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In fuga dopo aver ucciso la ex nel Catanese, estese le ricerche in Calabria

Dopo aver attuato il suo piano omicida a giugno, il 38enne Antonio Sciuto potrebbe essersi allontanato dalla Sicilia a bordo di un mezzo non suo

Pubblicato il: 23/08/2021 – 13:31
In fuga dopo aver ucciso la ex nel Catanese, estese le ricerche in Calabria

CATANIA Una missione di morte. Un piano omicida che non ha dato scampo a Vanessa Zappalà, 26 anni, uccisa ad Aci Trezza, frazione di Aci Castello, nel Catanese, la scorsa notte. Ricercato l’ex fidanzato, Antonino Sciuto, 38 anni, che ha esploso contro la giovane diversi colpi di pistola, uno dei quali l’ha centrata alla testa. Lei è di Trecastagni. Lui di San Giovanni La Punta, dove vendeva automobili. Era stato più volte denunciato per stalking a causa degli atteggiamenti violenti e la morbosa gelosia, e a giugno era stato arrestato, salvo poi tornare libero, con a carico un divieto di avvicinamento. L’agguato è scattato intorno alle tre, nel lungomare, vicino al porticciolo: la giovane era in compagnia di amici quando sono iniziati gli spari; un proiettile l’ha colpita alla testa: un altro ha ferito di striscio alla schiena un’amica medicata dai medici del 118 sul posto. Sono stati gli amici della vittima a indicare ai militari dell’Arma l’omicida e da quel momento è iniziata la caccia all’uomo. Spiega il colonnello Piercarmine Sica, comandante Reparto operativo del comando provinciale carabinieri, che il 38enne a giugno era stato arrestato, su disposizione della procura di Catania, dai carabinieri di Trecastagni, dopo che la giovane vittima lo aveva denunciato. Gli erano stati contestati, in quella circostanza, i reati di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori. Era stato poi sottoposto ai domiciliari e successivamente il gip lo aveva liberato, imponendogli il divieto di avvicinamento. Così, proseguono le ricerche. Foto segnaletiche sono state diffuse dai carabinieri per trovare Antonino Sciuto: una con la barba, una senza. Sono decine i posti di blocco nei paesi della cintura dell’Etna: quelli limitrofi di Tremestieri e San Giovanni La Punta. I militari dalla scorsa notte, senza sosta, hanno compiuto decine di perquisizioni nelle abitazioni dei parenti più stretti e degli amici dell’uomo accusato di omicidio. Sono stati attivati tutti i controlli tramite le celle dei telefoni cellulari per capire quale spostamento abbia compiuto l’uomo dopo avere sparato nella borgata marinara. Le ricerche nella tarda mattinata sono state estese anche in Calabria, c’è il sospetto che Sciuto, utilizzando un’automobile non sua, abbia deciso di allontanarsi dalla Sicilia. «L’uccisione di Vanessa Zappalà è una sconfitta dello Stato, come tutti i casi di femminicidio annunciato. È Inaccettabile che non funzionino le misure di protezione, dopo una denuncia deve essere un imperativo categorico per tutti proteggere la donna», afferma la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione d’inchiesta del Senato sul Femminicidio e la violenza di genere. «L’inefficacia delle misure di protezione – prosegue Valente – impedisce di interrompere la spirale di violenza e rende anche difficile chiedere poi alle donne di denunciare. Rafforziamo quindi tutte le misure: dall’uso del braccialetto elettronico alla possibilità di arresto in flagranza per chi viola misure di protezione (una norma appena approvata alla Camera per emendamento alla riforma del Processo penale), ma anche il fermo per chi non è colto in flagranza, che vogliamo introdurre».

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