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Riforma della giustizia, Draghi chiede l’autorizzazione a porre la fiducia. «Nessuno vuole impunità»

Il premier dopo il Consiglio dei Ministri: «Emendamenti solo di carattere tecnico, ma no a stravolgimenti dell’impianto». Cartabia: «Durata dei processi grave problema in Italia»

Pubblicato il: 22/07/2021 – 21:21
Riforma della giustizia, Draghi chiede l’autorizzazione a porre la fiducia. «Nessuno vuole impunità»

ROMA «Oggi abbiamo fatto un passaggio abbastanza rapido in Consiglio dei Ministri per ciò che riguarda la giustizia. La presenza della ministra Cartabia è un impegno a tenervi informati sempre in tema di cambiamenti sulla giustizia». Lo dice il premier Mario Draghi in conferenza stampa dopo il CdM.
Sulla riforma della giustizia «ho chiesto l’autorizzazione a porre la fiducia. C’è stato un testo approvato all’unanimità in Cdm e questo è un punto di partenza, siamo aperti a miglioramenti di carattere tecnico, si tratterà di tornare in Consiglio dei Ministri» ha aggiunto Draghi precisand che «il ministro Cartabia è molto disponibile».
«La richiesta di autorizzazione di fiducia è dovuta al fatto di voler porre un punto fermo. – ha sottolineato il premier – C’è tutta la buona volontà ad accogliere emendamenti che siano di carattere tecnico e non stravolgano l’impianto della riforma e siano condivisi. Non mi riferirei solo agli emendamenti di una parte, perché ci sono anche altre parti».
«Nessuno vuole sacche di impunità, bene processi rapidi e tutti i colpevoli puniti, è bene mettere in chiaro da che parte stiamo. Il testo della riforma della giustizia – ha proseguito Draghi – è stato approvato dal CdM poi faremo di tutto per arrivare ad un testo condiviso.
«Chiedere la fiducia può avere delle conseguenze diverse prima del semestre bianco o durante il semestre bianco, ma la diversità è molto sopravvalutata. Chiederla cinque o sei giorni prima è come chiederla durante – ha detto Draghi – perché i tempi per organizzare una consultazione elettorale non ci sarebbero comunque. Una riforma come quella della giustizia deve essere condivisa ma non è giusto minacciare un evento, la consultazione elettorale, se non la sia approva».

Cartabia: «Durata dei processi problema grave in Italia»

La ministra Marta Cartabia in conferenza stampa ha sottolineato che il tema affrontato dalla riforma della giustizia è «difficile ma ineludibile, il problema della durata dei processi è grave in Italia». La ricerca di un «punto di mediazione». «Non è una novità di oggi, non inizia dopo il Consiglio dei Ministri di oggi ma è il tratto metodologico con cui abbiamo affrontato un tema che sapevamo essere difficile, per trovare una composizione di punti di vista molto diversi». La riforma della giustizia non risponde solo alla richiesta delle «condizioni del Pnrr», che chiede «di ridurre del 25% i processi penali» ma secondo il ministro è legata a «alle esigenze dei cittadini. La ragionevole durata del processo evita la prescrizione. La ragionevole durata del processo è una garanzia dei diritti».
Intanto dal Csm arriva una prima bocciatura della norma sulla improcedibilità contenuta nella riforma della prescrizione approvata dal governo. La Sesta Commissione ha approvato a larga maggioranza, con 4 voti a favore e 2 astensioni, un parere nettamente contrario. «Riteniamo negativo l’impatto della norma», dice il presidente della Commissione Fulvio Gigliotti (5S), perchè comporta «l’impossibilità di chiudere un gran numero di processi». Non solo: secondo la Commissione «la disciplina non si coordina con alcuni principi dell’ordinamento come l’obbligatorietà dell’azione penale e la ragionevole durata del processo».
Il problema centrale è il termine di due anni entro il quale va celebrato il processo di appello, oltre il quale scatta la tagliola della improcedibilità: «Non è sostenibile in termini fattuali in una serie di realtà territoriali, dove il dato medio è ben superiore ai 2 anni, ed arriva sino a 4-5 anni», spiega Gigliotti. Il che significa che con la nuova norma «si impedisce la trattazione di un gran numero di processo».
Restano anche i problemi di sistema, perché la nuova disciplina mal si concilierebbe anche con un altro principio dell’ordinamento: quello della ragionevolezza.
Il parere dovrebbe essere discusso dal plenum la prossima settimana, forse mercoledì prossimo.

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