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il pericolo

La crescita dei “reati spia” e il preludio al femminicidio

In Calabria, da gennaio, sono state uccise tre donne. Resta costante il numero di crimini che spesso anticipano un’azione omicidiaria

Pubblicato il: 25/08/2021 – 11:52
di Fabio Benincasa
La crescita dei “reati spia” e il preludio al femminicidio

COSENZA In Calabria, da gennaio 2021 ad oggi, sono state uccise tre donne, due per mano di partner o ex compagni. In Italia, gli omicidi sono in netta diminuzione (nel 2020 sono stati 268, -13,5% rispetto al 2019) così come è in calo la percentuale di femminicidi: nel 2020 sono stati 79, nel 2021 invece 69. Tuttavia, ad attirare l’attenzione è la crescita dei “reati spia” e cioè tutti quei crimini preludio di una possibile azione omicidiaria: dagli stupri, alle minacce, dai ricatti economici alle violenze psicologiche tutte azioni intraprese da uomini desiderosi di tenere sotto scacco le proprie mogli, fidanzate e conviventi. L’emergenza è nei numeri: nel primo semestre del 2021 i reati spia sono stati 19.128 con un’incidenza di vittime di genere femminile pari al 79%.

I nuovi reati

Il Parlamento recentemente ha approvato, con numerose modifiche, il disegno di legge del Governo volto a inasprire la repressione penale della violenza domestica e di genere e ad introdurre ulteriori disposizioni di tutela delle vittime. In particolare, per quanto riguarda il diritto penale, la legge 19 luglio 2019 introduce nel codice quattro nuovi delitti: il delitto di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, punito con la reclusione da 8 a 14 anni. Quando dalla commissione di tale delitto consegua l’omicidio si prevede la pena dell’ergastolo. La riforma inserisce, inoltre, questo nuovo delitto nel catalogo dei reati intenzionali violenti che danno diritto all’indennizzo da parte dello Stato. Un’altra novità riguarda il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate (il Revenge porn) punito con la reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro; la pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta al fine di recare nocumento agli interessati. La fattispecie è aggravata se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva, anche cessata, o con l’impiego di strumenti informatici. Altro delitto introdotto riguarda la costrizione o induzione al matrimonio, punito con la reclusione da 1 a 5 anni. La fattispecie è aggravata quando il reato è commesso in danno di minori e si procede anche quando il fatto è commesso all’estero da, o in danno, di un cittadino italiano o di uno straniero residente in Italia. E infine, il delitto di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Le difficoltà nel denunciare

Ai dati annunciati e allarmanti, occorre aggiungere il numero sicuramente elevato ma imprecisato di donne che desistono da qualsiasi proposito di denuncia, scegliendo il silenzio e abbandonandosi ad una spiacevole sensazione di impotenza. In questo senso, diventa fondamentale il supporto delle forze dell’ordine che da sempre sono in campo per sensibilizzare le vittime di stalking e violenze di ogni genere a denunciare i propri aguzzini. Così come importante è il ruolo dei centri antiviolenza e di tutte le associazioni che garantiscono sostegno e aiuto alle donne in difficoltà, vittime di abusi, molestie e che vivono con la costante paura di essere uccise. 

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