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La riflessione

«La politica assunta in Calabria a dimensione personale»

In Calabria la singolarità della politica, quasi fosse una questione privata, può anche assumere dimensioni e comportamenti discutibili e non lineari. Può accadere che talune decisioni denuncino u…

Pubblicato il: 26/07/2021 – 8:51
di Franco Scrima*
«La politica assunta in Calabria a dimensione personale»

In Calabria la singolarità della politica, quasi fosse una questione privata, può anche assumere dimensioni e comportamenti discutibili e non lineari. Può accadere che talune decisioni denuncino una sorta di iperlessia del pensiero, simile al disturbo evolutivo della parola. O anche che un cittadino (uno qualunque) possa ritenere di poter presiedere la Regione senza essere stato eletto, possibilità prevista dalle norme è dunque legale. Un caso che in Calabria ha anche un nome e un cognome. Il “miracolato” è Antonino Spirlì, detto “Nino”, che l’ex presidente del Consiglio regionale, Domenico Tallini invita a confrontarsi elettoralmente senza più godere dei privilegi per “grazia ricevuta”.
Certamente, per un presidente regionale regolarmente eletto l’autorevolezza acquisisce le premesse indispensabili per rilanciare il ruolo dell’Ente e rendere il governo stabile ed efficace. Diversamente si potranno accentuare gli effetti distorsivi del sistema proporzionale, a tutto vantaggio di squilibri tra maggioranza ed opposizione. Non è mai sufficientemente considerato che la stabilità dei governi regionali e le loro leadership possano costituire, a prescindere, premessa per il rilancio delle istituzioni.  
Appare quanto meno singolare che un presidente non eletto possa essere l’ago della bilancia tra maggioranza e opposizione. Soprattutto in Calabria dove c’è bisogno di un capo dell’Esecutivo forte, espressione della maggioranza popolare.
Nulla di personale nei confronti di chicchessia; si chiami Spirlì o in qualsiasi altro modo. La considerazione è figlia solo dal senso di rispetto che si dovrebbe avere verso la Calabria e i calabresi. Ciò pur sapendo che le leggi dello Stato consentono la nomina anche al di fuori degli eletti.
Nulla, a suo tempo, lasciava ipotizzare che Nino Spirlì, uomo dolce ma un po’ istrione, potesse diventare presidente della Calabria. (Ritengo personalmente impropria, anche per ragioni ideologiche, la definizione di “governatore” così tanto invece, amata dagli interessati). Così come nulla lasciava presagire che Jole Santelli all’improvviso finisse con l’abbandonare questa terra per intraprendere quel lungo viaggio dal quale non si ritorna.
Spirlì si è trovato, all’improvviso, a cambiare stanza e accomodarsi su quella poltrona che fino a pochi giorni prima aveva guardato, ammirando Jole Santelli. Lui, personaggio di Taurianova, autore e scrittore, non avrebbe mai pensato di assurgere alla presidenza della Calabria. E c’è da pensare che non se lo augurasse neanche lui sapendo quale fosse il peso da sopportare.
Chi conosce Antonio Spirlì lo descrive come persona intelligente, distante da un certo modo di intendere la politica, soprattutto quella diversa dai suoi ideali. Ne fa fede una sua dichiarazione resa in una intervista nella quale, discettando sul ruolo di Mussolini, avrebbe detto che al: «Duce andava riconosciuto di essere stato fautore di una rivoluzione sociale per la trasformazione delle relazioni e delle interazioni quotidiane».
Secondo la fede fascista, Mussolini ebbe ad attuare la rottura dell’esistente, compresa la democrazia. E avviò l’Italia verso il totalitarismo!
Una considerazione giudicata massimalista dal Presidente di una organizzazione democratica. Dovendo fare una scelta, non è da escludere che Spirlì abbia pensato di accattivarsi la simpatia di quel mondo di destra rappresentato dagli eredi del “Carroccio” che si sono legati a doppia mandata con Victor Mihaly Orban, meglio noto come l’uomo delle contraddizioni. Forse non tutti sanno che se è diventato Primo ministro ungherese lo deve ad un signore, (George Soros) che lo ha mantenuto agli studi a Oxford. Orban, divenuto “padrone” dell’Ungheria, punto di riferimento per i “sovranisti”, ha fatto varare la “legge anti Soros” per non accogliere i migranti, facendola precedere da una campagna antisemita contro il suo stesso benefattore solo perché di origini ebraiche.
Certo non sono le parole a fare la differenza. Anche in politica contano i fatti. Ed essi sanciscono che, nonostante i tentativi, i calabresi dimostrano di possedere nel loro “dna” l’antidoto per un passato che considerano remoto, consegnato ormai alla storia. Purtroppo non viene ritenuta sufficiente l’importanza delle differenze ideologiche; il che fa compiere, in taluni casi, anche atti di incomunicabilità.
Ciò sta a dimostrare come la politica possa essere ritenuta da alcuni più un ripiego che un mezzo. Di fronte a tanta disinvoltura e pur immaginando che altrove si possono avere comportamenti persino più discutibili, ci viene di solidarizzare con chi ci rammenta quanto poveri di cultura politica possono essere taluni modi di esprimersi così da farli avvicinare molto al totalitarismo che è l’insieme deprimente della conoscenza della storia che induce al pessimismo e al cinismo.
Anche nei sistemi che si dicono “liberi” il rischio di soffocare la libertà di agire è possibile attraverso i comportamenti. La politica è convivenza dentro la quale ci si organizza. Pensare o ritenere di poter essere indispensabili è l’errore più grave che si possa commettere. Forse è persino l’antitesi della politica, il cui fine non può che essere il bene comune!
*giornalista

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