Cdm lo scorso 8 luglio.
Il provvedimento è atteso in aula il 23 luglio. Ma le posizioni in campo sono diverse e nella maggioranza sul tema c’è tutt’altro che accordo.

La battaglia politica sulla prescrizione

Il tema della prescrizione è sicuramente il punto più divisivo tra le forze della maggioranza. Le nuove norme, infatti, smonterebbero la riforma Bonafede del 2019 che aveva congelato la prescrizione. Si prevede che durante il primo grado decorra regolarmente, mentre in Appello ci sono due anni per celebrare il processo, un anno per il giudizio di Cassazione. Se il timing non viene rispettato il processo si ferma, diventa «improcedibile». Possibile prevedere l’allungamento dei tempi di un ulteriore anno in appello, e di altri sei mesi in Cassazione. Dovrebbero anche essere fatti salvi i diritti delle vittime dei reati di proseguire la causa per il risarcimento dei danni davanti al giudice civile, anche nel caso di processi “fermati” dalla nuova tempistica.
Aspetti più difficile da far digerire ai Cinquestelle e per la loro base elettorale che punta forte sull’onda della “lotta all’impunità”.

Le criticità rilevate dai magistrati

Ma anche i magistrati segnalano criticità sulla riforma in materia di prescrizione. E non solo. Secondo l’Associazione nazionale magistrati, sono 150mila i processi che in appello finirebbero nella “tagliola” per il contingentamento dei tempi. Sul tema ha mosso più di qualche perplessità sia il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho sia il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri. Secondo Cafiero de Raho, la riforma della prescrizione «mina la sicurezza del Paese»,  con la norma sulla improcedibilità che «scatta se il processo in appello non si conclude in 2 anni e in Cassazione in uno, indipendentemente dalla gravità dei reati per i quali si procede». E senza risorse aggiuntive per gli uffici giudiziari, con «tempi così brevi per l’appello», si prospettano «conseguenze molto gravi nel contrasto alle mafie, al terrorismo e alle altre illegalità».
Sulla stessa linea Gratteri che denuncia «con l’improcedibilità prevista dalla riforma Cartabia il 50 per cento dei processi, considerata la gran mole dei reati di mafia e maxi processo che celebriamo, saranno dichiarati improcedibili in appello». Gratteri ha spiegato in commissione Giustizia, nel corso della sua audizione, che «se insistiamo non è per un fatto personale, perché i giudici lavoreranno molto meno e non ci sarà ansia di correre per la legge Pinto. È solo un fatto di sicurezza e credibilità dello Stato». «In termini concreti – ha evidenziato – le conseguenze saranno la diminuzione del livello di sicurezza per la nazione, visto che certamente ancor di più conviene delinquere». 

Resta l’imprescrittibilità per i reati puniti con l’ergastolo

Secondo quanto previsto dal testo licenziato dal Consiglio dei ministri alcuni reati resteranno comunque imprescrittibili. Si tratta di quelli puniti con la pena dell’ergastolo. Ma anche su questo sistema non c’è accordo, visto che sulla corruzione c’è una posizione chiara del M5s. E se non ci sarà un passo in avanti per allungare la tempistica per questo reato non si raggiungerà una mediazione con i pentastellati. Però un eventuale allungamento scontenterebbe Lega, Fi e Iv.

L’istituto della “messa alla prova”

Sfoltire, drasticamente, i fascicoli penali. Con ampia apertura alle sanzioni alternative, in base allo studio elaborato dalla commissione presieduta dall’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi. Avanti tutta con l’istituto della “messa alla prova” che contempla la possibilità per l’indagato – per reati fino a 6 anni di reclusione – di chiedere subito al giudice nella fase delle indagini preliminari di essere impiegato in lavori socialmente utili non retribuiti. Il processo viene sospeso e, se l’indagato svolge correttamente il lavoro, arriva il proscioglimento per prescrizione. Si pensa di allargare questa “chance” a molti reati di scarso allarme sociale. Si punta sui riti alternativi come i patteggiamenti. Ampliamento della giustizia ‘pecuniaria’: convertibili in ‘multe’ le condanne fino a 12 mesi.

Meno carcere e meno ricorso in Appello

 Per condanne fino ai 4 anni di reclusione, il giudice può decidere per gli arresti domiciliari oppure per la semilibertà con rientro serale in cella, secondo la valutazione che viene fatta dell’imputato, che potrà comunque ottenere il lavoro esterno. Le valutazioni saranno fatte caso per caso, senza automatismi.
Introdotta inoltre la inappellabilità per alcuni reati minori, l’inammissibilità degli appelli privi di specifiche motivazioni e viene ampliata la non punibilità per fatti di lieve entità.

Novità sull’ordinamento penitenziario

In tema di ordinamento penitenziario si prevedono novità importanti. Un impegno che ha preso la ministra Cartabia dopo la visita del 14 luglio a Santa Maria Capua Vetere, luogo del pestaggio dei detenuti avvenuto il 6 aprile 2020. Una vicenda sulla quale oggi la stessa ha risposto alla Camera. Secondo l’impianto del ministro, presto sono previste nuove assunzioni per la polizia penitenziaria e la costruzione di 8 nuovi padiglioni con i fondi comunitari. Più formazione per il personale aiuterà a far sì che la pena sia finalizzata al recupero sociale del detenuto come prevede la Costituzione e non sia fine a se stessa. Mai più violenze.

Il piano di assunzioni

Nell’impianto complessivo della riforma Cartabia ci sono novità anche per quanto riguarda le assunzioni nei Palazzi di Giustizia italiani. Questo perché lo staff del magistrato è l’arma  per velocizzare del 25% il processo penale e del 40% quello civile. Il Pnrr ha stanziato 2,3 miliardi di euro per l’assunzione a tempo determinato nei prossimi 5 anni di 21.910 persone, pari ai due terzi dell’attuale organico degli ausiliari dei magistrati oggi in servizio. Si tratta di 5.410 unità di personale tecnico-amministrativo e di 16.500 laureati in Giurisprudenza, Economia e Scienze Politiche.

Dai gruppi parlamentari 916 subemendamenti 

Sono 916 i subemendamenti presentati dai gruppi parlamentari in Commissione Giustizia della Camera ai 24 emendamenti del governo sul processo penale. Questi subemendamenti non includono quelli sulla prescrizione (articolo 14 del ddl Bonafede) in quanto il termine per i subemendamenti è scaduto ieri (mercoledì) alle 18. A quanto si apprende la maggior parte delle proposte arriva dal Movimento Cinque Stelle.

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