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Oltre 5 milioni in meno all’anno, il Comune di Catanzaro fa causa allo Stato

Abramo illustra l’effetto negativo del federalismo fiscale sul capoluogo. E sul Pnrr sollecita la Regione a coinvolgere gli enti locali

Pubblicato il: 06/08/2021 – 15:01
Oltre 5 milioni in meno all’anno, il Comune di Catanzaro fa causa allo Stato

CATANZARO «La non corretta applicazione del federalismo fiscale ha portato meno risorse statali nelle casse dell’amministrazione comunale». Il sindaco Sergio Abramo passa dalla diffida alla denuncia annunciando che il Comune capoluogo di regione farà causa allo Stato L’annuncio di Abramo è arrivato nel corso della presentazione di un’indagine relativa agli effetti della riforma del 2001, indagine che il sindaco ha commissionato alla fondazione “Openpolis” e che è stata realizzata sulla base di dati ministeriali.

«Solo nel 2021 arrivati 4 milioni in meno»

Un po’ di dati per inquadrare la situazione:; secondo l’indagine 12,6 milioni è la riduzione dei fabbisogni standard dal 2017 al 2021 per il Comune di Catanzaro, e nel solo 2021, a fronte di un fabbisogno di 11,4 milioni, il municipio del capoluogo calabrese ne ha ricevuti meno di 4. E ancora – prosegue l’indagine “Openpolis” –  «i Comuni con fabbisogno standard e capacità fiscale limitati e in calo, come nel caso di Catanzaro, riceveranno negli anni sempre meno risorse. Questo ha già provocato minori trasferimenti per più di 5 milioni di euro (e la situazione non potrà che peggiorare con riduzioni maggiori per i prossimi anni)».

«Portiamo lo Stato in giudizio»

«La relazione annuale della Corte dei Conti – esordisce Abramo – ha evidenziato chiaramente la disparità tra i Comuni del Centro Nord e i Comuni del Centro Sud, poi abbiamo raccolto tutti i dati relativi ai mancati trasferimenti in questo studio per la città di Catanzaro. Si superano anche i 10 milioni di euro all’anno di mancate entrate da parte dello Stato: una cifra enorme per una città come Catanzaro. Abbiamo già fatto diffida al governo – presidenza del Consiglio dei ministri e Mef – e quindi allo Stato, ora faremo causa allo Stato per questi mancati trasferimenti, perché non si raggiungono i Lep, i livelli minimi essenziali. Noi andremo avanti, anche a costo di arrivare davanti alla Corte costituzionale e alla Corte europea, perché non è giusto che la Calabria e il Sud restino ancora obiettivo 1. Speriamo di poter collaborare anche con gli altri Comuni: mi hanno chiamato Cosenza, Vibo, Crotone, vogliono stare al fianco di Catanzaro per fare una battaglia insieme. Catanzaro è già promotore di una grande class action degli enti locali del sud contro il Governo. Ora – aggiunge il sindaco Abramo – faremo i nostri passaggi dal punto di vista legale, sicuramente faremo degli incontri con i vari ministeri. Devo specificare che i dati che presentiamo oggi sono certificati dal Sose, quindi certificati dal ministero dell’Economia: non sono dati che abbiamo interpretato a modo nostro, li abbiamo fatti certificare dal Sose, e questo è ancora peggio perché è lo stesso governo che certifica che sta dando meno soldi ai Comuni del Sud».

La platea della conferenza del sindaco Abramo

«Il federalismo fiscale non è servito»

A illustrare nel dettaglio l’indagine è stato Vincenzo Smaldore, responsabile Editortiale di “Openpolis”. «Noi abbiamo analizzato i fabbisogni standard, che è il meccanismo tecnico in base al quale la riforma del federalismo fiscale definisce le risorse statali che ogni anno vengono date ai Comuni. Uno degli obiettivi era quello di portare più risorse sui territori, ma questo obiettivo non è stato raggiunto: anzi, se noi avessimo continuato a ad avere i meccanismi precedenti, si può calcolare che il Comune di Catanzaro solo negli ultimi 4 anni avrebbe preso oltre 5 milioni in più. Quindi, la riforma del federalismo fiscale ha un impatto negativo su questo territorio. La Costituzione – ricorda Smaldore – definisce che lo Stato ha l’obbligo di garantire a tutti i Comuni i livelli essenziali delle prestazioni, ma questo purtroppo non è mai avvenuto: noi abbiamo calcolato che per una città di Catanzaro poter garantire quel tipo di servizi sono necessari almeno 15 milioni in più, per cui senza queste risorse, senza la possibilità di poter attivare i servizi, è inevitabile che la qualità della vita decada e addirittura abbiamo un problema di cittadinanza negata perché i fabbisogno standard impattano su tutti gli aspetti essenziali della vita di tutti i giorni».

«Iniziativa monito anche per la Regione Calabria»

Abramo ha inoltre ampliato il suo sguardo: «Questa nostra iniziativa dev’essere anche un monito per la Regione Calabria, perché lo stesso accade per la Regione Calabria. La Ragioneria generale dello Stato lo scorso anno ha indicato chiaramente i soldi distribuiti per la sanità per ogni cittadino italiano;: la media è 1.920 euro, noi ne percepiamo 1.760, la differenza è quasi 200 euro pro-capite, il che significa, per una regione, come la nostra 400 milioni di euro. Ricordo che la Calabria è commissariata per uno sforamento del bilancio di 300 milioni, e di questi 200 milioni 140 li pagano i calabresi con l’addizionale Irpef, 60 lo Stato. Se la Calabria riuscisse ad avere quello che ha la Lombardia, la nostra sanità – osserva il sindaco di Catanzaro – avrebbe 400 milioni in più: con 200 quindi pareggeremmo il bilancio, gli altri 200 li potremmo investire. Questa differenza non è giusta».

«Sul Pnrr bisogna coinvolgere gli enti locali»

In futuro si confida molto sul Pnrr, e anche qui Abramo esprime il suo punto di vista, non mancando di lanciare un messaggio alla Regione. «Il Pnrr è l’unico strumento che porterà vantaggio al Mezzogiorno. Draghi ha fatto un ottimo lavoro, perché il 40%, che può arrivare anche al 52-53%, è una cifra enorme, se si considera che l’Italia centrale ha avuto molto di meno, ma anche il Nord in proporzione, rispetto al numero degli abitanti, ha avuto meno rispetto al Sud. Ma il problema è un altro: se riusciremo a spenderli a spenderli beni. Nei giorni scorsi la Regione Calabria ha illustrato un dato, per la prima volta siamo riusciti a spendere i fondi europei e avremo una premialità di 82 milioni: ma la mia domanda è quel miliardo di euro cosa ha prodotto in termini occupazionali. Perché dimostrare all’Europa che abbiamo speso ma quella spesa poi non ha portato niente a livello di sviluppo non è una cosa bella. Infatti – rileva il sindaco di Catanzaro – due giorni fa ci siamo incontrati con Anci e Upi e abbiamo chiesto alla Regione Calabria che, quando si tratterà di ripartire i fondi del Pnrr, vogliamo partecipare al tavolo di concertazione e capire come verrà spesa tutta la cifra. Perché se loro credono che andremo a firmare documenti per spezzettare ancora una volta i fondi europei noi non ci stiamo. Come si fa a fare sviluppo se ancora abbiamo i rifiuti per strada o manca l’acqua in buona parte della Calabria? Noi questa volta ci giochiamo una partita importante. Abbiamo un’opportunità e questa volta non si devono guardare i colori politici né la simpatia o l’antipatia che può suscitare il sindaco di Catanzaro. Abbiamo una grande partita per i nostri figli e i nostri nipoti e dobbiamo giocarla bene, dobbiamo giocarla bene, stavolta dobbiamo farlo con delle regole ben precise, che è quella della programmazione in collaborazione con gli enti locali. Altrimenti – conclude Abramo – la Calabria non ne uscirà». Alla presentazione dell’indagine hanno partecipato, intervenendo, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, la deputata Maria Tripodi, i consiglieri regionali Domenico Tallini, Filippo Pietropaolo e Libero Notarangelo. Sono intervenuti con un collegamento on line anche la sindaca di Vibo Valentia Maria Limardo e il direttore del Quotidiano del Sud Roberto Napoletano. Erano presenti consiglieri e assessori comunali. (a. c.)

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